La sopravvivenza è uno degli istinti primari dell’uomo e, nell’immaginario fantascientifico, questo istinto sembra stuzzicare la libido più della lotta contro qualsivoglia avversità. Abbiamo lottato angeli caduti, demoni incazzosi, animali molesti e guerrafondai privi di coscienza civile, arrivando spesso a scontrarci con quelle creature antropomorfe che il manuale del giocatore 3.5 definisce zombie.

Queste creature, rappresentate nei vari media nelle maniere più disparate, hanno come caratteristica principale quella di essere implacabili quanto inesorabili, e sono spesso usate come cartina tornasole per misurare la nostra capacità di sopravvivenza.

In questa favola che non inizia con il canonico “c’era una volta”, l’epilogo finale, data la natura stessa degli zombie, non è mai la salvezza, ma solo la scoperta di quanti morsi la nostra pelle è stata in grado di reggere.

State of Decay 2, con i suoi se ed i suoi ma, fa riferimento proprio a questa ultima parte del discorso. E ve lo posso assicurare, considerati i denti marci che mi sono ritrovato ficcati in un polpaccio!

SOPRAVVIVENZA AD OGNI COSTO

Lo scenario è abbastanza classico: l’infezione zombie si è propagata per tutto il mondo e l’umanità è minacciata dal più classico dei cliché. I morti viventi sono tra noi e sopravvivere è diventata la parola più in voga cercata su tutti i motori di ricerca (Google Trend impazzirebbe).

In State of Decay 2 saremo responsabili di una piccola comunità, la cui dimensione dipende dalla nostra capacità di accogliere altri sopravvissuti nel nostro modesto rifugio.

La chiesetta sarebbe stata più utile contro i vampiri…

Indipendentemente dalla grandezza della comunità, i bisogni basilari da soddisfare sono sempre gli stessi: servono medicine, cibo, materiali da costruzione, armi e carburanti e ogni elemento di questa riffa di materie prime non serve solo alla sopravvivenza, ma anche a permettere alla nostra comunità di crescere migliorando gli edifici del nostro rifugio.

Infatti, attirando sempre più gente con differenti abilità, sarà possibile nel tempo costruire edifici particolari che possono fornire cibo extra, o magari armi per respingere qualsiasi minaccia fuori da casa nostra.

Come potete ben capire State of Decay 2 mischia gli elementi del survival game con elementi gestionali, senza disdegnare la componente GDR, rappresentata dallo sviluppo di abilità preziose dedicate a ognuno dei membri della nostra comunità.

SEMPLICITA’ AL SERVIZIO DELLA SOPRAVVIVENZA

Uno dei punti di forza di State of Decay 2 è la semplicità dell’interfaccia.

A differenza di tanti giochi gestionali, capire quello che succede nel survival game di Microsoft è veramente semplice: se qualcuno nella nostra base è infelice, basta aprire il menù relativo alla comunità e avremo un resoconto di quello che influenza negativamente il morale del nostro sopravvissuto.

Alla stessa maniera anche la gestione della base fa riferimento a delle regole semplici, tant’è che tutte le informazioni necessarie a gestirla sono sempre ben individuabili.

Attenzione però che tutto questo non significa che State of Decay 2 sia un gioco facile ed immediato ma quello che cerco di dirvi è che la curva di apprendimento è più “accomodante” rispetto ad altri titoli, proprio grazie all’immediatezza dei comandi e dell’interfaccia di gioco.

Si passa dai momenti di calma di questo tipo…

Grazie alle schermate user-friendly, il giocatore riesce ad acclimatarsi naturalmente alle peripezie proposte dal gioco e non ne sente, almeno in senso letterale, il peso sulle spalle.

Non ci sono scelte morali, non c’è un finale buono o cattivo, ci sono solo piccole missioni che scrivono il background di alcuni personaggi della nostra comunità. Il loro completamento ci aiuta a ottenere preziosi punti influenza, una valuta indispensabile per acquistare oggetti in gioco e comprare nuovi rifugi o avamposti.

Per esperienza posso dire che non esiste una soluzione univoca ai problemi che il gioco ci pone, ma le scelte vanno ponderate sempre pensando con cura ai vantaggi e svantaggi di ogni nostra azione, che richiede spesso una sana dose di cinismo.

Anche il combattimento segue la linea della semplicità, senza però disdegnare una certa dose di “realismo”, legato più che altro al feedback dei colpi ragionato sulla tipologia di arma utilizzata, che può essere contundente o da taglio. Con il tempo avremo accesso a nuove mosse migliorando le abilità in dotazione, fattore che ci permetterà di gestire in maniera ancora più efficiente i combattimenti contro zombie sempre più ostici.

…a momenti non proprio calmi come questo.

E’ presente anche una componente multiplayer online in State of Decay 2.

In pratica ci viene concessa la possibilità di visitare, o far visitare, le nostre partite fino a 3 amici contemporaneamente, fattore che in qualche modo diversifica l’esplorazione aggiungendo quel pizzico di divertimento in più. Purtroppo questa modalità non permette grosse interazioni ai giocatori ospitati, se non altro perché il loro ruolo è legato meramente a una collaborazione proattiva e non alla costruzione, magari, di una propria comunità.

Allo stesso modo è impossibile fare del PvP e molto probabilmente la scelta è stata dettata anche dalla necessità di evitare il fenomeno di griefing (una delle piaghe di Minecraft).

Onestamente, però, mi sarebbe piaciuto poter entrare in qualche partita per giocare la carta del criminale alla Negan di Walking Dead!

Riponente la mazza, non potrete andare a sfasciare nulla nelle basi avversarie.

BENE MA NON BENISSIMO

Devo dire che l’inizio di State of Decay 2 è stato abbastanza entusiasmante, ma dopo le prime ore di gioco si iniziano a notare le crepe del sistema messo in piedi per l’occasione. Se nelle prime battute la paura dell’infestazione sembra reale e incombente, con il passare del tempo finisce però per diventare un mero ronzio di sottofondo, gestibile tra l’altro con relativa facilità.

Non essendoci inoltre una vera e propria storia principale da seguire, ogni partita non regala concettualmente un vero e proprio senso di progressione, tant’è che spesso si percepisce soltanto la sensazione di trasportare oggetti dal punto A al punto B.

Tolto il problema di storytelling, che può essere anche lievemente bypassato sotto qualche punto di vista, il vero pugno in un occhio si presenta sotto forma di un comparto grafico ricco di bug, che sulla console di casa Microsoft emergono con fenomeni di clipping, incastri spiacevoli e texture poco curate.

Ma il tutto sembra una barzelletta di fronte al bug che appesta l’obiettivo finale del gioco. Ad un certo punto vi sarà richiesto di creare una nuova comunità, potendo usufruire dei bonus raccolti fino a quel momento. Il problema che le missioni che servono per completare questo obiettivo non compaiono se non esiliando il nostro leader (ed anche miglior personaggio) e promovuendone un altro (unica soluzione a cui gli utenti sono giunti per sbloccare la situazione).


Pip boy indifferente

PRO: riuscire a fornire un’interfaccia per la gestione della base e del combattimento così user-friendly è sicuramente un aspetto da lodar. Inoltre, soprattutto nelle battute iniziali, l’incombenza della minaccia zombie è ben tangibile e spinge il nostro spirito di sopravvivenza a farci dare il massimo.

CONTRO: State of Decay 2 è un titolo che si può riassumere “vorrei, ma non posso”. Tanta potenzialità non sfruttata fino in fondo, con alcuni problem tecnici non irrilevanti. Da Microsoft Studios ci si aspetta un prodotto di tutt’altro livello e profondità.

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Spazia in tutti i campi dell'universo nerd: videogiochi, comics, manga, serie tv, board game, GDR senza tralasciare una vera e propria ossessione per il calcio (e il fantacalcio) e altri sport in maniera minore. Cosplayer a tempo perso, talvolta si ricorda anche di lavorare e molto più raramente di dormire.

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