Finalmente, sfruttando un fine settimana dedicato al nerdismo più totale (in cui non mi sono nemmeno fatto mancare una capatina in fiera), sono finalmente riuscito a vedere Deadpool 2.

Partiamo da una semplice premessa: Può un film avere una sceneggiatura traballante (per stessa ammissione del protagonista!) e risultare, comunque, piacevole e divertente da guardare? La risposta è ovviamente sì, se il film in questione è Deadpool 2.

Il Mercenario Chiacchierone è tornato al cinema, pronto per affrontare una delle prove più dure per un film del genere: mantenere alte le aspettative dopo il successo inatteso del primo capitolo.

PER FARE UN FILM GRANDE SERVE UN GRANDE MARKETING

(Poteva mancare una citazione occulta, anni ’80 puri, dentro un articolo che parla di Deadpool? Assolutamente no!)

I mesi antecedenti all’uscita del film sono stati probabilmente i più impegnativi per la produzione alle spalle del film. Come visto in diverse occasioni divertentissime, siamo stati letteralmente bombardati da una campagna marketing dalle sfaccettature geniali (ancor più del primo capitolo) che sono riuscite poco a poco ad alzare drasticamente l’asticella dell’hype verso livelli over 9000.

Certo, se un paio di settimane prima non ci fosse stato Avengers: Infinity War (qui la nostra), la scimmia per Deadpool 2 mi avrebbe costretto a compiere follie assurde, tipo comprarmi l’ennesima immancabile collana di fumetti edita dal Corriere dello Sport (ci sono cascato già una volta, ma gli editori non provano pietà per le nostre deboli menti).

Cali di libido a parte, assecondati da fiere in cui ho indossato sandali ortopedici di dubbio gusto (scusate gli occhi chiusi), come si comporta l’ultimo cinecomic diretto da David Leitch sulla sponda della 20th Century Fox?

Ryan Reynolds, che penso ormai si sia fritto il cervello e ha iniziato a pensare e vivere come Wade Wilson, è riuscito a compiere l’impossibile: fornirci un film più “brutto” del primo, ma allo stesso tempo più “bello”.

So che siete confusi, lo sono anche io, ma è sempre colpa di quello vestito in rosso: quando c’è lui di mezzo, è impossibile aspettarsi qualcosa di normale.

Dicevamo del più brutto: gli sceneggiatori, che probabilmente sono stati pagati in Chimichanga avariati, tra cui lo stesso Reynolds, hanno realizzato un film oggettivamente meno esaltante del primo, ma più ci penso e più credo che la scelta sia stata volontaria.

La sensazione onnipresente durante la visione di Deadpool 2 è riassumibile in quel brivido che ti corre lungo la schiena sussurrandoti “lo hai già visto, ma questa volta è più in grande” (e sappiamo quanto piace esagerare a Deadpool).

Deadpool Tomba

Deadpool ci ha chiesto di mantenere un silenzio tombale per quanto riguarda gli spoiler, per questo lo mettiamo sotto apposita tendina!

Deadpool 2: esagerare non è mai abbastanza

Per far capire meglio il concetto, chiunque ha visto il primo capitolo di Deadpool ha ben in mente la scena di combattimento nella macchina iniziale, dove tra piroette e colpi folli il Mercenario Chiacchierone si presenta al pubblico con tutto il suo incontrollabile estro.

Nel film odierno la scena di combattimento madre, o per lo meno quella che mi è rimasta più impressa, avviene all’interno di un camion speciale per il trasporto detenuti. La location resta quindi simile a quella vista nel primo film, solo molto più grande ed elaborata. Inoltre non abbiamo dei semplici minion a fare da sparring partner, ma bensì il corpulento Josh Brolin/Thanos/Cable insieme a una guest star che non voglio rivelare neanche sotto spoiler.

Questo ciak, insieme a molti altri presenti nella pellicola, restano comunque finalizzati per dare spazio e libertà totale ad una sola persona: il solo e unico Deadpool.

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La presenza scenica del supereroe interpretato da Ryan Reynolds è immensa, anche se bisogna capire ormai dove finisce Reynolds e inizia Deadpool, considerando come si comporta l’attore anche sui social media legati alla sua persona (e non al personaggio).

Anche se non sono da buttare le interpretazioni di Josh Brolin nei panni di Cable e di Zazie Beetz in quelli di una super sexy Domino (che riesce nel difficilissimo compito di non far rimpiangere la poca presenza sullo schermo di quel gran pezzo di figliola che è Morena Baccarin), questo secondo capitolo è ancora più Deadpoolcentrico rispetto al primo, cosa che personalmente non mi dispiace per niente.

La fortuna di Domino è TREMENDAMENTE cinematografica

Il sequel risulta quindi riuscitissimo nella resa finale, grazie anche ad alcuni camei e citazioni veramente spettacolari, ma c’è una domanda che resta il nostro chiodo fisso. Una domanda che ci spinge fino alla fine di questo articolo, che tu conosci come la conoscevo io: che cos’è Matrix?

Sbagliato film. Dicevo: la formula utilizzata per questo sequel può continuare ad avere successo anche per un eventuale Deadpool 3?

Ne dubito, e se lo chiedono a Reynolds o agli sceneggiatori stessi, dichiareranno (come è successo) di doversi prendere una pausa prima di vedere se rimettersi al lavoro o meno.

“MASSIMO SFORZO”

La frase iconica di Deadpool può essere tradotta così: spara tutte le cartucce che si hanno in mente, non ti curare di un terzo capitolo da produrre, regala quante più risate e momenti di intrattenimento possibili e mena il tuo colpo più duro.

In questo Deadpool 2 non fallisce neanche per un istante nel suo compito, risultando una delle action comedy più divertenti (di certo non è un classico film di supereroi) degli ultimi tempi.

E poi, diciamoci la verità, delle scene post-credit così belle se le sognano anche nel Marvel Cinematic Universe.


Deadpool ha ucciso il nostro Pip-Boy per dare il suo assenso!

PRO: Deadpool 2 è dannatamente divertente e un appassionato può solo morire nel cercare di cogliere tutte le citazioni e i camei presenti nel film. Inoltre, le scene post credit sono tra le più belle mai viste in un cinecomic.

CONTRO: tutto puzza di già visto, ma come ho già spiegato nell’articolo, il tutto è finalizzato per dare spazio alla follia dilagante di Deadpool. Per questa volta è andata bene, ma dovranno inventarsi qualcosa di nuovo se vogliono creare un terzo capitolo di successo.

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Spazia in tutti i campi dell'universo nerd: videogiochi, comics, manga, serie tv, board game, GDR senza tralasciare una vera e propria ossessione per il calcio (e il fantacalcio) e altri sport in maniera minore. Cosplayer a tempo perso, talvolta si ricorda anche di lavorare e molto più raramente di dormire.

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