Era il 2013 quando il ragazzino vivace Max, dopo aver digitato su Google la fatidica domanda “come faccio a far scomparire mio fratello?”, venne catapultato insieme a suo fratello Felix in un mondo misterioso e fantastico. Al tempo il gioco uscì come esclusiva Microsoft, spostandosi successivamente verso il resto delle piattaforme disponibili. La console portatile di casa Nintendo poteva esimersi, con le sue caratteristiche portatili e touch, dall’ospitarlo nel suo catalogo?

 

UNA GRANDE AVVENTURA CI ASPETTA

Dopo aver cercato di rimediare al danno, sin da subito, il piccolo Max viene aiutato da una gentile vecchietta che gli fornisce il potere di interagire con il mondo di gioco, sfruttando le potenzialità di un incredibile pennarello magico.

Per chi non lo avesse giocato al tempo, come me, tutto si traduce allegramente in un’avventura platform bidimensionale, condita da una serie di enigmi da risolvere interagendo con l’ambiente circostante. Come accennato poc’anzi, il nostro alter-ego sfrutta il proprio pennarello magico per trasformare alcuni elementi naturali, magari innalzando delle colonne di terra, oppure spostando dei corsi d’acqua per creare degli scivoli e così via.

Il potere del pennarello a nostra disposizione cresce con l’avanzare dei livelli, ed è interessante sottolineare come la struttura del gioco sembra essere costruita apposta per incentivare la presenza di enigmi ambientali, lasciando quasi da parte la più naturale abilità di saltare da una piattaforma all’altra, magari nel frattempo neutralizzando qualche nemico.

A differenza delle altre console, dove il gioco veniva “semplicemente” fruito mediante il gamepad del caso, oggi Switch ci permette di fare molto di più. Grazie alle potenzialità dello schermo touch, noi giocatori abbiamo la possibilità di utilizzare il pennarello con il semplice tocco delle nostre dita.

L’occasione è sicuramente interessante, ma almeno nel mio caso mi sono trovato lievemente in difficoltà nell’utilizzare questa feature extra, forse perché troppo abituato ad un utilizzo più “tradizionale” del gamepad. È per questo motivo che non mi sento di inserire questa caratteristica nei difetti, perché ad esempio mio figlio ne ha giovato ottenendo un feedback positivo e certamente fuori dagli schemi più tipici.

Per finire l’avventura occorrono una decina di ore, comprensive della ricerca dedicata ai collezionabili presenti nel gioco. Oltre infatti al semplice conseguimento del salvataggio, Max può anche cercare molti oggetti nascosti, come i pezzi di amuleto, staccando nel mentre i numerosi occhi di Moustacho dispersi per i livelli di gioco.

NON TI ARRABBIARE

L’aspetto che mi è piaciuto di più del gioco è che si presenta con una veste trial and error per nulla frustrante. L’analisi del mondo di gioco, soprattutto nelle fasi dove il ritmo diventa più incalzante, avviene naturalmente e senza grossi impedimenti, visto che sfrutta una grossa quantità di checkpoint.

Il giocatore di qualsiasi età si trova quindi di fronte a un’avventura dove morire è un opzione, o almeno, dove la morte non diventa un impedimento che prevede necessariamente il game over. In questo modo tutto si vive con tranquillità, coadiuvato persino da caricamenti rapidi, e il look nostalgico (questo per me, ovviamente) permette di godersi i piacevoli scorci dello scenario con una grafica che non brilla, ma comunque cerca di fare il suo lavoro.

Max: The Curse of Brotherhood è infatti un titolo classico molto cartonato, che nel caso di Nintendo Switch propone un comparto tecnico duale: inserendo la console nella dock station possiamo goderci il gioco a tutto schermo, con una risoluzione forse più bassa di quanto visto sulle altre piattaforme, mentre in modalità portatile tutto scorre serenamente, senza alcun tipo di cali di framerate o altro.

Trattandosi di un porting puro, tranne che per la traduzione ludica del touch, questo titolo si inserisce gradevolmente tra le offerte della console, dando quindi la possibilità a chi non lo abbia giocato di goderselo sotto una veste più interattiva. Il prezzo inoltre aiuta, visto che è possibile accaparrarselo con appena 15€!

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Pipboy OkPRO: Max: The Curse of Brotherhood è un gioco che fa il suo lavoro, grazie a un ritmo gradevole che incarna la bellezza dei platform bidimensionali conditi da enigmi

CONTRO: Forse l’unico neo viene messo in risalto dal comparto tecnico, magari non all’altezza delle potenzialità di Nintendo Switch

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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