Una premessa è doverosa: non avevo idea che Lost in Space fosse il remake di una serie televisiva andata in onda negli anni ’60.

Certo, potrei dire che in quel periodo non ero neanche nei pensieri dei miei familiari, potrei nascondermi dietro la mia scarsa preparazione sui cult degli anni che furono, ma suppongo che all’atto pratico sia stato un bene che io non ne sapessi nulla.

Il perché è semplice. Se non hai un metro di paragone, analizzi il prodotto praticamente per quello che è, senza cadere nella solita sentenza che decreta una cosa meglio di un’altra. Ma che cos’è Lost in Space?

Lost in Space anni 60Come detto poc’anzi, parliamo di uno show televisivo creato dalla mente di Irwin Allen verso la fine degli anni ’60, dove una famiglia veniva mandata nello spazio seguendo un progetto di colonizzazione dovuto alla sovrappopolazione della Terra. Il sistema designato di Alpha Centauri avrebbe dovuto accogliere una nuova colonia terrestre, ma la crociera spaziale da sogno si trasforma ben presto in un incubo, per via delle macchinazioni dell’agente governativo Zachary Smith.

C’era anche un robot alieno che, visto da vicino, sembra essere il progenitore sputato di Birillo de “La Posta di Sonia”.

Teorie del complotto a parte, Lost in Space venne prodotto per la bellezza di 84 episodi, dando poi vita a un remake cinematografico nel 1998 (si, questo l’ho visto) con Gary Oldman, William Hurt e … Matt LeBlanc.

Evitando di sentenziare sulle qualità del film, le sperimentazioni nei confronti dell’idea originale non sembrano essersi chiusi lì, tant’è che oggi è Netflix stessa a riscriverne il plot con la firma di Matt Sazama e Burk Sharpless, raccontando ancora una volta le (dis)avventure della famiglia Robinson.

PERSI NELLO SPAZIO (TERZA PARTE)

La Terra è ormai ridotta a un colabrodo, complice il surriscaldamento globale che ha degradato l’aria a punteggi di tolleranza tendenti allo zero. Il governo ha deciso quindi di lavorare su un progetto spaziale segreto, selezionando una piccola cerchia di famiglie che rispondano a determinati standard fisici e mentali, con lo scopo di inviarli nello spazio per colonizzare un nuovo pianeta.

Partito per Alpha Centauri, l’equipaggio della Resolute è costretto a fare i conti con un guasto grave che, loro malgrado, finisce per dirottarli facendoli poi atterrare su un pianeta misterioso. Un atterraggio alla Harrison Ford, per essere precisi, perché la navicella finisce per schiantarsi letteralmente su un ghiacciaio compromettendo anche lo stato di salute di alcuni membri dell’equipaggio.

Lost in Space atterraggio

Lo show televisivo sembra fatto apposta per la visione in famiglia, tant’è che il nucleo protagonista rispecchia in tutto e per tutto la famiglia “tipo” dei giorni nostri: John (Toby Stephens) è il padre assente per il troppo lavoro e viene spesso condizionato dalla sua formazione militare, Maureen (Molly Parker) è la tipica madre indipendente che cresce i tre figli Judy (Taylor Russell) Penny (Mina Sundwall) e Will (Maxwell Jenkins).

Al posto di un cane randagio c’è un robot assassino ipertecnologico, o almeno, lo è fino al momento in cui incontra il più piccolo dei protagonisti. Senza raccontarvi troppo della storia, la famiglia Robinson si troverà costretta ad affrontare le condizioni avverse del pianeta sconosciuto, facendo anche i conti con gli altri sopravvissuti della Resolute, ognuno pronto a cercare di ottenere qualcosa per il proprio tornaconto personale.

Tra questi spunta la figura femminile della dottoressa Smith (Parker Posey), figura enigmatica che non è quella che dice di essere, mentre il meccanico Don West (Ignacio Serricchio) cerca di essere la nota comica anche quando ogni cosa sembra andare storta.

Se la scrittura può non sembrare ispirata per originalità, ogni personaggio trova una propria collocazione sin dai primi episodi, ottenendo persino qualche elemento di caratterizzazione più per mezzo di brevi flashback, posizionati dagli autori al fine di spiegare allo spettatore dettagli di quanto accaduto in passato.

Grazie a questa formula la narrazione non risulta quasi mai noiosa, motivo che rende la storia fruibile anche a un pubblico più ampio. Non ci sono dilemmi morali di spessore, non ci sono vere e proprie scene violente gratuite e il linguaggio mantiene sempre un tono pacato, regalandoci quello che potrebbe essere un piacevole show di stampo fantascientifico da godersi in famiglia.

Lost in Space Famiglia

FANTASCIENZA A PORTATA DI TUTTI

La sua apertura nei confronti di un pubblico così ampio nega alla serie una propria identità originale, motivo che sicuramente farà storcere il naso a qualcuno. Alcuni elementi della trama si perdono con il passare degli episodi, altri invece finiscono per essere banalizzati e non si avverte, nel complesso, una cura per i dettagli.

Come primo esempio mi viene il robot, forse troppo legato a degli schemi comunicativi blandi che ne impediscono una maggiore caratterizzazione, ma anche la dottoressa Smith non brilla per complessità e le sue “macchinazioni” sono piuttosto prevedibili.

Insomma, Lost in Space è un prodotto che ha qualcosa da raccontare. Un prodotto che segue un progetto concepito negli anni ’60, contestualizzato a oggi con i pro e contro di questa generazione. Niente di trascendentale, quindi, ma comunque un piccolo inizio di qualcosa che –quasi- sicuramente avrà un seguito nei prossimi anni.


Pip boy indifferentePRO: Alla fine dei conti il nuovo show televisivo di stampo sci-fi si lascia guardare con tranquillità, invogliando persino un pubblico più giovane a godersi una bella scampagnata nello spazio.
CONTRO: A tratti perde mordente per via di una scrittura piuttosto blanda

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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