Mito contro realtà. Ogni leggenda viene tramandata nelle linee della storia attingendo a un fondo di verità.

Una cartina al tornasole in grado di regalarci un’interpretazione, a tratti fantasiosa o spesso strampalata, dove il narratore attinge alle informazioni non solo dalla vicenda che ha udito (o vissuto), ma anche da tutto quel bagaglio di avvenimenti derivati dalla propria esperienza.

Tantissime produzioni, sia in ambito videoludico che cinematografico, sono frutto di questa regola. Attingono a un brand, a un racconto, a un gioco o a un film precedentemente girato, tentando però di metterci qualcosa di proprio che possa farle apparire diverse e originali, ma comunque al passo coi tempi. O contestualizzate, se preferite.

Il caso Tomb Raider rispecchia un po’ questo incipit, tant’è che il norvegese Roar Uthaug (dalla regia mi dicono famoso per The Wave, dovrò recuperare) ha infatti preferito attingere al reboot videoludico della nota saga (2013, Square Enix e Crystal Dynamics) per riproporre sul grande schermo una Lara Croft diversa dall’immaginario collettivo che l’ha resa famosa dagli ’90 a oggi.

Dico diversa perché, al netto degli anni passati e dei giochi pubblicati per il brand, esiste ancora gente che va in giro richiedendo a gran voce le curve da urlo del personaggio. Non c’è niente di male, sia chiaro, ma è stato buffo ascoltare le innumerevoli critiche alla Vikander per il suo corpo troppo snello e poco formoso.

 

QUELLA CROCE DOVREBBE STARE IN UN MUSEO!

Anche se il dovere dell’archeologo è quello di condividere le proprie scoperte con l’umanità, spesso alcuni di loro si sono trovati nella scomoda posizione di dover serbare il segreto su alcune rivelazioni che avrebbero potuto cambiare il mondo. Il caso di oggi è un po’ come quello del Santo Graal di ieri.

Richard Croft (Dominic West) è scomparso in circostanze ancora da definire e Lara (Alicia Vikander), sua figlia, cerca la propria indipendenza lontano dalle ricchezze di famiglia. Solo quando sembra accettare che il padre non si rifarà più vivo, tra le eredità lasciategli dal padre spunta una scatola “enigma” che accende in lei una nuova speranza.

Tutti gli indizi puntano al “Mare del Diavolo”, un tratto di mare al largo delle coste giapponesi che sembra nascondere la tomba della famosa regina Himiko, che le leggende descrivono come una strega in grado di attingere a numerosi poteri. Mito e realtà continuano quindi il loro intreccio, servendo alla protagonista un motivo in più per scoprire se il padre è ancora vivo da qualche parte.

Peccato che ad attenderla sull’isola ci saranno un piccolo esercito, l’Ordine Trinity, capitanato dall’archeologo Mathias Vogel (Walton Goggins) che si svelerà essere il villain di questa storia. Alternando momenti action a momenti di dialogo più riflessivi, Tomb Raider sviscera la storia tra alti e bassi, condendo il tutto con espliciti richiami non solo al videogioco, che vi consiglio di giocare, ma anche a produzioni dello stesso genere.

“Ma tanto hai bruciato tutte le mie ricerche, non troveranno mai la porta”

“Questo potrebbe essere un problema in effetti…”

Un minimo riferimento, almeno con il cuore, va sempre a loro due nel bene e nel male!

Qualcuno mi ha insegnato che non sempre la X indica il punto dove scavare, ma in questo caso il tesoro di questa produzione è rappresentato dalla Vikander stessa, che ha fatto un lavoro a dir poco egregio con il personaggio da lei interpretato. Lara non è ancora la donna che conosciamo bene tutti noi, ma è ancora la ragazza che non ha capito il suo posto nel mondo e ce lo dimostrano tutti questi accorgimenti che ne hanno determinato la crescita in questo film.

Il distacco dalla figura paterna, il dover affrontare la morte a viso aperto o dover addirittura uccidere qualcuno, anche se per necessità sia chiaro, sono tutti sentimenti che vengono espressi prontamente dall’attrice svedese, che ancora una volta si conferma pronta a reggere gli occhi della cinepresa fissi su di lei.

Non si può dire lo stesso per i coprotagonisti, come Lu Ren (Daniel Wu) o lo stesso Richard Croft, che appaiono più come macchiette fini a sé stesse, che cozzano con una narrazione claudicante e caotica. Si avverte infatti la sensazione che molti elementi della trama non trovino il loro giusto collocamento, come se facessero parte di spezzoni interrotti bruscamente durante il racconto.

Simpatica l’idea di inserire una piccola fase di enigmi all’interno della tomba, ma anche in quel caso ci siamo trovati di fronte a piccoli slanci che potevano essere meglio sviscerati, anche solo per rendere più interessante la parte di racconto/trappole/esci vivo da lì.

Insomma, Lara Croft è ringiovanita in meglio. Ha cancellato quella scorza dura che ci ha consegnato Core Design quando ancora non esistevano i dispositivi rumble sui joypad, rimpiazzandola con i connotati di una ragazza che si affaccia al mondo con una nuova coscienza.

Lara Croft alle prese con la scatola “Enigma”. Da piccole scatole derivano grandi rotture di scatole!

 

Bella, coraggiosa e sufficientemente carismatica, la nuova Lara Croft abbandona un corpo da urlo sapendo di poterci regalare uno spettacolo diverso da quello a cui siamo stati abituati fino a oggi. Personalmente questo Tomb Raider è un buon inizio, godibile da qualsiasi platea a patto che non si vogliano fare i soliti paragoni del caso.

In fondo, come dicevo all’inizio, il mito si scontra spesso con la realtà, ma non è detto che la loro convivenza sullo stesso piano debba essere per forza impossibile.

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Pipboy OkPRO: Tomb Raider è un film che si lascia guardare con piacere (a volte sembra di vedere quasi il videogioco, che per alcuni può essere un bonus) e Alicia Vikander è una credibilissima giovane Lara Croft.

CONTRO: Quello che manca in Tomb Raider è la caratterizzazione dei personaggi ad esclusione di Lara. Si poteva e si doveva far meglio, soprattutto per quanto riguarda il villain.

About Author

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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