Serie tv e fantascienza. Un binomio che vive dai tempi in cui gli show televisivi non erano neanche lontanamente fruibili tramite l’etere. Potevi solo guardarteli su uno schermo a tubo catodico, possibilmente tirando su il bicchiere in onore dell’unico capitano intergalattico degno di questo ruolo.

Gli anni sono passati, ma l’amore per la fantascienza non è mai svanito. Semmai è maturato, grazie a molteplici esposizioni che hanno saputo interpretare il genere sotto un’ottica diversa, alternativa e spesso distopica. Vedremo mai <<navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione>>?

Arrivato a oggi, con qualche annetto sulle spalle e qualche rimorso per non aver ancora visto Westworld, queste domande continuano a vorticarmi in mente trovando diverse risposte. Pragmatiche, fantascientifiche e a tratti horrorifiche, le risposte sono arrivate con lo stesso inevitabile decorso dell’ascia del boia pronte a farmi/ci perdere la testa, almeno fino alla scoperta del nuovo trip mentale.

Ultimamente la droga è stata Star Trek: Discovery (grazie Beppe), ma l’inizio di febbraio mi ha regalato quello che secondo me è il primo piccolo capolavoro sci-fi dell’anno 2018. Sto parlando di Altered Carbon, nuovo show partorito in casa Netflix che tenta il trapianto della serie di romanzi scritta da Richard K. Morgan.

 

IL FUTURO APPARTIENE ALL’ANIMA

Anno domini 2384. L’umanità ha superato il concetto di mortalità dopo la scoperta della pila, un sistema in grado di immagazzinare la coscienza dell’individuo e permettergli, a piacimento, di trapiantarsi in un altro corpo ridotto al ruolo di mera “custodia”.

Ma anche se l’immortalità è diventata un bene di consumo, esistono però solo pochi che possono davvero permettersela con tutti gli optional. I ricchi del futuro, definiti Mat per la loro vicinanza ideologica al primo immortale del mondo Matusalemme, sono gli unici a poter usufruire di un servizio completo, poiché dispongono di custodie clonate che non mantengono soltanto il loro aspetto fisico, ma ne migliorano anche le prestazioni fisiche e mentali.

Chi non ha i soldi, al contrario, può solo accontentarsi delle custodie in eccedenza. Prodotti rozzi e spesso danneggiati, venduti dal miglior offerente in un mercato nero che sottolinea la natura corrotta dell’animo. Potremmo definirlo il nuovo patto con il diavolo, dove l’uomo è disposto a vendersi, combattere e sacrificarsi per ottenere in cambio una custodia migliore e quindi, forse, una migliore vita nella prossima incarnazione.Altered Carbon

La vera morte si può ottenere soltanto danneggiando la pila e il tema, spesso ricorrente nella serie, ricalca i dogmi filosofici più conosciuti riguardanti il concetto di anima e immortalità. Se un uomo vive per sempre è in grado di mantenere una moralità? Può restare integro, senza lasciarsi corrompere?

Il dibattito morale vortica pericolosamente intorno alla religiosità, tant’è che spesso nella serie troviamo parallelismi interessanti, dove emergono forti dubbi esistenziali. Per esempio: una vittima di omicidio merita di ritornare in vita, anche se il volere di Dio indicherebbe il contrario?

In questo panorama diviso viene risvegliato il protagonista della vicenda, tale Takeshi Kovacs (Joel Kinnaman), uno SPEDI che ha dormito per 250 anni e ora viene assunto da un Mat per scoprire le cause della sua morte. Quello che sembra essere il suicidio di Laurens Bancroft (James Purefoy) nasconde in realtà pericolosi retroscena, che condurranno piacevolmente lo spettatore e il protagonista non soltanto alla risoluzione del caso, ma anche in quello che può essere un cammino verso una nuova coscienza di sé stessi.

Ogni episodio di Altered Carbon cerca di scandire un concetto seguendo una logica, lasciandosi forse però troppo spesso andare verso dialoghi eccessivamente prolissi. Secondo il mio punto di vista questo è decisamente un pregio, soprattutto in relazione all’argomento e alle mie passioni, ma credo che non tutti potrebbero apprezzarne la lunghezza o il genere d’esposizione.

Altered Carbon inizia come un thriller sci-fi, procede lentamente esponendo i fatti nei primi tre episodi, giocando spesso con i flashback del protagonista in modo da presentare un piacevole spaccato tra passato e presente.

Il passato mostra la vita di Takeshi come SPEDI al servizio di Quellcrist Falconer (Renèe Elise Godsberry), una donna che ha creato un movimento militare con l’intenzione di eliminare le pile, ripristinando quindi la vita com’era prima della loro invenzione. Nel presente, invece, Takeshi viene sistemato nella custodia di un certo Riker, un militare coinvolto in strane macchinazioni che ha un profondo rapporto con Kiristin Ortega (Martha Higareda), una poliziotta che impariamo a conoscere già dal primo episodio della saga.

L’abilità degli sceneggiatori è stata quella di tradurre su nastro gli scritti di Morgan, creando per l’occasione una serie di episodi godibilissimi capaci di trascinare chi guarda, anche presentando contenuti decisamente violenti, forse più di tutti quelli visti sino a oggi su Netflix.

INTELLIGENZA ARTIFICIALE OPPURE UMANA?

Assistere alla messa in onda di un show futuristico fa pensare immediatamente alla presenza di qualche intelligenza artificiale di contorno. Dimenticatevi per un momento Skynet, le IA pronte a fagocitare l’essere umano come l’Architetto di Matrix (lo hanno fatto recentemente in tv, recuperate appena potete), ma pensate piuttosto a un mondo che vive in simbiosi con la tecnologia senza che quest’ultima abbia intenzioni palesemente ostili.

Esistono infatti delle strutture gestite da IA come l’Hotel Corvo, gestito dal carismatico Edgar Allan Poe (Chris Conner), dove il protagonista vive per la maggior parte della serie, scoprendo che alcune unità artificiali conservano una sorta di attaccamento romantico agli ideali del passato. L’umanità sembra quindi fondersi con il codice binario della macchina, regalandoci un piacevole spaccato ideologico in contrapposizione con l’idea più comune che la tecnologia debba spesso ribellarsi al proprio creatore.

Altered Carbon Hotel Corvo

L’atmosfera cyberpunk ci accompagna nel percorso regalandoci piacevolissimi spunti, conditi da scenari ricchi di luci e colorazioni al neon che sembrano strizzare l’occhio al recente Blade Runner 2049.

Bay City è corrotta dallo stesso uomo che lo abita e la sua anima duale mostra la sua doppia faccia grazie ad una rappresentazione quasi dantesca, dove la parte bassa della città tende alle spirali infernali ricche di vicoli bui dove ogni poveretto è alla mercé del più forte, mentre quella alta sembra volersi ricongiungere a un contesto più paradisiaco, con luoghi che volteggiano alti tra le candide nuvole.

L’uomo ha creato questi luoghi ispirandosi all’eterno conflitto tra cielo e terra, ma ha scordato che il nemico più pericoloso è proprio la sua anima.

Altered Carbon, o meglio i romanzi scritti da Morgan, tirano fuori il meglio e il peggio dell’uomo, mischiandolo pericolosamente all’interno di una provetta che ha la stessa potenza esplosiva della nitroglicerina. Anche se i contenuti eccessivi possono far storcere il naso a qualcuno, secondo me questa serie è un must da visionare per tutti gli amanti del genere sci-fi. Il finale chiama a gran voce un seguito, Netflix accontentami quanto prima per cortesia.


pipboy lovePRO: Altered Carbon è stata come un fulmine a ciel sereno, secondo me il miglior fulmine per aprire quest’anno di serie tv nel migliore dei modi.

CONTRO: Potrebbe risultare per certi versi prolissa e troppo “densa”, ma il contenuto in ambito filosofico e morale è così piacevole da ascoltare che faccio fatica anche a definirlo come difetto.

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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