Spuntato a sorpresa sulla piattaforma Netflix dopo lo spot al Super Bowl, The Cloverfield Paradox arriva al terzo capitolo del suo universo cinematografico omonimo, proponendo a tutti gli effetti una sorta di prequel agli eventi narrati nel primo film del 2008, ma in realtà sono stati già annunciati altri due titoli legati alla serie.

Rinfreschiamoci la memoria.  New York viene invasa da un mostro non identificato e sei ragazzi fuggono dal caos creatosi nella Grande Mela, girando nel frattempo un filmato confusionario utile a testimoniare i fatti accaduti sfruttando la tecnica cinematografica del found footage. Passano gli anni, arriviamo al 2016, ed esce nelle sale il sequel 10 Cloverfield Lane, che da monster movie si trasforma in thriller complesso e affascinante, dove due ragazzi vengono segregati in un bunker da un pazzo corpulento pronto a ucciderli al primo segno di ribellione.

I due progetti su carta, ma anche al botteghino, hanno riscosso un discreto successo in termini di incassi e critica al punto che io stesso, che li avevo apprezzati tutti e due al tempo, mi sono sentito pervaso dalla voglia di vedermi questo terzo capitolo con tutte le buone premesse di questo mondo.

Arriviamo a oggi, a portata di click su Netflix. Cloverfield non è più un nome in codice o un indirizzo, ma diventa a tutti gli effetti il titolo di una stazione spaziale che si trova in orbita intorno alla Terra, con l’obiettivo di compiere un esperimento di accelerazione delle particelle utile per risanare la crisi economica globale. Cosa vuoi che vada storto? Sono scienziati, mica celebrities iscritte a MasterChef!

Chiaramente i migliori auspici (incrociare le dita non basta!) non impediscono all’esperimento di fallire ed ecco che l’enorme energia prodotta apre un varco che proietta, letteralmente, l’astronave in una dimensione parallela. Detto così può sembrare la brutta copia di Event Horizon, anzi forse lo è davvero in parte, fatto sta che dall’esperimento in poi la pellicola comincia a intervallare momenti pseudo scientifici a fasi horror da B-movie, sfociando dai cinquanta minuti in poi su lidi difficili da decifrare.

cloverfield paradox

E questo fa dispiacere. Perché se da un lato la scelta di proporre due dimensioni in oscillazione caotica tra di loro, con tanto di effetti indesiderati notevoli almeno all’idea, ti tiene incollato allo schermo con la speranza di vedere qualcosa di stimolante, dall’altro lascia spazio a buchi inspiegabili nella trama, ricalcando la proverbiale ciambella senza buco dove viene tirato in ballo persino qualche momento strappalacrime condito da un finale difficile da descrivere con lucidità. Eppure le idee ci sono, anche se ricavate da progetti diversi tra loro e forse nettamente più riusciti (Alien, Life: Non oltrepassare il limite, Sunshine).

Sembra infatti che qualcosa vada storto non tanto a livello di interpretazione, tuttavia supportata da un cast condito da qualche nome importante (a mio parere bravissimi Chris O’Dowd e Gugu Mbatha-Raw), quanto di sceneggiatura, che sembra interrompere il proprio filo logico lasciandosi trasportare dal nonsense più totale.

Al netto delle ispirazioni che si possono cogliere in diverse scene, come detto poc’anzi, The Cloverfield Paradox si dà la zappa sui piedi nel momento in cui perde la propria identità. Inizia come uno space horror coinvolgente, tirando in ballo possibilità multiple derivanti dalle realtà parallele, ma si spegne sul finale poiché male alimentato.

Il bello di Cloverfield e 10 Cloverfield Lane era che, seppur uniti da un filo conduttore invisibile, riuscivano a modificare il registro di esposizione tirando fuori ottimi spunti di riflessione, soprattutto guardati di fila qualche tempo dopo. La paura nel found footage montato a regola d’arte, dove l’attacco senza quartiere di una creatura aliena sembra decretare la fine dell’umanità per come la conosciamo, si allinea all’oppressione intangibile vissuta nel sequel, creando un contesto lineare dove i protagonisti combattono contro qualcosa potenzialmente imbattibile.

In questo Cloverfield Paradox manca il nemico, o quantomeno, sembra grattare sulla porta come il boogeyman pronto a inghiottirti se provi ad aprirla, ma poi si rivela essere tua nonna che cerca la settimana enigmistica da portarsi al bagno.

Cloverfield Paradox

Certo, poteva andare peggio.

________________________________________________________________________

Angry Pip Boy

PRO: The Cloverfield Paradox parte con tantissimi buoni propositi…

CONTRO: …che vanno a farsi benedire durante lo scorrere del film, con un finale alquanto deludente.

About Author

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

Parlane con Playcorner!