Oxenfree è un gioco sviluppato da Night School Studio, e rilasciato il 15 gennaio 2016. Rientra nel genere delle avventure grafiche di stampo moderno, come Life is Strange e Until Dawn, per intenderci. Come altri indie sviluppati negli ultimi anni questo gioco è riuscito a farsi spazio tra gli altri, arrivando ad essere etichettato come “unarguably the best game of 2016” da John Walker, redattore di Rock, Paper, Shotgun.

“C’È NESSUNO IN LINEA?”

Oxenfree definisce sé stesso come un supernatural teen thriller. Noi impersoneremo Alex, adolescente che decide di passare una nottata su Edwards Island insieme a dei suoi amici – Ren, Nona e Clarissa – ed al suo nuovo fratellastro, Jonas.

Come ogni storia del genere che si rispetti, l’isola si rivelerà infestata.

Alex infatti, usando la sua radio portatile, entrerà in risonanza con uno strano triangolo luminoso trovato esplorando una grotta, dando il via alla vicenda vera e propria.

Presenze strane, deja-vu disturbanti e simili saranno da ora all’ordine del giorno, o meglio della notte.

Il gioco è, come abbiamo già accennato, un’avventura grafica, in 2.5D.

Dovremo girare per l’isola, trovare i nostri amici (che si sono dispersi in seguito all’avvenimento nella grotta), fuggire sani e salvi da Edward Island, punto. Una classica trama da film dell’orrore no?

Durante questa piccola Odissea ci sarà molto d’aiuto la piccola radiolina che Alex ha con sé. Usandola potremmo infatti interagire con queste presenze, scoraggiandole da farci del male o fare del male ai nostri amici.

Potremmo inoltre usarla per sintonizzarci sulle varie stazioni, raccogliendo informazioni sull’isola o, in determinate zone della mappa, captare delle “anomalie”. Queste saranno i collezionabili del gioco, delle stazioni radio particolari che si potranno ricevere solo in quei punti… ma parleremo di loro più tardi.

Particolarità di Oxenfree, rispetto ad altre avventure grafiche, è che il gameplay sarà praticamente ininterrotto. I dialoghi infatti non causeranno una sorta di blocco temporale, come spesso capita, ma saranno portati avanti in tempo reale, mentre cammineremo per le aree.

Ciò rende quindi anche il non rispondere al nostro interlocutore un’opzione disponibile. Esitando nel decidere la risposta causeremo una reazione nella persona che ci sta parlando, un po’ come succede nei giochi Telltale. Sembra un discorso banale, ma, personalmente, non ho visto spesso questa opzione in giochi del genere.

Non volendo scendere più in dettagli che potrebbero rovinare la trama o l’esperienza, in grosso modo vi ho presentato il cuore pulsante del gioco.

Purtroppo possiamo dire che i difetti sono quelli che hanno i titoli dello stesso genere: gameplay sotto un certo punto di vista lento e “legnoso” ed il fatto che può stancare se la storia non attira.

Ma d’altronde qualcuno mica sceglie un’avventura grafica se aveva il prurito di premere il grilletto su qualche FPS!

CACCIA AL TESORO!

Una curiosità che voglio raccontarvi riguardo a Oxenfree è l’Alternate Reality Game, una pratica che collega il mondo del videogioco al mondo reale – ad esempio tramite una caccia al tesoro.

Ricordate le anomalie nominate prima? Alcuni giocatori hanno scoperto che, mettendole in ordine si formava un numero di telefono, poi collegato ad un account Twitter. Da qui, grazie allo sforzo collettivo della community, il mistero è stato a poco a poco svelato.

L’avventura si è conclusa a giugno 2016, giorno in cui un piccolo gruppo di giocatori si è recato su un’isola in cui, seguendo indizi dati dagli sviluppatori tramite l’account Twitter, hanno scoperto un piccolo ed unico tesoro. Una piccola scatola di latta di un set antigas, con all’interno un music box e le schede forate di due delle canzoni del gioco, oltre a varie lettere scritte da Alex, la protagonista.

Il “misterioso” tesoro

La vicenda è stata registrata dai giocatori stessi, qui potete trovare il “documentario” fatto da uno di loro (che vi consiglio caldamente di vedere, possibilmente dopo aver concluso il gioco).

Non so voi, ma io personalmente adoro queste cose. Le trovo intriganti, e trovo ancora più fantastico vedere come la gente sia capace di decifrare gli indizi. Numeri di telefono, data mining, decodifica di codici morse e così via. Non importa cosa gli sviluppatori si inventano, le community riescono comunque ad arrivare al tesoro (sulla falsa riga proprio in questi giorni è uscito un video in cui potreste trovare tante cose interessanti su un altro titolo che sta ultimamente spopolando come Doki Doki Literature Club).

AL BARETTO

Oxenfree mi è piaciuto molto, per non parlare della scoperta dell’ARG che però è un discorso a sè. Il gioco mi ha portato ad interessarmi attivamente alla trama, e a fare cose che mai avrei pensato, come scaricare un’applicazione per tradurre i codici morse che si sentono tramite la radio. È stata una cosa secondaria ma che mi ha fatto sentire di nuovo un bimbo.

Altro elemento del gioco che mi è piaciuto riguarda l’opzione di dialogo di non parlare. È il primo gioco che provo pad alla mano che la presenta, e sinceramente in più di un’occasione ho pensato “meglio starmene zitto qui”.

È un’opzione banale ma che in molti giochi in cui i dialoghi sono fondamentali, non è presente – primi esempi che mi saltano alla mente sono Mass Effect e gli ultimi capitoli de The Elder Scrolls.

Elemento poi di puro gusto personale che mi ha fatto entrare in sintonia con il gioco è il fatto che trovo la radio un mezzo affascinante. Non vi è un motivo particolare dietro, ma il fatto che ricoprisse un ruolo centrale nel gioco per me è stato solo positivo.

“LA TRASMISSIONE È FINITA…”

Ammetto che Oxenfree l’ho preso perché regalato, temporaneamente, da Good Old Games (modo in cui sto recuperando molti giochi, esempio: Psychonauts), d’altronde l’antico adagio recita “Se è gratis, faccio anche il bis“.

È un titolo valido, ben strutturato e con una storia che può prendere o meno, dipende dai gusti.

Come le altre avventure grafiche è un gioco che può facilmente stancare, per la sua lentezza, ed è quindi “riservato” a chi non cerca un qualcosa di frenetico ma di abbastanza rilassante. Esistono poi video online di teorie e discussioni sulla trama, come per molti altri titoli con una community appassionata, che possono aiutare chi, finito il titolo, si ritrova ad avere le idee confuse su quanto ha giocato.

Un gioco che vale la pena recuperare, magari durante i vari saldi, e giocare… magari due volte *hint hint*.

Qui Samuele da Playcorner.it e ad un prossimo articolo cari ascoltatori. Passo e chiudo.

 


 

pipboy lovePRO: gioco dalla trama avvincente nonostante un po’ cliché; l’ARG; grafica e musica accattivanti.

CONTRO: il gameplay è molto semplice e limitato; un po’ legnoso nei movimenti.

 

About Author

Videogiocatore nato nel '96, cresciuto nell'era della sesta generazione ma troppo giovane per apprezzarla in profondità. Apprezza questo mondo per molti aspetti, dagli e-sport allo speedrunning. Giocatore di GDR cartacei e amante del magico mondo dell'Internet.

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