È da tempo immemore che la “morte” viene considerato come il viaggio per eccellenza.

Filosofi, autori, registi e cantanti ne hanno interpretato il significato, muovendosi tra le note più disparate con l’unico scopo di dargli un significato. Positivo, negativo o neutro, l’aspetto più importante del tema è che lo si può vedere come il prezzemolo: sta bene un po’ da tutte le parti!

Questa volta è toccato a Lee Unkrich, autore di Toy Story 3 e Monsters & Co., l’arduo compito di dirigere un lungometraggio d’animazione dedicato al tema e devo dirvi che, al netto di tutto ciò che è stato prodotto da Pixar, lo si può tranquillamente posizionare tra le conferme animate uscite nel 2017.

IL RICORDO È LA CHIAVE

Il protagonista del film Coco è Miguel, un ragazzo con un grande sogno nel cassetto: diventare un musicista. Peccato che, al contrario di quanto ci si potrebbe immaginare, la famiglia di Miguel si porta dietro da generazioni un forte trauma del passato, che gli ha fatto bandire totalmente la musica dalla loro vita quotidiana.

“Credo che siamo l’unica famiglia in Messico che odia la musica..” – Miguel

Ma la volontà, insieme all’ardente desiderio di seguire le proprie aspirazioni, portano il giovane a trasgredire le regole impostagli dai familiari e, durante il Dìa de los Muertos, rubando la chitarra al suo defunto idolo Ernesto de la Cruz si trova, subito dopo, inaspettatamente catapultato nel mondo dei morti.

Al contrario da quanto ci si aspetterebbe dopo la lettura di un qualsivoglia libro sull’argomento, l’aldilà messicano è un coloratissimo mondo pieno di musica dove i defunti, un giorno all’anno, possono attraversare un ponte di calendule per ricongiungersi ai propri familiari. Tutto ciò è possibile solo grazie al ricordo, tant’è che i defunti, prima di attraversare il ponte, vengono scannerizzati per scoprire se da qualche parte una loro immagine è stata esposta in loro memoria.

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È qui che facciamo anche la conoscenza di Hector, co-protagonista della storia, ovvero uno scheletro sgangherato che sembra disposto a tutto pur di valicare il confine. Ma tanto ardimento, come scopriremo più avanti, è dovuto al fatto che un defunto, dopo essere stato totalmente dimenticato nel mondo dei vivi, scompare anche in quello dei morti.

Niente panorami apocalittici alla Black Mirror, fortunatamente, quanto piuttosto una sana riflessione che ci mette davanti ai nostri scheletri nell’armadio, rammentandoci come spesso oggi rimaniamo vittima del ritmo serrato della nostra vita quotidiana. Quel tempo rubato viene infatti trasformato in un multitasking aggressivo, dove il mondo digitale diventa complice e boia intenzionato a fagocitare i nostri ricordi, facendoli diventare più mostre da condividere in cerca di approvazione.

Ed è proprio per questo motivo che si apprezza di più Coco, dove il ricordo si fonde alla tradizione popolare con naturalezza e genuinità. Il viaggio di Miguel è plurimo: parte dall’imprevisto e poi, piano piano, si trasforma nella ricerca di una maggiore considerazione di sé e delle proprie aspirazioni, che sfocia nel lieto fine per niente smielato, dove a vincere è il concetto di famiglia unito a quello della tradizione (la cosa da cui Miguel cercava di fuggire all’inizio).

Unkrich e Molina, insieme, riescono quindi nell’impresa di raccontare con Coco, questo “viaggio” con la giusta attenzione per i dettagli. Non una cosa da poco, considerate le vicissitudini che hanno ritardato l’uscita del progetto per anni (vista una sorta di accusa di plagio de Il Libro della Vita di Gutiérrez).

Le scene animate, insieme alla frizzante colonna sonora di Michael Giacchino e alcune canzoni originali, muovono l’incredibile spettacolo sul grande schermo di questo nuovo film della Pixar, confermando la qualità delle produzioni precedenti.

In fondo, per restare in tema, sapere da dove veniamo è il primo passo per immaginare dove si vuole andare e Miguel, tra risate, colori, tenerezza e vitalità, ci dimostra che la trasformazione è già dentro di noi: basta solo trovare la miccia per farla esplodere.


pipboy lovePRO: Coco è un film consigliatissimo da vedere, soprattutto in compagnia della prole. Un film che fa riflettere su più livelli, a mio avviso allo stesso livello di Inside Out.

CONTRO: Francamente faccio difficoltà a trovare dei difetti al film. Anche il doppiaggio italiano, che mi spaventava più di tutti, si è rivelato professionale e azzeccato per i personaggi messi in scena

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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