Ahhhh l’India. Un paese davvero affascinante, ricco di storia e tradizioni, religione e gusto estetico. Ingredienti che annualmente portano milioni di turisti a visitare il paese di Gandhi e Madre Teresa di Calcutta.

Il “dinamico duo” Inka e Markus Brand (già famosi per titoli come Village Exit – The Game) cercando di condensare all’interno di un gioco tutti questi elementi, e quello che ne esce è un ottimo miscuglio tra piazzamento lavoratori, posizionamento tessere e gestione dadi dal nome: Rajas of the Ganges.

Una volta aperta la scatola vi posso tranquillamente dire che gli occhio avranno già ammortizziamo la spesa d’acquisto (comunque non eccessiva, si parla di 45€ circa): dadi in plastica colorati, un tabellone doppia faccia coloratissimo, fustelle belle “ciccione” e  un inlay in plastica per tenere tutto il contenuto perfettamente in ordine. Ma andiamo ad apparecchiare il gioco.

LOTTA AL PRESTIGIO!

In Rajas of the Ganges, da due a quattro Rajah si scontrano per cercare di guadagnare soldi e prestigio; chi riuscirà in questo intento sarà eletto grande e unico Mahraja del Rajastan.

Per raggiungere questo scopo il giocatore dovrà, a turno, piazzare sul coloratissimo tabellone di gioco un proprio lavoratore e svolgere la relativa azione, pagando una quantità specifica di dadi (a volte anche di colori specifici) dati principalmente dall’azione scelta. Potremo andare al mercato per guadagnare soldi, navigare sul Gange, andare alla cava per acquisire nuovi tile utili a far fare punti prestigio e commerciare risore, oppure, entrare nel palazzo e chiedere l’aiuto specifico di un determinato aiutante (pagando ovviamente il dado del relativo valore).

Queste sono, in maniera molto semplificata, le regole che governano il gioco. Un regolamento snello, semplice, che non mi ha creato mai confusione e che permette anche di giocare una versione leggermente più complessa una volta che si è presa confidenza con il gioco base.

 

Fermi tutti, so già cosa state pensando:” ci sono i dadi”, “non sopporto l’alea”, “sono abbonato a lanci di merd*” ecc. ecc.

Esclamazioni che, per vostra fortuna, poco si sposano con quella che è la filosofia che sta alla base di questa valida esperienza di gioco. Nelle oltre dieci partite fatte, non ho infatti mai avuto la sensazione di aver perso per colpa di lanci “sbagliati”, come non ho mai percepito la vittoria di un rivale per colpa di lanci particolarmente fortunati.

Questo è possibile perché, esattamente come in altri giochi che utilizzano in maniera vincente questo meccanismo (I Viaggio di Marco Polo su tutti), il pool di dadi va fatto fruttare e utilizzato gestendolo nel migliore dei modi. La vera paura, fidatevi, non sarà quella di tirare numeri bassi, – questi sono facilmente convertibili grazie alla spesa di punti karma che fanno ribaltare la faccia del dado sul lato opposto (un bell’1? Nessun problema, diventa agilmente un 6!) – ma piuttosto rimanerne a corto. Più dell’utilizzo dei lavorati, i dadi sono il vero cuore del gioco e la loro quantità e gestione sarà fondamentale per guadagnare prestigio e denaro.

Proprio da questi due tracciati che si muovono, uno in senso orario e l’altro in senso anti orario attorno al tabellone, scaturisce la condizione di fine partita; quando un giocatore riesce, per primo, a far toccare i contatori dei due tracciati, si conclude il giro in corso e – se nessun altro fa combaciare i relativi contatori – quel giocatore è dichiarato il vincitore.

Una meccanica che ovviamente ricorda quasi quella di alcuni “race game” ma che viene utilizzata in modo intelligente, permettendo a tutti di gestirla nel migliore dei modi. Ovviamente, come può capitare in giochi che utilizzano questo meccanismo, lasciare ad un giocatore troppo terreno potrebbe significare una rimonta piuttosto ardua e complessa, ma i modi per evitare che questo accada sono tutti presenti sul tabellone e con un po’ di esperienza si imparano.

Nell’arco della mia prova qualche piccola problematica è emersa: alcuni giocatori si sono lamentati per un tabellone che è “tanto bello da vedere, quanto confusionario da capire al primo impatto”; altri hanno trovato comunque un pizzico di fortuna determinate nell’utilizzo di determinate azioni che possono essere fatte prima di altri giocatori. Niente comunque che abbiamo reso le varie partite spiacevoli o poco divertenti. Complice anche una durata che non supera mai l’ora e mezza, il divertimento al tavolo non è mai mancato, anche da coloro che tendono ad amare maggiormente miniature e dadi…di altro tipo.

In definitiva posso tranquillamente affermare che Rajas of the Ganges non si è rivelata solamente una bella sorpresa, ma è anche promosso con ottimi voti.Se amate gli eurogame di livello medio, o siete alla ricerca di gioco con la giusta profondità per serate non particolarmente impegnative in termine di ragionamento, questo titolo portato in Italia da DvGiochi sarà davvero in grado di togliervi svariate soddisfazioni.

Provatelo e fatemi sapere!

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PRO: meccanica ben bilanciata e flusso di gioco estremamente piacevole. L’ambientazione non è determinate ma si lascia intuire.

CONTRO: Tabellone un po’ confusionario. Una piccola percentuale di fortuna è comunque presente.

Come sempre vi ricordiamo che, se volete acquistare Rajas of the Ganges potete farlo su: Quintadimensione.

About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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