C’è questo fatto: a me i musical al cinema piacciono.

Nonostante a molti maschi l’idea di andare al cinema per sentire gente ballare e cantare, provochi orticaria, bruciore, improvvisi malori e una a caso delle piaghe d’Egitto nella sua casa, io ci vado sempre molto volentieri.

Ho amato Mamma Mia (anche se il trailer del seguito mi lascia un po’ freddino) e adorato La La Land, e non andiamo a scomodare mostri sacri che non ce n’è assolutamente bisogno.

Con estremo piacere mi sono quindi diretto al multisala vicino a casa mia per guardare The Greatest Showman, pellicola ispirata a P.T. Barnum ( Hugh Jackman), uno dei primi e più grandi maestri circensi di sempre.

SCALDA GLI OCCHI! NON IL CUORE

Il film diretto dall’esordiente Michael Gracey racconta, come accennato poco fa, la storia di P.T. Barnum un sognatore che ha messo in moto quello che nel 19esimo secolo era a tutti gli effetti uno degli spettacoli più assurdi e spettacolari che il pubblico potesse ammirare.

Il circo era anche il manifesto perfetto della voglia di integrazione da parte di persone costantemente derise e isolate; la voglia di gridare al mondo il concetto che, in fondo, siamo tutti uguali.

Su queste basi e sul personaggio di Jackman viene costruita la sceneggiatura del duo Bicks e Condon, e diciamolo apertamente: non mi ha per nulla convinto.

Di fatto The Greatest Showman ha letteralmente spaccato il due il mio giudizio.

Da una parte troviamo un musical composto da canzoni originali ben riuscite, e completamente originali (segnatevi “This is Me”, la sentiremo agli Oscar al 100%), amalgamate ad una serie di coreografie incredibilmente riuscite e che puntano su un grandissimo effetto “wow”.

Costumi sfarzosi, ottime movimenti degli attori/cantanti grazie ad un casting praticamente perfetto: Zac Efron, Zendaya ma soprattutto una incredibilissima Keala Settle nei panni della donna barbuta.

greatest showman 01

Tutto viene perfettamente orchestrato per riempire gli occhi dello spettatore, ma è quando il film arriva alla vera e propria evoluzione narrativa, che inizia a zoppicare un pochino.

La storia del personaggio di Jackman, e della moglie interpretata da Michelle Williams è di una banalità disarmante, e spesso diluita in scene con pochissimo mordente narrativo.

Un peccato proprio perché, come dicevo in apertura, The Greatest Showman vive due vite parallele: da una parte troviamo coreografie e canzoni in grado di emozionare, dall’altro una storia di una banalità a tratti disarmante. Il personaggio di Barnum merita sicuramente di essere sviscerato con più coraggio, e probabilmente, la mano ancora inesperta del regista, si è fatta sentire, aiutato da una sceneggiatura che purtroppo non l’ha decisamente aiutato in fase di realizzazione.

Si poteva fare qualcosa di più? Sicuramente sì, a partire da un messaggio assolutamente intrigante che poteva essere lavorato in maniera più profonda e meno banale. Rimane comunque il classico prodotto di intrattenimento che sotto le feste, può farvi passare un’ora e mezza senza pensieri.


Pip boy indifferentePRO: buone coreografie e canzoni originali estremamente orecchiabili.

CONTRO: trama fragile e e personaggi con poco spessore.

About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

Parlane con Playcorner!