Cala il sipario sullo spin-off di Life is Strange targato Deck Nine: dopo gli avvenimenti che hanno portato alla disastrosa cena a casa Amber finita la recita teatrale de “La Tempesta”, la trama di Before the Storm chiude con un capitolo modesto -che mette la parola fine a una parentesi narrativa, ormai si può dirlo, molto più intima e semplice rispetto al gioco principale.

La ricetta base di Life is Strange è rispettata fino in fondo a quest’ultimo episodio -un applauso corale a Deck Nine, per essere riuscita a mantenere intatti toni & dettagli: eviterò con cura di perdermi in spoiler, ma gli stilemi della serie (dilemmi morali, figure maschili ambigue, atti avventati che degenerano in situazioni di vero pericolo) ci sono e sono rispettati in pieno fino. Quello che manca a Before the Storm è se mai la sensazione di weird, cestinata fin dagli inizi con la scelta di non introdurre alcun elemento sovrannaturale -lasciando la telecamera puntata sul rapporto fra Chloe e Rachel: la sua nascita, le sue radici, i suoi sviluppi.

Ma ne avevamo già parlato, e chi si aspettasse un qualche tipo di rivelazione, di evento inaspettato, di stranissimo (e stonatissimo) crescendo non potrà che rimanere deluso: Hell is Empty è il punto alla fine dell’ultima frase dell’ultima pagina. La rivelazione shoccante alla fine di Brave New World riguardo alla madre di Rachel diviene il punto focale di questo episodio, in cui la ricerca di Sera si svolge dosando bene adrenalina e angoscia ma forse procedendo troppo piatta e veloce persino per i canoni del filler/antipasto da cui Before the Storm non ha mai voluto discostarsi.

A conti fatti, Before the Storm con questo capitolo conclusivo si conferma più come una vera e propria “esperienza emotiva” che come un gioco di narrazione: lo spazio di tre capitoli è davvero troppo scarno per gestire sia la componente di scelte e conseguenze che per sviscerare una accoppiata di tema & atmosfera. BtS è, semplicemente, la storia del rapporto Rachel e Chloe -senza un messaggio o uno scopo, se non quello di farci tornare di nuovo ad Arcadia Bay.


Pip boy indifferente

PRO: Toccante come non mai; il degno finale di una serie modesta, intima, ed emotiva.

CONTRO: Una finale forse troppo accellerato; alcune altalene e colpi di scena poco credibili.

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Milanese, classe '84 - una generazione a metà fra due mondi, dai pixel agli Oculus Rift, dalla "vergogna" di essere il nerd della classe al piacere di sapere che oggi c'è un videogioco per tutti. Nostalgico degli anni '90, composto al 30% di RPG e al 70% di ricordi (fra cui il prezzo dei primi ATARI e il lancio dello SNES in Europa), vive la sua vita un quarto di d20 alla volta, tentando di scrivere con serietà di un settore fatto di meme, sequel e reboot.

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