Ci ho pensato e ripensato più volte prima di scrivere questo editoriale.

D’altronde esprimere opinioni è una cosa che non mi ha mai spaventato, per il semplicemente motivo che sono sempre stato mosso dalla voglia di confronti che nascono da visioni opposte e differenti dalle mie.

Questo però è un argomento indubbiamente delicato e, proprio per questo motivo, bisogna trattarlo con una certa cura e il doveroso rispetto.

Grazie a quella splendida avventura che si chiama ioGioco, ho avuto modo di conoscere da dietro le quinte e con un focus differente il mondo dei giochi da tavolo; quella che, senza ombra di dubbio, è diventata la mia passione principale.

Un’amore nato per caso, alimentato da amici e conoscenti che mi hanno fatto letteralmente appassionare ad un qualcosa che latitava in termini di comunicazione trasversale, e difficilmente raggiungibile da persone non direttamente collegate ai giocatori stessi.

Anni di gioco, poi la voglia di comunicare con entusiasmo questo incredibile modo ludico attraverso canali non convenzionali. Da questo intento nasce Board Machine su TGM (rivista storica di videogiochi), una rubrica che mi ha regalato grandi soddisfazioni. Nei mesi successivi alle prime pubblicazioni ho letto con piacere le tante mail e i messaggi su Facebook che i lettori mi hanno mandato per ringraziarmi. 

Ho provato questo gioco, e non ne sapevo nulla”, “ma c’è proprio un mondo dietro a questi nuovi giochi da tavolo”, due frasi a caso tra le tante che mi sono state mandate.

Ero felice, sul serio. La gioia di aver fatto vivere a qualcuno quello che io, diversi anni prima, avevo avuto il piacere di provare sulla mia pelle grazie al mio carissimo amico Andrea Crespi (uno degli autori di Pozioni Esplosive, per intenderci); tutto questo mi rendeva orgoglio della mia professione di divulgatore.

È da questi capisaldi che nasce ioGioco, sotto la stessa scuderia di TGM. Dapprima un numero speciale e poi il grande passo: una rivista interamente dedicata ai giochi da tavolo, a tiratura nazionale! Che gioia! Che splendido riconoscimento per un movimento sempre più voglioso di credibilità, identità e totale affermazione.

“Ma quando esce IoGioco?” tra le domande più cercate su Google quest’anno!

Siamo arrivati al numero due, e stiamo lavorando al terzo. Nove mesi in cui mi sono messo di impegno per gestire al meglio l’enorme compito di cui mi sono fatto carico insieme a quello che per me è ormai un fratello, Massimiliano Calimera, e ad una squadra vogliosa e preparata.

Ed è qui che inizia a scricchiolare qualcosa. Mi avvicino di più al mondo dei gruppi di Facebook, voglio tastare ancora più da vicino quel sottobosco di giocatori già consolidati che alimenta da tempo questo mercato in fatto di acquisti e richieste . Il mio intendo è tanto semplice quanto umile: carpire consigli, critiche e richieste per rendere il tutto migliore.

Rimango spiazzato, e a distanza di diversi mesi lo sono ancora.

Non fraintendetemi, ad ogni singola pubblicazione di ioGioco ho chiaramente percepito un entusiasmo per lo più positivo e di supporto; anzi, permettetemi di ringraziarvi di cuore, perché è grazie alle vostre critiche costruttive e ai complimenti che piano piano stiamo crescendo (siamo solo al numero 2!) tutti insieme.

Sono stati tuttavia i commenti legati alle critiche (NON costruttive) a farmi riflettere. Un accanimento inutilmente spietato, a volte persino ai limiti della volgarità, come se questa rivista fosse percepita come una zavorra al posto che un plus per questo settore.

Ci rimugino, penso, cerco di trovare una spiegazione e non la trovo. Allora cerco di vivere il gruppo più da vicino e dopo qualche tempo capisco, capisco che il problema di fondo non è la rivista (anzi mettiamola proprio da parte d’ora in poi).

Gente che deride nuovi arrivati per domande banali; personaggi che si ergono a sommi professori (perché hanno tanti anni nel settore!) decidendo cosa è giusto e cosa no; elementi che sembrano quasi crogiolarsi nell’essere membri di una cosa di nicchia, e che quasi si dispiacciano del fatto che si apra ad un mercato più ampio e ricco (la paura di essere diventati di moda?). 

Si parla spesso di paragoni con altri paesi o altri prodotti di intrattenimento ( videogiochi su tutti) ma prima di fare discorsi più ampi, bisogna partire della basi, migliorando noi stessi, editori compresi, che devono essere consci del ruolo che svolgono e della posizioni che hanno assunto, evitando a tutti i costi quelle “bagarre” da social, che non fanno bene a nessuno.

Siamo in effetti un pò ridicoli quando ci urliamo contro sui social

Non voglio sembrare spocchioso, insegnare il mestiere (me ne guardo bene!) o fare di tutta un’erba un fascio, e tantomeno fare uno spot ad una rivista che avrà il pubblico come unico giudice. 

In questi mesi ho conosciuto anche persone che “tirano la carretta” da anni con passione ed entusiasmo, che mi hanno persino insegnato qualcosa in grado di aiutarmi a comprendere meglio un settore per me “lavorativamente” nuovo. Proprio per questo motivo, e perché ho fiducia nella crescita di questo settore anche da un punto di vista di relazioni umane, voglio lanciare un messaggio a chi leggerà questo editoriale, come augurio per il prossimo anno.

Cerchiamo di essere più umili, di migliorarci in primis come persone che hanno la forza e gli strumenti per poter divulgare questo stupendo universo ludico. Lasciamo da parte l’arroganza, lo scontro – spesso inutile -e proviamo a muoverci compatti nel comunicare una passione che sta diventando sempre più prorompente.  Io ci voglio credere. Possiamo solo guadarci, tutti noi come giocatori e come mercato.

Buon Natale!

About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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