Nel mercato dei videogiochi, come in tutti gli altri media, esistono prodotti di qualità elevata e prodotti di qualità inferiore, o per dirla molto più alla mano belli e brutti.

Tuttavia un gioco ritenuto “brutto”, sia esso per comandi scomodi, grafica orrenda o storia banale, può divertire ed essere ricordato in modo positivo?

La risposta da parte mia è: sì, assolutamente e sono quelli che chiamiamo “Guilty Pleasures

Molteplici sono i titoli “brutti” a cui associo dei ricordi piacevoli e anche molto, molto divertenti. Magari perché legati alla mia infanzia, quando ancora non si hanno competenza e senso critico per scindere un gioco brutto, ma che ci piace, da uno bello; o perché giocati con amici oppure in un particolare periodo della vita.

Questo articolo è quindi del tutto personale. Non si tratta di una recensione o dell’analisi di un videogioco, ma di una lista di alcuni di quei titoli che, nonostante la bassa qualità, hanno un posto speciale nel mio cuore.

1. VIVA PIÑATA

Ed eccoci con il primo titolo dei miei Guilty Pleasures.

Viva Piñata è un gioco sviluppato da Rare e pubblicato da Microsoft Game Studios, disponibile per Xbox 360, Pc e MacOS.

Si tratta di un gioco di simulazione in cui dovremo gestire un giardino: piantare fiori e alberi, attirare animali selvatici e renderli stanziali. La particolarità risiede nel fatto che, come si evince dal titolo, gli animali saranno delle piñatte. Il nostro giardino si troverà infatti a Piñata Island, un’isola su cui vivono e prosperano queste creature, che andranno allevate con lo scopo di essere spedite alle varie feste in giro per il mondo.

Un gioco coloratissimo e molto rilassante, con NPC e negozianti stravaganti e, a volte, molto ambigui. Gli “antagonisti” non saranno da meno: semplici nel design e che danno la classica idea del cattivo. Il gioco è infatti molto diretto nella rappresentazione di “buoni e cattivi”, soprattutto visto quello che è il target del titolo.

Guilty Pleasures

Mi ricordo i pomeriggi spesi a catturare e allevare piñatte, a decorarle e farle salire di valore, a piantare semi e far crescere alberi. Mi ricordo anche che con un mio amico ci scambiavamo consigli e guide su come ottenere certe varianti cromatiche o evoluzioni particolari. Sto rigiocando Viva Piñata: Trouble in Paradise (il secondo titolo della serie) sporadicamente in questo periodo, ed il feeling è proprio quello che mi ricordavo. Relax, colori e piñatte carine, maestose o goffe in ogni loro movimento.

Perché si trova allora su questa lista? Il gioco in effetti non è fatto male. Le meccaniche funzionano, non presenta particolari bug e graficamente utilizza uno stile che adoro, cosa che però può piacere o meno.

Il problema è proprio il suo target. In un’era di giochi frenetici e “da omini” come spara-tutto, sportivi e chi più ne ha più ne metta, Viva Piñata può sembrare fuori luogo. Lo stile che me lo ha impresso la memoria è la sua croce.

2. METIN 2

Chi non ha mai sentito parlare di Metin 2? Quel gioco che tutti hanno provato, e un po’ se ne vergognano. MMORPG sviluppato da WEBZEN Inc. e pubblicato da Gameforge, è uno di quei giochi che incarna la descrizione dei Guilty Pleasures.

Meccanicamente parlando è un MMORPG mediocre. Pochi personaggi, ciascuno con poche abilità e gameplay abbastanza legnoso. Non parliamo della grafica poi. I personaggi sono poligoni piatti con attaccate delle texture: dei manichini con i vestiti incollati sopra in pratica. Rispetto a molti altri MMO poi le quest sono poche e non danno grandi ricompense, costringendo quindi a farmare a ripetizione i nemici per salire di livello, cosa molto ripetitiva.

Guilty Pleasures

La lentezza del gioco in versione vanilla ha però favorito la nascita di molti server privati, alcuni anche molto giocati tutt’oggi. Ed è sui server privati che ho passato molto tempo. I pomeriggi dopo lezione alle superiori ricordo che andavo a casa di mio cugino e ci mettevamo a giocare con due finestre. Uno dei due faceva il mercatino, l’altro invece andava in giro a farmare e a fare scambi con gli altri giocatori. E se non ci si riusciva a vedere si giocava da soli, magari in chiamata, e se ne parlava il giorno dopo con gli altri compagni.

Mi torna ancora in mente ogni tanto la leggendaria musica del villaggio iniziale di Metin 2, a cui associo anche l’irritazione nel non riuscire a trovare quell’ultimo Lupo Blu Alfa Affamato per completare la quest. È stato il primo MMO per molti miei conoscenti e quindi merita di essere ricordato, seppur in parte nell’infamia.

I motivi per cui si trova su questa lista sono già stati elencati all’inizio. Esistono molti altri MMO free-to-play di qualità maggiore (Aion, Tera e Blade and Soul per nominarne alcuni), ma finché ci sono amici con cui giocare anche i peggiori giochi sono oro… e lo vedremo tra poco.

3. TRAVIANS

Se Metin 2 lo conoscono in molti, Travians non lo conosce quasi nessuno. E no, non intendo Travian, il famoso browser game strategico/gestionale. Travians è una costola di questo, in cui anziché gestire un villaggio saremo un paesano, appartenente ad una delle tre popolazioni: galli, romani o teutoni.

Cosa si faceva in questo gioco? Raccogliere risorse, raffinarle, scambiarle per monete, donarle alla propria gilda, arredare la propria casa e combattere nell’arena. Si poteva poi specializzare il proprio personaggio, rendendolo più efficiente a svolgere alcuni compiti (come raccogliere più risorse in meno tempo e così via). Era presente anche una sorta di trama, di cui però non ricordo assolutamente niente. Ricordo che la parte bella del gioco era trovarsi nella casa comune della gilda con altri giocatori e chiacchierare e svolgere attività insieme.

Guilty Pleasures

Oltre a questo aspetto era molto carino il comparto grafico. Semplice e pulito, i personaggi altro non erano che dei piccoli Jpeg che si muovevano su un background statico, che cambiava in base all’area. L’aspetto social poi mi piaceva molto. Tranne un fatto che mi accadde e che tra poco spiegherò.

Purtroppo il progetto è stato chiuso. Sono stato un po’ triste quando l’ho scoperto, ma tuttavia è facile capirne i motivi.

Finisce sulla lista per via proprio di questi suoi limiti tecnici – si sta parlando di un browser game dopotutto – e per il concept di base. Andare in giro a raccogliere il grano, farci la farina, cuocere il pane e donarlo alla gilda infatti può risultare noioso dopo un po’. Un motivo molto più personale è stato poi il fatto che uno dei membri della gilda mi rovinò il finale di un anime che stavo guardando allora… non l’ho ancora perdonato per quello spoiler.

Vi sono altri browser game da me giocati che inserirei nella lista – come Farmerama, ZooMumba e lo stesso Travian –  tuttavia non mi soffermerò su di loro. Scelgo infatti Travians come gioco rappresentativo della categoria, perché è quello a cui sono più legato emotivamente, grazie all’aspetto social del gioco, facendolo entrare di diritto tra i miei personalissimi Guilty Pleasures.

4. FISTFUL OF FRAGS

Questo gioco è l’apoteosi della mia vergogna. Una cosa che va tenuta nascosta, lontana dagli occhi ma vicinissima al cuore. Sviluppato dallo Fistful of Frags Team (ma dai?), si tratta di una mod standalone free to play di Half Life 2, che lo trasforma in un “western first person shooter”.

Half Life 2 trasformato in un gioco con i Bandidos e i Ranger che urlano “Andale!” e bevono whisky per curarsi. Potete già immaginare perché lo inserisco tra i miei Guilty Pleasures.

Guilty Pleasures

Vi saranno varie modalità, dai classici deathmatch, a quelli a squadre, a delle sfide contro la IA. Le armi saranno diverse, divise per rarità, peso e “potenza”. Vi saranno poi armi corpo a corpo come calci, pugni, machete e accette, oltre che gli esplosivi. Varietà anche per le armi da fuoco: carabine, tantissimi revolver e qualche fucile a pompa. Insomma, un western in tutto e per tutto.

L’ho scoperto grazie ad un mio amico, con cui ci ho giocato una trentina di ore. Poche volte mi sono divertito così tanto. Il fatto che le meccaniche siano legnose e la grafica discutibile rendono l’esperienza una cosa esilarante se condivisa.

Non c’è neanche bisogno che descriva perché questo gioco lo ritengo l’esempio di “brutto ma bello”.

Meccaniche criticabili, sia per come concepite (sparando in movimento sarà quasi impossibile colpire gli avversari), che nell’esecuzione. Grafica tutto sommato ok, ma modelli che sembrano manichini. Insomma: un gioco oggettivamente brutto… ed è per questo che lo adoro. Ma d’altronde non è esattamente quello a cui pensiamo quando parliamo di Guilty Pleasures?

TORNANDO ALLA REALTÀ

Ho deciso di variare un po’ con questo articolo e mostrarvi un po’ meno dei giochi e un po’ più di me, cosa che vorrei fare maggiormente nel futuro.

Cosa da dire è che tre dei giochi elencati sono free to play, e sono quelli che ho giocato più spesso in compagnia. “Ho scoperto questo gioco, scaricalo e proviamolo!”, una semplice frase che mi ha fatto scoprire un sacco di titoli, da quelli citati a Brawlhalla. A questi se ne potrebbero aggiungere altri, che spesso condividono i difetti sopra elencati ma che sono riusciti a regalarmi pomeriggi e serate di divertimento, di cui però non parlerò, per non essere ripetitivo.

Concludendo: ogni videogiocatore ha i propri scheletri nell’armadio per quanto riguarda titoli discutibili, ma che nell’intimo piacciono. Ovvio, quando un gioco è brutto bisogna riconoscerlo, ma l’esperienza vissuta non può essere messa in discussione.

Quindi chiudendo chiedo a voi, oh lettori: quali sono i vostri Guilty Pleasures videoludici? Sono curioso di vedere se qualcun altro si ritrova con i miei, oltre che di scoprire i vostri.

About Author

Videogiocatore nato nel '96, cresciuto nell'era della sesta generazione ma troppo giovane per apprezzarla in profondità. Apprezza questo mondo per molti aspetti, dagli e-sport allo speedrunning. Giocatore di GDR cartacei e amante del magico mondo dell'Internet.

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