Sebbene sia incline alla sperimentazione e alla ricerca di nuove strade ludiche e comunicative, da quando mi sono appassionato ai giochi da tavolo, ho notato come il concetto intrinseco della parola “innovazione” suoni in maniera differente da quello videoludico.

In anni di onorata carriera, avvalorata da centinaia di giochi provati, amati e odiati, ho notato come la parola sperimentazione sia sempre stata vista più come una sorta di variante a meccaniche consolidate, piuttosto che a vere e proprie esperienze innovative.

Eccezione a questa regola, l’hanno fatta i così detti Legacy.

Modelli di gioco transmediali, che hanno attinto da concetti di intrattenimento lontani da quelli canonici del gioco da tavolo, ed in grado di toccare strumenti come i già citati videogiochi, i libri game fino ad arrivare alle sempre più glorificate serie tv.

Un fenomeno che non è passato inosservato, con le grandi community di gioco, i siti specializzati e ovviamente nemmeno sulla rivista che ho il piacere di dirigere, ioGioco, che ne hanno parlato esprimendo mai come prima delle posizioni piuttosto nette, contrapposte ad altre più speranzose.

Arrivando da una formazione prettamente videoludica, posso candidamente ammettere che per me, i Legacy, rappresentano la definitiva consacrazione di un movimento che prende sempre più forma e locazione all’interno del mondo dell’intrattenimento.

Tornando ai punti di contatto sopra citati, questo nuovo movimento di genere ha le potenzialità – messo nelle mani di sapienti e validi game designer – di spingere il prodotto verso una trasversalità che sta sì crescendo nei GdT, ma stenta ad esplodere in maniera definitiva, probabilmente, proprio perché in attesa di quel o quei generi che facciano da cavallo di troia.

D’altronde è innegabile come il gioco da tavolo stia cercando una sua completa emancipazione andando ad esplorare modelli piuttosto consolidati (che non fa però necessariamente rima con amati) come il concetto di espansione, DLC, add-on o come meglio preferite chiamarlo; piuttosto che con quello  di narrazione forte e diretta che passa attraverso giochi investigativi, per citare un singolo esempio; non dimentichiamo poi dell’ormai sempre più presente supporto tecnologico attraverso companion app.

Ecco, volenti o nolenti, dobbiamo accettare che il modo di giocare sta iniziando a cambiare e che i giochi stessi sono i primi a dimostrarci che il cambiamento è già in atto. Dove porterà? Difficile saperlo, ma sicuramente è anche attraverso il genere Legacy e alla sua giovane ma lenta evoluzione, che si percepisce maggiormente questa voglia di crescere, maturare ed evolversi.

Non dimentichiamoci poi delle tantissime licenze (videoludiche, cinematografiche e letterarie) che stanno lentamente invadendo il settore del gioco da tavolo; la speranza è che gli editori non le sfruttino unicamente per il nome che attira, ma che le utilizzino come punto di partenza per costruirci attorno qualcosa che renda affascinante e appetibile, in maniera trasversale, il prodotto finale (come ad esempio il peculiare This War of Mine).

Da queste riflessioni legate al futuro prossimo del settore, esco per ora una sola certezza:

Non c’è periodo migliore per essere giocatori. Godiamocelo.

E per non lasciavi a bocca asciutta, ecco cinque consigli su giochi che – a mio modo di vedere – reputo innovativi per meccanica o tipo di esperienza.

  • Case della Follia (Asmodee Italia)
  • Charterstone (Ghenos Games)
  • Pandemic Legacy (Asmodee Italia)
  • Gloomhaven (Chepalofair Games)
  • This War of Mine (Pendragron Game Studio)

 

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Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

1 commento

  1. Roberto, però Case della Follia e This War of Mine tecnicamente non sono legacy, in quanto non c’è alterazine fisica dei componenti di gioco. Sono normali giochi a campagna.

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