Chi segue da vicino le storie legate alla Confraternita degli Assassini conosce bene come il culto, insieme ai suoi adepti, è maturato nel corso delle diverse installazioni sviluppate da Ubisoft. Siamo in effetti partiti da molto lontano.

Dalle Crociate, con tutte le sue vicissitudini romanzate che ci hanno aperto un piacevole dialogo con la storia, alla più recente Rivoluzione Industriale, il brand Assassin’s Creed ha annualmente occupato gli scaffali videoludici regalandoci gradite sorprese, a tratti però azzoppate da lacune che non sempre hanno permesso ai singoli titoli di raggiungere l’eccellenza.

Niente di troppo rimarcato, sia ben chiaro, ma sicuramente alcuni difetti ci hanno fatto guardare positivamente la scelta della stessa Ubisoft nel “saltare” un anno di pubblicazione, restando momentaneamente in disparte prendendosi il giusto per: scrivere una storia d’effetto, cambiare leggermente le meccaniche del gameplay e, forse prima di ogni cosa, scegliere un’ambientazione in grado di appassionare fan di vecchia data e non. Avrà funzionato?

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LE ORIGINI DELLE ORIGINI

Uno degli aspetti più affascinanti di questo Assassin’s Creed: Origins è sicuramente l’ambientazione. Ci troviamo nell’Antico Egitto, precisamente nel periodo in cui governò il faraone Tolomeo XIII, ultimo della dinastia omonima salita al potere dopo la morte di Alessandro Magno.

In questo panorama esotico, quanto pericoloso, noi interpretiamo Bayek, un medjay costretto a percorrere un cammino di vendetta contro quello che poi si rivelerà essere l’Ordine degli Antichi.

Niente più templari, almeno per il momento, anche se comunque il gruppo in questione si presenta con delle caratteristiche molto simili a quelle dei suddetti cavalieri.

Chiaramente molti dei fatti narrati saranno volutamente romanzati e adattati allo scorrere del gioco, ma come di consueto ci troviamo di fronte a un prodotto certosino, che fa uso di una scrittura creativa ricca di colpi di scena pronti a emozionare il giocatore dall’altra parte dello schermo.

Tutto segue un proprio filo logico, offrendo ai giocatori la possibilità di affrontare una questline principale degna di nota, senza rinunciare alle moltissime attività collaterali che rendono vivo l’Egitto immaginato da Ubisoft.

Partendo da Siwa, un’oasi vicino ad Alessandria, il giocatore comincia a muovere i propri passi nel mondo di Assassin’s Creed: Origins guidato da motivazioni forti, senza disdegnare la possibilità di abbandonare momentaneamente la propria vendetta personale per aiutare coloro che ne hanno davvero bisogno.

Senza scendere troppo nel dettaglio, al fine di evitarvi degli inutili spoiler, il personaggio assiste suo malgrado ai soprusi inferti al suo popolo, intervenendo quando possibile con ardimento e astuzia, evitando prima di tutto di essere notato.

Sono proprio queste basi a farci procedere nella storia, in un crescendo di eventi e situazioni che ci permetteranno di esplorare un grandissimo HUB di gioco ricco di luoghi da esplorare e missioni da portare a compimento.

Finalmente sembra tornare in auge anche tutta la parte relativa al presente, in una storia capace di gettare le basi per un futuro roseo legato al brand.

SVILUPPANDO LE BASI

Assassin’s Creed: Origins prende liberamente spunto dai capitoli del passato, dimostrando però un piacevole maturità nell’esporne i contenuti migliorandone la struttura. Il sistema di progressione, liberamente tratto da Syndicate, si sviluppa per mezzo di uno skill-tree interessante che vuole far evolvere tre diverse tipologie di personaggio: guerriero, cacciatore e veggente.

Se il primo, come da nome, impronta i propri talenti nel migliorare il combattimento corpo a corpo, dall’altro troviamo invece il cacciatore, che si dimostra essere un particolare ibrido che mescola l’abilità nel tirare con l’arco insieme ad alcuni talenti stealth. Il veggente è probabilmente il più interessante, più che altro perché permette al nostro personaggio di acquistare talenti necessari per utilizzare diversi strumenti, come fumogeni, dardi soporiferi e molto altro ancora.

La cosa migliore da fare, almeno a mio avviso, è quella di riuscire a variegare il più possibile l’approccio, facendo salire di livello il personaggio al fine di renderlo competitivo all’interno delle varie situazioni in cui può trovarsi.

Il miglior proverbio applicabile al momento recita “Sono il migliore in quello che faccio, ma quello che faccio non è piacevole”.

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A lavorare in parallelo con gli elementi ruolistici sopracitati troviamo un combat system ristrutturato per l’occasione, capace di lavorare grazie ad un hitbox system molto più responsivo, che adesso valuta non solo la portata dell’attacco, quanto persino le caratteristiche dell’arma utilizzata per compiere determinate azioni.

Se da una parte la Lama Celata occupa un ruolo di rilievo nelle azioni stealth, dall’altra la possibilità di equipaggiare un’arma pesante, o leggera, permette di gestire sessioni di combattimento molto più reattive e dinamiche, con tanto di parata e schivata da utilizzare all’occorrenza.

L’equipaggiamento viene suddiviso anche per rarità, ed ogni arma può presentare caratteristiche aggiuntive che ne migliorano l’efficacia nel colpire. Mi è molto piaciuto anche il sistema di crafting, il quale tende ad evolversi naturalmente richiedendo oggetti sempre più rari al fine di modificarli, così da aumentarne gli influssi benefici sul giocatore (miglior salute, migliori danni in mischia o distanza).

Bisogna tenere molto da conto il livello del personaggio, proprio perché l’esplorazione compulsiva potrebbe portarvi in luoghi dove i nemici sono di livello più alto (quando c’è il teschio, datevela a gambe!) e non ci sarà skill che tenga al fine di poterli sconfiggere.

Tra l’altro, per dovere di cronaca, contro i nemici troppo più alti di livello non funziona nemmeno l’attacco in stealth, quindi fate particolarmente attenzione a evitare situazioni spiacevoli!

OCCHIO DELL’ACQUILA (IN TUTTI I SENSI)

L’esplorazione dell’ambientazione di gioco adesso viene suddivisa in due passaggi: da una parte possiamo richiamare l’enorme mappa di gioco con il touchpad, al fine di conoscere la posizione di alcuni luoghi di interesse (come missioni o view points), mentre dall’altra possiamo esplorare l’area che ci circonda entrando in sintonia con l’aquila Senu, al fine di localizzare tutti i pericoli che ci accerchiano.

Alcune volte è un po’ assurdo, considerato che guarda anche dentro i palazzi, ma dall’altra parte rende molto più tattica l’azione stealth che si sta programmando di fare, ed il suo utilizzo va svolto con cura poiché il tempo, quando siamo in “forma d’aquila” continua ad andare avanti lasciando scoperto il nostro personaggio a terra.

Aprendo una piccola parentesi sui view points, adesso permettono di effettuare un viaggio veloce nella loro posizione, così da tagliare notevolmente le tempistiche necessarie a raggiungere un luogo a discapito di un altro.

Ovviamente il tutto non finisce qui, infatti l’ambientazione di gioco offre anche alcune tombe da setacciare (dovrebbero essere una ventina), accompagnate da luoghi sottomarini capaci di nascondere notevoli ricompense se esplorati con cura, seguiti a ruota libera da alcune zone dove Bayek dovrà allineare delle costellazioni per sbloccare dei ricordi riguardanti suo figlio.

Durante l’esplorazione troverete alcune icone rappresentanti i nomi di altri giocatori che possiedono Assassin’s Creed: Origins ed interagire con loro, un pò come visto in Shadow of War, permette di sbloccare una missione vendetta utile a darvi un piccolo quantitativo di esperienza, seguito da alcune ghiotte ricompense. Niente di troppo eclatante, chiaramente, ma comunque una piacevole attività utile a spezzare il tran tran giornaliero tra una missione e l’altra. Mi ha fatto ridere la possibilità di richiamare la cavalcatura tenendo premuta una delle frecce direzionali del gamepad, visto che mi ha ricordato tantissimo gli scenari divertenti visti in The Witcher 3.

La cosa che più mi è mancata, almeno in termini di curiosità, è la modalità Discovery Tour, la quale dovrebbe permettere a noi giocatori di viaggiare in giro per l’ambientazione come se stessimo esplorando un museo, scoprendo nel dettaglio la storia di questo affascinante paese e della sua cultura.

Esiste anche un negozio dove è possibile comprare, con valuta reale, dei bonus rappresentati da scrigni di materie prime (utili al crafting), armi, armature e qualcos’altro, ma francamente non mi è servito farne uso visto e considerato che il livellaggio, insieme alla scoperta di oggetti rari, è praticamente lineare.

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Pipboy OkPRO: Assassin’s Creed: Origins si conferma essere un gioco accattivante, rivisto e piacevolmente aggiornato, a dimostrazione che Ubisoft ha raccolto positivamente il tempo atteso per confezionare un’opera capace di soddisfare i fans di vecchia data.

CONTRO: Quello che non mi ha convinto riguarda l’IA dei nemici, a volte decisamente poco convincente. Se fate scattare un allarme vedrete un sacco di avversari giungere alla vostra posizione, per poi tornare alla posizione di partenza facendo una sorta di trenino.

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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