Con colpevole ritardo anche noi siamo riusciti a giocare finalmente uno dei migliori giochi di questo fantastico 2017: Cuphead.

Cuphead è un gioco sviluppato da StudioMDHR, mostrato per la prima volta all’E3 del 2014 e uscito per Microsoft Windows e Xbox One il 29 settembre 2017. Appartenente al genere dei Run n’ gun si caratterizza per la grafica e le musiche – stile cartone animato anni 30 – e la sua nomea di gioco molto arduo da portare a termine.

La trama che fa da sfondo al gameplay è molto semplice: Cuphead e suo fratello Mugman un giorno, allontanandosi troppo da casa, finirono al Casinò del Diavolo, dove iniziarono a giocare. Dopo una serie di vincite il Diavolo stesso propose loro di alzare la posta: una vincita e tutto il denaro del Casinò sarebbe stato loro; in caso di perdita il Diavolo avrebbe preso le loro anime. Inutile dire che persero e iniziarono ad implorare pietà.

Il Diavolo decise allora di permettere ai due protagonisti di tenere le loro anime, a patto che riscuotano le anime degli altri debitori del casinò e gliele consegnino.

Il viaggio dei due li porterà a visitare le tre isole del gioco per svolgere lo sporco compito, tra scorciatoie nascoste, segreti e strambi NPC che ci daranno consigli o piccole quest.

242 TAZZINE ROTTE

Il numero scelto per il titolo non è casuale: è il numero di game over fatti per portare a termine il gioco, che mi ha tenuto impegnato per circa 10 ore. Cuphead ha la fama di essere un videogioco abbastanza difficile, soprattutto per una persona non è abituata al genere.

I boss che hanno portato a questi game over sono il fulcro principale del titolo.

La varietà è molto ampia: da robot a verdure giganti, da draghi a treni fantasma. Ogni boss è diviso in varie fasi, ognuna delle quali presenterà attacchi diversi a quella precedente. Risulta quindi molto facile rimanere con un hp e farsi colpire da una mossa che non si è mai vista prima (e vi lascio immaginare come si possa reagire a ciò).

Imparare i pattern dei boss, oltre che avere i riflessi pronti, è quindi la chiave per riuscire a portare a termine il gioco – la formula Trial and error, per dirla all’inglese –.

Sono presenti poi dei livelli run n’ gun “classici” in cui potremmo accumulare monete per comprare power up ed armi (ve ne saranno 6 tra cui scegliere), da combinare in base al boss che si dovrà affrontare.

Colpendo i nemici riempiremo il Super Meter, che può arrivare fino a cinque cariche. Ogni carica ci permetterà di sparare un colpo più forte, diverso in base all’arma, mentre una volta riempito del tutto potremo lanciare una mossa molto potente, la Super.

Sarà prima necessario però sbloccarla, o meglio sbloccarle ­–  essendocene di tre tipi –  tramite alcuni livelli particolari, in cui dovremmo proteggere un’urna da dei nemici che vorranno colpirla.

Alcuni livelli vedranno la nostra tazzina pilotare un aereo con il quale affrontare gli avversari. La varietà portata da questi stage, che riportano alla mente Crash Bandicoot, aiuta a spezzare il gameplay, rendendolo più variegato.

Altra meccanica importante da citare è il parrying. A mezz’aria infatti sarà possibile, premendo il tasto di salto al momento giusto, parare alcuni colpi, riconoscibili dal colore rosa brillante.

Così facendo si annullerà il danno e si caricherà considerevolmente la barra della Super. È una meccanica molto utile che, se padroneggiata, renderà le sfide molto più semplici.

(UNA TAZZINA) SULLA BOCCA DI TUTTI

Il gioco, come già accennato, si caratterizza per due elementi principalmente: il comparto audiovisivo e la fama di “gioco difficile”.

Sul primo c’è poco da dire: un amore per occhi e orecchie. Il design è accattivante, l’audio distorto, volto a ricordare i vinili, si sposa benissimo con lo stile dei personaggi.

Ogni personaggio ha un proprio carattere che si può intuire solo guardandolo. La grafica e la colonna sonora sono senza dubbio una delle colonne portanti del titolo.

Per quanto riguarda il secondo punto si può invece spendere qualche parola in più.

Il titolo del paragrafo precedente è emblematico, ma bisogna considerare anche questo aspetto: la difficoltà di un gioco varia molto in base all’abilità e alla dimestichezza con il genere del giocatore.

Per una persona abile questo gioco risulterà magari complicato all’inizio, ma lungi dall’essere quella sfida impossibile che sembra leggendo molti pareri sul web.

La vera sfida, più che portare a termine il gioco, è ottenere il rank massimo in tutti i livelli, perseguendo quindi un completamento al 100% quasi maniacale, ma che può aggradare alcuni giocatori.

Parlando di Cuphead viene inoltre alla mente un ulteriore aneddoto, anche se ormai è stato sulla bocca di tutti, almeno per quanto riguarda il mondo videoludico.

Molta della sua fama mediatica questo titolo l’ha ottenuta a seguito del gameplay di un giornalista che, in 28 minuti, non è riuscito a passare neanche il primo stage.

La cosa ha provocato un polverone enorme sul web, portando molti siti a parlarne, facendo da camera di risonanza al titolo e portandolo alle orecchie di molte persone.

Si può vedere come ciò abbia contribuito a etichettare il gioco come “difficile”. Tuttavia sarebbe totalmente fuori luogo analizzare approfonditamente il fatto in questa sede (oltre che supponente da parte mia), quindi ci limiteremo a ciò che è stato detto poco sopra.

Altro elemento apprezzabile del titolo è la presenza di co-op locale per due giocatori. Questa possibilità, sempre meno presente nel mercato purtroppo, rende il gioco un’ottima opzione per chi vuole divertirsi con partner, famigliari e amici.

UN PO’ DI AMARO IN BOCCA

Una critica che si può muovere verso Cuphead è la sua durata. Di base il gioco dura dalle 6 alle 10-12 ore, in base all’abilità del giocatore. Se si considera che un boss battle dura all’incirca 2/3 minuti –  e che ve ne sono 19 in totale più 9 stage tra run n’ gun e livelli per le super –  si può vedere come il gioco possa essere finito molto velocemente.

La ri-giocabilità non è poi delle migliori, a meno che non si voglia completare il gioco al 100% (segreti inclusi) o magari finirlo con un amico in un pomeriggio. Altro elemento di longevità, seppur molto di nicchia, è cimentarsi in speedrun, per le quali il titolo risulta particolarmente adatto.

Per un gioco che si basa totalmente sul gameplay questi numeri potrebbero non soddisfare alcuni, soprattutto se correlati al prezzo base di € 19.99.

Nonostante ciò ogni boss presenta concept e meccaniche uniche, che lo rendono originale rispetto agli altri. Questa varietà fa sì che ogni combattimento si imprima a fuoco nella mente del giocatore, oltre ad evitare che il gameplay diventi stucchevole.

AL BARETTO

Dopo aver parlato degli aspetti legati al gioco mi viene da fare una considerazione personale.

Cuphead è un ottimo gioco, fa egregiamente ciò che ci si aspetta dai trailer ma, a mio parere, non molto di più. La trama è un semplice sfondo per il gameplay, fulcro centrale del gioco.

Di sicuro non ci si aspetta una storia complessa e con risvolti inaspettati, non essendo un genere story driven. Questi aspetti però hanno impedito che il titolo mi impressionasse particolarmente, al contrario di quanto mi sarei aspettato, vista l’attesa che mi ero creato.

È sicuramente doveroso riconoscergli il successo che ha ottenuto nei primi giorni dalla sua uscita, e l’attesa che si è creata attorno ad esso prima della release; soprattutto trattandosi di un titolo indie. Consiglio quindi di recuperarlo quando ve ne sarà l’occasione.

LEGGIAMONE I FONDI

Concludendo, Cuphead è un piccolo titolo indie che riesce a reggere il confronto con titoli molto più rinomati.

Ciò che si prova pad alla mano è proprio ciò che si vedeva nei trailer: le meccaniche sono poche e basilari ma curate egregiamente, come lo stile generale del titolo parlando di comparto audiovisivo.

Un titolo che vale sicuramente la pena recuperare, se poi lo si riesce a trovare durante qualche saldo di zio Gabe, la combo è definitiva!

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PRO: comparto audio-visivo caratteristico ed accattivante; presenza della co-op locale, sempre apprezzata; boss fight curate, varie e originali.

CONTRO: Durata POTENZIALMENTE breve; trama canonica e abbastanza piatta, di puro sfondo al gameplay.

About Author

Videogiocatore nato nel '96, cresciuto nell'era della sesta generazione ma troppo giovane per apprezzarla in profondità. Apprezza questo mondo per molti aspetti, dagli e-sport allo speedrunning. Giocatore di GDR cartacei e amante del magico mondo dell'Internet.

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