Dopo aver passato il precedente weekend in compagnia di Thor: Ragnarok (qui il nostro articolo), questo giovedì cinematografico con prole a seguito me lo sono speso insieme a un supereroe decisamente alternativo: il suo nome è Capitan Mutanda.

Il personaggio sopracitato è tratto da una serie di libri per ragazzi, pubblicata dal 1997 dallo scrittore statunitense Dav Pilkey, composta dalla bellezza di 11 volumi ricchi di avventure divertenti. L’enorme successo dell’opera ha sicuramente incuriosito DreamWorks, al punto di confezionare un lungometraggio d’animazione esilarante che farà sicuramente piacere ai più piccoli.

TRALLA LAAAAA!

George e Harold sono due bambini che frequentano le elementari e, come passatempo preferito, amano disegnare e scrivere fumetti. I due sono molto amici e fanno praticamente tutto quanto insieme, compreso creare le avventure più strampalate per il loro eroe preferito: Capitan Mutanda.

I due amano moltissimo fare scherzi di ogni sorta e lo impariamo dai primi fotogrammi del film, dove sperimentano gli scherzi più assurdi da fare ai loro professori, attirandosi le ire del preside Grugno. Dopo averli beccati in castagna durante un super scherzo in una fiera, Grugno decide di imporgli la punizione peggiore che potesse esserci, ovvero quella di mandarli in classi diverse.

Per evitare questa sorte avversa, i due sfruttano il potere sorprendente di un anello ipnotico (trovato nei cereali, occhio eh!) che riesce a far credere a Grugno di essere il loro beniamino Capitan Mutanda. Tutto quindi cambia, il cattivo preside diventa il simpatico supereroe vestito solo di un paio di mutandoni della nonna e la storia, tra risate e corbellerie varie, prende una piega estremamente strampalata che incalza gli spettatori in sala grazie al suo essere totalmente assurda.

Persino il meccanismo di innesco fa ridere. Ai due ragazzi basta schioccare le dita per attivare l’alter-ego del povero preside, mentre invece bastano poche gocce d’acqua per farlo tornare normale. Lo strano trio dovrà, in seguito, scontrarsi con un villain d’eccezione rappresentato da un professore pronto a tutto per eliminare le risate dal mondo.

Il motivo lo scoprirete vedendo il film, non sarò certo io a rivelarvi l’arcano!

È IMPORTANTE SAPER RIDERE DI SÉ STESSI

La pellicola diretta da David Soren scorre piacevolmente senza il minimo intoppo, dimostrando la sua natura genuina rivolta a un pubblico prettamente giovane. L’inossidabile amicizia tra i due ragazzi funge da cardine nella narrazione, coadiuvata dalla piccola morale lanciata dal cattivone di turno, che dimostra come l’incapacità di ridere di sé stessi porta a una sconfitta personale nei confronti di tutto quello che ci circonda.

Capitan Mutanda 01

Fare autoironia è un po’ quel pane quotidiano da insegnare ai propri figli, in visione del fatto che non tutti sono sempre pronti a spendere buone parole nei nostri confronti. Anche il preside Grugno, con il suo essere perennemente arrabbiato, ci dimostra che forse dietro a un volto furioso può nascondersi l’infelicità.

Ridi e il mondo riderà con te, piangi e piangerai da solo. Questo motto, come altri della stessa tipologia, costruiscono le basi metaforiche alle spalle del personaggio di Capitan Mutanda, che con la sua risata contagiosa e il suo urlo di battaglia spensierato cerca di affermarsi come medicina pronta a curare i piccoli mali che ci turbano.

E scusatemi se è poco…


Pipboy OkPRO: La pellicola diretta da Soren rappresenta un ottimo passatempo da godersi in compagnia dei propri figli. Ve lo consiglio, perché anche il dopo-film vi terrà impegnati in piacevoli metafore da discutere davanti a un bel piatto di polpette al sugo.

CONTRO: In realtà non mi sento di evidenziare alcun contro, il film è veramente bello da vedere e non pretende di essere diverso da ciò che avete visto nel trailer.

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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