Negli ultimi tempi si è parlato molto dei survival horror nel mondo dei videogiochi. D’altronde, dopo il ritorno di fiamma avvenuto con il settimo capitolo di Resident Evil, noi giocatori sentivamo davvero il bisogno di riprendere in mano titoli dal retrogusto spaventoso quanto terribile nella sua modalità di esposizione.

I primi trailer dedicati a Evil Within 2 già mi avevano intrigato al tempo della loro uscita, se non altro perché riuscivano a farmi respirare quell’aria nostalgica che da tempo era rimasta in disparte dentro di me, sinceramente delusa dell’impossibilità di riuscire un’altra volta fuori con quegli stessi feels di un tempo.

Quale accanito giocatore di Silent Hill, che ho più amato dei Resident Evil in merito alla storia e i contenuti, mi sono letteralmente sciolto di fronte al secondo capitolo di Evil Within. Il motivo? Datemi qualche secondo che ci arrivo.

LA PAURA DENTRO NOI STESSI

L’idea dello STEM come universo parallelo horrorifico mi ha catturato sin dal primo capitolo. Questo “Matrix horror” dove la mente può prendere il sopravvento creando mostri di ogni sorta e natura rappresenta il vero core della saga, al punto di farne un biglietto da visita intrigante per tutti quelli che amano il genere trattato.

A differenza del gioco creato da Toyama nel 1999, però, la dimensione parallela cambia forma mischiando esoterismo e tecnologia, lasciando al contempo inalterata quell’anima corrotta e perversa che riesce a modellarne gli ambienti da cima a fondo.

Se Silent Hill demoliva pezzo dopo pezzo la cittadina, perennemente coperta da una fitta nebbia, per asservirla alle influenze del demone Samael, al contrario Evil Within fa uso della fittizia Union per creare uno sfondo spaventoso a un quadro che sta perdendo rapidamente forma e colore.

Le cause sono a voi note sin dall’inizio. Vostra figlia Lily, creduta persa nel primo capitolo, è in realtà il cuore dello STEM e senza di lei quest’ultimo inizia a collassare su sé stesso, provocando il caos utile ad alcuni individui per distorcere il mondo a propria immagine e somiglianza.

Il nostro alter ego non può quindi far altro che vagare per questo universo parallelo, combattendo fino all’ultimo sangue con nemici irremovibili pronti a ucciderlo senza passare dal via. Sebastian è un po’ come Harry in questo Evil Within 2, cerca disperatamente il modo di ricongiungersi a sua figlia Lily e non si fa praticamente fermare da niente e nessuno, scendendo nel frattempo a patti con sé stesso, riacquistando persino quel briciolo di anima e umanità che aveva purtroppo perso anni prima.

Silent Hill GIF

Awww … Bei Tempi!

Questo fuoco interiore divampa con la forza di un gameplay coinvolgente, che non perde di vista tutte le regole matematiche che hanno reso la formula vincente ai tempi del tubo catodico. Abbiamo l’orrore, abbiamo il mondo decadente, abbiamo personaggi disturbati dal background arzigogolato e troviamo anche qualcosa di più, delineato da una serie di ambientazioni aperte più libere ed esplorabili, scortate da un piccolo sistema di missioni secondarie utili se non altro a farci scoprire qualche elemento in più della trama, prendendoci al contempo un po’ di fiato dal ritmo incalzante del gioco (Sebastian è munito di un comunicatore che rileva punti di risonanza utili a scoprire la storia di altre vittime dello STEM).

Sono molte le strade percorribili, o almeno, sono adesso più peculiari ed evidenti di quelle che erano possibili in passato. Il gioco inframezza piacevolmente fasi stealth (non troppo elaborate eh), che possono comunque premiare il giocatore a difficoltà più elevate, a una gestione dell’inventario e dello sviluppo del personaggio più oculata, che adesso gratificano particolarmente la nostra esperienza regalandoci finalmente boss-fight più avvincenti.

Attenzione, con questo non voglio dire che gli sviluppatori di Evil Within 2 si siano inventati qualcosa oltre l’acqua calda, dico solo che hanno trovato un modo funzionale e corretto di racchiuderla in un contenitore capace di esprimerne al meglio le sue qualità, focalizzandosi su quello che il gioco deve fare meglio: angosciare il giocatore.

PAURA E DELIRIO A UNION CITY

Un aspetto che mi ha lasciato particolarmente perplesso sul gioco è il suo comparto grafico. Ok, ci troviamo davanti a un prodotto visivamente migliore da quello goduto in passato, ma la pochezza di texture e la sua definizione non proprio ottimale. Gli interni sono arredati a dovere, come anche le sezioni esterne che godono di un sistema ottimale di luci accompagnate da effetti particellari, ma niente che riesca a farmi gridare al miracolo.

I modelli poligonali dei personaggi principali sono un po’ deludenti, per non parlare dei capelli di Sebastian che non ho visto manco a certi cosplayer sottoposti a iniezioni continue di colla di pesce in testa. Se graficamente non rimango convinto appieno, trovo invece solo belle parole in merito alla colonna sonora, seguita da un doppiaggio in lingua nostrana ben confezionato, che riesce perfino a non snaturare i personaggi.

Evil Within Boss

WAS I DREAMING? (cit.)

Si, ve lo sto facendo apposta. Ho trovato quest’opera dannatamente vicina a Silent Hill, non soltanto per il gameplay che torna gradevolmente alle proprie origini, ma anche per una forte presenza di elementi simili che rendono entrambe le storie fantastiche da vivere dall’inizio alla fine.

Questo punto di forza, secondo me il pregio che ogni gioco in single player dovrebbe avere, si traduce in voglia di andare avanti, di venire completamente immersi dal gioco e dalle sue meccaniche senza riprendere minimamente fiato. E insomma … scusatemi se è poco!

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PRO: Mi ha fatto piacere giocare a un titolo che mi ha fatto tanto ricordare da vicino Silent Hill. Per punizione ho tirato fuori dall’armadio la mia PSOne e ho cominciato a rigiocarci! Tra l’altro, se può interessarvi, è anche presente un NG+, quindi anche a livello di longevità non dispiace.

CONTRO: Graficamente mi ha lasciato veramente perplesso, ma a conti fatti non è un difetto così drammatico da impedirvi di giocarlo dall’inizio alla fine.

 

 

 

 

 

Potete acquistare il gioco su: Quintadimensione o direttamente via Steam

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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