È veramente difficile cercare di essere “critico” davanti a un prodotto come It. Il mio rapporto con l’opera cinematografica inizia almeno una ventina di anni fa, quando ancora giocavo al Super Nintendo e libri come Relic, Mangiatori di Morte o, appunto, It tormentavano i miei sonni infantili fra una partita e l’altra.

A parlarne oggi un po’ mi vergogno, soprattutto perché siamo ormai così disinibiti davanti a prodotti del genere da trovare “giustamente” (sembra strano, detto così) poco paurosa qualsiasi produzione uscita qualche anno fa. Se poi parliamo della miniserie diretta da Tommy Lee Wallace ai tempi del tubo catodico, ecco, c’è da farsi veramente un esame di coscienza. Per chi non sapesse di cosa sto parlando, doppia razione di paure a tema coulrophobia e poi via, verso la lettura di questo piccolo riassunto veloce!

Pennywise ClownUn’entità demoniaca chiamata It perseguita la piccola cittadina di Derry, uccidendo periodicamente i bambini che ci abitano. Dopo la morte di Georgie, la vita del balbuziente Bill Denbrough cambia radicalmente, ma la sua voglia di riscatto contro l’inaspettata scomparsa del fratello minore si trasforma in rivalsa verso l’oscura entità, che nel frattempo terrorizza anche i suoi amici più cari. Dopo una serie di peripezie, il pagliaccio Pennywise verrà braccato nelle fogne, arrivando a uno scontro culminante che farà uscire i ragazzi vittoriosi grazie allo spray per l’asma e un orecchino d’argento.

La banda dei perdenti aveva vinto, ma la guerra era ancora ben lontana da essere messa da parte. A trent’anni dalla sua sconfitta il demone fa infatti ritorno nella vita dei giovani, ormai diventati adulti, ma è meglio fermarci qui. Anche perché se pensiamo allo scontro finale … *brrrr*!

Non ce la faccio, troppi ricordi

Se ripenso a quel periodo ancora mi viene da ridere. A quel tempo, armati solo di yo-yo e mangianastri da riavvolgere con la Bic, cazzarola la paura. D’altronde nel primo film dominava incontrastato quell’infido meccanismo di immedesimazione pronto a tirare un colpo basso a un (chiaramente) bel ragazzetto predisposto a spaventarsi per qualche palloncino galleggiante nel parco. Fate poco gli spiritosoni, io non avevo amici asmatici!

Il tema del mio articolo vuole focalizzarsi su una cosa in particolare: chi ha amato It nella sua forma seriale uscita ventisette anni or sono, può guardare il film di Muschietti con altrettanto ardimento e passione? E chi invece non ne ha sentito minimamente parlare?

YOU’LL FLOAT TOO!

1200 pagine di “mattone statunitense” scritto da Stephen King furono trasformate in un’opera maestosa dal retrogusto horror, capace di traumatizzare una buona fetta di nati negli anni ’80 al suon di «galleggerete tutti!». La qualità contenutistica della miniserie, di cui vi ho parlato poco sopra un po’ ridendo, ha avuto però il pregio di racchiudere al suo interno moltissimi temi ambiziosi. Si parla di adolescenza, di famiglia, di amicizie e di rivalità, tutte rappresentate nella chiave volutamente paurosa delineata dal clown Pennywise.

Osservando i fotogrammi di questa nuova trasposizione cinematografica, anno domini 2017, ci si trova davanti a una carrellata di cliché trascinanti, capaci però di “inquietarti” senza fare minimo uso degli ormai sempreverdi Jump Scare.  Trasformare, o per meglio dire, adattare la paura allo standard odierno dimostra una certa intelligenza e Muschietti, dietro la macchina da presa, gioca con le paure dei ragazzi coinvolgendo lo spettatore piuttosto da vicino.  È praticamente Bill Skarsgård a fare il grosso del lavoro, tirando fuori dal cilindro un’interpretazione straordinaria, dove il clown Pennywise appare molto più astratto e inafferrabile di quello interpretato da Tim Curry.

Si avverte infatti il cambio generazionale dello spettatore in sala, che adesso tende a non venir più disgustato dallo splatter più spinto. Dimenticate quindi gli scarichi delle docce intasati di sangue, perché qui, tolta una scena cardine del libro, vedrete ben pochi prelievi e molte più apparizioni mordi e fuggi. In due ore di paura i feels viaggiano al ritmo delle battute dei ragazzi della Banda dei Perdenti, lasciando a noi spettatori l’arduo compito di andare più a fondo della patina paurosa che il clown vuole infliggere su di noi.

L’It di Muschietti estrapola molto dal libro di King, tirando a lucido tutta una serie di tematiche forti che vanno oltre la semplice intimidazione da film horror. Qui si parla di adolescenza a 360°, ogni ragazzo che vive nella cittadina di Derry affronta problemi più “grossi” del pagliaccio Pennywise, partendo dagli atti di bullismo alle difficoltà nell’accettare il proprio ruolo nella famiglia o, addirittura, nel combatterla dall’interno, con Beverly sottoposta alle continue lusinghe di un padre troppo affettuoso. Non ci sono infatti demoni pronti a inseguirci in un armadio per mangiarci, o perlomeno, ci sono ma assumono la forma delle nostre paure, dando libero sfogo ai timori che paradossalmente ci inseguono nella vita di tutti i giorni o nel nostro inconscio.

Questo particolare domina la pellicola di Muschietti il quale, insieme a Lee Wallace e lo stesso King, ha il pregio di sfruttare il dramma accaduto nell’immaginaria cittadina americana per convertirlo in una storia indimenticabile.  Trovandomi a fare una lunga chiacchierata pre-sala con Roberto, mi ha ispirato moltissimo il suo riferimento al ritorno di fiamma dei teen drama, che dopo Stranger Things hanno cominciato ad assumere i tratti ben delineati di una vera e propria tendenza.

Certo la presenza di Finn Wolfhard aiuta il meccanismo di associazione portandoti inevitabilmente a pensare alla serie televisiva (tra poco esce la seconda stagione oh!), ma noi che siamo quelli “de ‘na certa età” sicuramente viviamo di più anche l’effetto malinconia, rimasto bloccato tra Stand By Me e i Goonies. Ritrovare questi temi importanti, a distanza di ben 27 anni, ti fa riflettere anche sulla società di oggi paragonata a quella di ieri. Ok, sono noioso e la smetto!

In conclusione, il pregio di questo nuovo It sta nel riuscire a cavalcare un piacevole ritorno di fiamma, regalando agli spettatori una chiave di lettura “moderna” di un classico della letteratura horror. E scusatemi se è poco…

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PRO: il film riesce nello scopo di “staccarsi” dal suo passato, regalandoci un remake avvincente che mantiene stretta la sua identità, differenziandosi solo nel modo in cui viene esposta.

CONTRO: alle prossime feste di compleanno vi guarderete da pagliacci e palloncini colorati!

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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