Da buon Trekker sono felice come una pasqua che questo Star Trek Discovery sia partito alla grande (come vi avevo già scritto in questo articolo).

Ora da buon fifone mi sono approcciato alla terza puntata, dal titolo appunto “Context is for Kings“, con iltimore che, come spesso accade, i primi due episodi fossero semplicemente uno specchietto per le allodole e ci saremmo dovuto sorbire un resto della stagione molto moscio.

Per mia fortuna mi sono sbagliato!

SIAMO IN GUERRA

Come ormai ben sapete, la Federazione e i Klingon sono in guerra, e nel frattempo la nostra Micheal Burnham è stata processata e condannata per l’ammutinamento sulla U.S.S. Shinzou.

Durante il trasporto, GUARDA CASO, avviene un incidente che porta la navetta di trasporto direttamente nell’hangar della U.S.S. Discovery, dove fin da subito appare palese che sia stato il capitano della nave a volere Burnham a bordo.

A parte la banalità a livello di sceneggiatura per la scelta con cui far entrare in contatto la nostra protagonista con quella che sarà la nave su cui passerà il resto della stagione (che sembra una di quelle forzature con cui il master inesperto di un gioco di ruolo fa incontrare i membri del gruppo), bisogna riconoscere che il resto della puntata mi ha colpito molto positivamente.

Per chi è abituato al fulgido e carismatico capitano di una classica nave stellare di Star Trek, è meglio che cancelli dalla propria mente questa immagine.

Il Capitano Lorca (Jason Isaacs, attore con una filmografia di tutto rispetto alle spalle ma che in molti ricorderanno per il Lucius Malfoy di Harry Potter) è un uomo che fin da subito somiglia più ad un cinico Gregory House che all’irreprensibile Jean-Luc Picard, ossia uomo carismatico ma con fare molto machiavelliano, per cui il fine giustifica sempre i mezzi, come quello di voler reclutare il primo ammutinato della Flotta Stellare tra i suoi ranghi pur di avere a disposizione una risorsa di affermato valore o condurre esperimenti a prima vista poco leciti, giustificando il tutto come mezzo per vincere la guerra.

Le leggi universali sono per i lacchè, ma il contesto è per i re.

In questa frase si intuisce tutta l’ambizione del Capitano Lorca e anche questo lato oscuro che prima d’ora ci era capitato di vedere nel mondo di Star Trek solo nei villain affrontati (penso che qualcosa di Malfoy padre sia rimasto in Isaacs).

Uno con questo sguardo non mi dice nulla di buono!

Ma non è solo il personaggio di Lorca ad apparire “oscuro” in questa puntata.

Infatti, durante la missione di recupero dati sulla U.S.S. Glenn, le ambientazioni sono molto cupe, più ispirate dai film stile Alien o Event Horizon (piccola curiosità, Jason Isaacs ha recitato proprio in Event Horizon), con tanto di xenomorfo che sembra tirato fuori direttamente da Doom, e quindi rappresentando un bel cambiamento rispetto alla storia di Star Trek (forse ambientazioni simili si sono viste durante la saga dei Borg in TNG, ma anche lì non sfociavano in un simil horror sci-fi come in questa puntata).

Sul web è iniziata già la diatriba sulle capacità recitative di Sonequa Martin-Green: in molti accusano l’attrice di essere completamente incapace, altri (come me per esempio) apprezzano invece il suo modo di interpretare questo personaggio che a prima vista deve apparire imprescutabile, a causa della sua educazione vulcaniana, ma che invece riesce a far trasparire, senza renderlo troppo evidente, quel cumulo di emozioni che cercano di venir fuori. E comunque in 10 secondi ha dimostrato di saper combattere meglio lei che Finn Jones, attore scelto per interpretare Danny Rend in Iron Fist.

Inoltre a livello di sceneggiatura generale trovo molto ben inserita questa puntata nella trama orizzontale di fondo della serie (la guerra Federazione – Klingon), dando così un senso di continuità a fine puntata che ti spinge a vedere il prossimo episodio, anche se, tra cambio di nave e capitano (figure importanti in ogni serie di Star Trek), sembra quasi di assistere ad un secondo pilot (in effetti gli eventi delle prime due puntate potevano sembrare un classico “Previously on Star Trek…”).

Anche a livello visivo, oltre alle ambientazioni quasi horror all’interno della U.S.S. Glenn, bisogna dire che la U.S.S. Discovery è presentata benissimo, con grande cura dei dettagli e tra questi anche un piccolo cameo alla Serie Classica che magari può essere sfuggito a molti, ma che fa capire come chi sta dietro a questo progetto sia un grande amante di questo show da sempre.

Riconoscete quella palla di pelo in basso a destra?

P.S. il rizzarsi i peli di Saru verso la fine dell’episodio, dove capisce che dei guai molto grossi sono in arrivo, è una chicca niente male!

 

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PRO: visivamente diversa dalle classiche serie di Star Trek, ma sicuramente d’impatto. Inoltre la trama orizzontale rimane ben visibile sullo “sfondo” della puntata, dando continuità alla narrazione ed il Capitano Lorca sembra un personaggio molto interessante.

CONTRO: la sensazione di assistere ad un nuovo pilot della serie per il cambio crew-astronave potrebbe far storcere il naso ad alcuni. Inoltre il personaggio di Sylvia Tilly a primo acchito mi è sembrato veramente insopportabile.

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