Spazio. Ultima frontiera…

Se come me siete cresciuti ascoltando, settimana dopo settimana, queste parole, siete cresciuti sicuramente benissimo (non vi preoccupate, vi perdono anche se siete della sponda Star Wars).

Gli ultimi anni non hanno certo giovato positivamente alla famosa serie TV. Se infatti Stark Trek aveva saputo rapirci negli anni con la Serie Classica e The Next Generation, il declino inesorabile si è presentato alla fine di Deep Space Nine, dopo il quale ci siamo dovuti sorbire le mediocri Voyager ed Enterprise.

Star Trek Discovery cerca di riportare in auge il colosso fantascientifico, uscendo in esclusiva internazionale sui canali della CBS All Access (on demand della CBS), mentre in Italia la distribuzione viene curata dalla piattaforma Netflix. A differenza però del “modus operandi” a cui siamo stati abituati, la nuova serie su Star Trek non sarà disponibile in tutti i suoi 15 episodi in una volta sola, ma seguirà la cadenza settimanale della messa in onda sulla CBS.

FEDERAZIONE E KLINGON, WHAT ELSE?

Anche se durante il corso delle altre serie di Star Trek abbiamo avuto il modo di vedere la convivenza pacifica fra queste due fazioni (tanto da avere nel personaggio di Worf uno dei più amati da parte dei fan), sicuramente lo scontro tra Federazione Stellare e Klingon è uno di quei capisaldi a cui potersi aggrappare quando le cose vanno male.

Ed a quanto pare gli sceneggiatori, Bryan Fuller che ha già lavorato per Deep Space Nine e Voyager (ma anche Heroes, Hannibal o il recentissimo American Gods), e Alex Kurtzam, visto al lavoro sui primi due film reboot di Star Trek di J.J. Abrams, oltre che altri progetti nel mondo Sci-Fi come Fringe, hanno deciso (a quanto emerge da questi primi due episodi) di esplorare questa strada in questo Star Trek Discovery per cercare di ottenere maggior interesse e riscontro da parte dei Trekkers più hardcore.

Ma quando è ambientata Star Trek Discovery? 

Siamo in un lasso temporale molto vicino alla serie classica (all’incirca una decina di anni prima), dove facciamo subito conoscenza della classica coppia Capitano-Numero Uno, immancabile in ogni nave spaziale appartenente al mondo di  Star Trek, interpretate rispettivamente da Michelle Yeoh (La tigre e il dragone, Memorie di una Geisha, Guardiani della Galassia Volume 2) e Sonequa Martin-Green (The Walking Dead).

A differenza delle altre serie, il protagonista di Star Trek Discovery non sarà il capitano della nave (anche perchè per me il Capitano rimane solo uno, il grandissimo Patrick Stewart aka Jean-Luc Picard), ma proprio il suo primo ufficiale, al fine di dare una prospettiva diversa dal format canonico.

Star Trek Discovery Protagonista

Ecco a voi la protagonista della serie, l’ufficiale Micheal Burnham

Come spesso è capitato nelle serie di Star Trek è presente la dicotomia tra passione, emotività e istinto, rappresentate dal Capitano Philippa Georgiou, e la logica del suo primo ufficiale Micheal Burnham, primo essere umano ad aver studiato tra i vulcaniani, che ha un rapporto speciale con Sarek, suo mentore, che ovviamente tutti i Trekkers riconosceranno come il padre di Spock (fornendo in questa maniera un aggancio alla serie classica).

Senza entrare troppo in dettaglio della trama delle prime due puntate, bisogna dire che gli sceneggiatori gettano ottime basi per una stagione che avrà una netta trama orizzontale (cosa abbastanza insolita per Star Trek, abituata a vivere sui singoli episodi o al massimo mini cicli di poche puntate).

ENERGIA!

A parte il classico comando che un personaggio di Star Trek pronuncia quando deve chiedere un teletrasporto, la parola energia si lega molto bene a questi primi due episodi per svariati motivi.

Primo tra tutti l’impatto visivo: grazie alla tecnologia odierna abbiamo la possibilità di osservare sfondi di cieli stellati con sistemi binari stupendi, dove si stagliano delle fantastiche navi spaziali ricche di dettagli (sia della Federazione che Klingon).

Inoltre il personaggio di Burnham, pur seguendo la scia di suoi illustri predecessori come Spock o Data, ci mostra un nuovo modo di rappresentare l’ufficiale privo di emozioni che dovrebbe far appello alla logica per risolvere i problemi, nei panni di un essere umano addestrato a sopprimerle (riuscendoci solo in parte), convincendo il sottoscritto e buona parte del pubblico con una buonissima interpretazione (in attesa di conoscere come si evolverà il personaggio dopo gli eventi di questi pilot doppio).

Dulcis in fundo, come ormai tradizione delle serie più importanti (basti pensare alla famosa sigla di Game of Thrones, ma anche alle fantastiche sigle realizzate per Daredevil), la sigla di apertura iniziale è una piccola chicca, da ascoltare e rivedere ad ogni singola puntata.

Ma come dargli torto. In fondo, tra le note inizialmente dissonanti della composizione, troviamo i bellissimi accordi tratti dalla sigla della serie originale. E lì, subito feels a palate!

 

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PRO: Star Trek Discovery parte benissimo, regalandoci un protagonista interessante, che durante la serie penso avrà molte volte l’ingrato compito di scegliere se lasciarsi andare alla sua parte più emotiva ed umana o far parlare il suo addestramento vulcaniano. Gli effetti speciali sono di ottimo livello, sperando che il budget non vada scemando per gli altri episodi. Inoltre vi sono richiami alle serie precedenti, ma non inficiano la possibilità di avvicinarsi a questo mondo per un neofita.

CONTRO: la paura che siano state sparate troppo cartucce per questi due primi episodi è altissima, anche perchè Bryan Fuller ha lasciato in mano ad altri il resto della stagione (rimanendo solo produttore esecutivo della serie).

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