Nonostante ogni anno mi diverta con i titoli a cadenza annuale, non ho mai particolarmente amato le banalità.

Sono sempre stato affascinato da titoli particolari, magari che arrivano in sordina e poi si fanno fragorosamente notare in un secondo momento.

Get Even rientra perfettamente in questa casistica.

VIAGGIO AL CENTRO DELLA MENTE

La storia è davvero una delle cose più complesse e contorte da raccontare. Get Even ha la stessa complessità narrativa di un film sperimentale muto degli anni ’50, ovviamente francese.

Scherzi a parte, la storia ruota attorno al povero Cole Black. Un agente che si trova a dover indagare sulla scomparsa di una ragazza per conto di Red, una voce di cui inizialmente sappiamo molto poco. L’ indagine ci chiede inoltre di dover “viaggiare nel tempo” sfruttando una sorta di realtà virtuale.

 

Un espediente utile ai ragazzi di Farm 51 – gli sviluppatori del gioco – per portarci all’interno di una narrazione che gioca con il tempo, che tende a far sanguinare il naso del giocatore ( il mio soprattutto!) con sbalzi e intrecci dove le domande sono sempre maggiori rispetto alle risposte. 

In tutto questo poi si inserisce una storia tutto sommato matura e adulta, in cui si inseriscono persino delle scelte morali che ovviamente vi lascio il piacere di scoprire, ma soprattutto di prendere.

Get Even non è infatti uno di quei giochi da godersi “spaparanzati” sul divano con una birra gelata al proprio fianco; al contrario, è un titolo cerebrale che basa tutta la sua esperienza ludica su un intreccio narrativo importante e una componente audiovisiva che supporta unicamente questo elemento. Il tutto ovviamente all’interno di un contesto che ha, di base, una fortissima anima horror…cosa che ovviamente mi ha disturbato parecchio! 

Sì, perché vi assicuro che ascoltare e vedere in movimento Get Even (ma soprattutto ascoltare!) è una vera e propria gioia. L’ OST composta da Olivier Deriviere è di una bellezza rara, sempre calzante con il contesto narrativo, ficcante e in grado di regalare quel pathos che molti giochi, spesso, si dimenticano di trasmette.

Tutto figo quindi? no, ovviamente no.

Per godere appieno un titolo che merita di essere giocato (e questo lo dico a scanso di equivoci) bisogna scendere a patti con un gameplay tutt’altro che brillante.

Le fasi di shooting sono più legnose delle mie performance al tiro a segno del luna park, e l’intelligenza artificiale che governa i nemici (tutti probabilmente addestrati da Superman) rovina, in parte, l’approccio stealth offerto dal gioco. Il cono visivo delle guardie è davvero esagerato, e mi è capitato più di una volta di essere visto a distanze siderali. 

Non va poi dimenticato che il frame rate, almeno su Xbox One, non è mai stato particolarmente stabile. Un vero peccato perché a livello di varietà, e di qualità visiva delle ambientazioni, il gioco non mi ha per nulla deluso.

Fortunatamente le fasi di shooting non sono poi così marcate all’interno dell’esperienza, e questo mi ha permesso di godermi un titolo particolare, sicuramente non per tutti, ma allo stesso tempo in grado di distinguersi dalla massa!

Un gioco che quindi va preso per il giusto verso. Va assaporato nell’ottico pensata dagli sviluppatori, ma soprattutto, non deve essere pensato e giocato come un FPS puro. Il rischio in questo caso, è davvero molto alto!

SÌ O NO?

Una domanda difficile, molto difficile.

Sbilanciandomi io vi dico sì. Il titolo, seppur con dei limiti strutturali che ho segnalato senza particolari indugi, è uno di quei prodotti in grado di farti amare la trasversalità e la profondità narrativa che i videogiochi possono toccare.

Se non siete sicuri di quello che sto dicendo, magari provate ad aspettare un abbassamento di prezzo, ma il mio consiglio rimane integro e solido: giocatelo, non ve ne pentirete!

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About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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