Se da un lato si sente il bisogno di nuove ip corpose, accompagnate da una trama smisurata ben raccontata, dall’altro a volte ci si dimentica che quello dei videogiochi è un mondo fatto di distrazioni e relax. Abbandonare quindi lo schema sfidante di certe produzioni può diventare vitale, soprattutto per quei giocatori che hanno sempre meno tempo a disposizione utile a seguire il proprio medium preferito.

Sotto questo punto di vista Volition, la casa di sviluppo alle spalle di Saints Row, ha sempre mantenuto un certo “candore” dietro alle proprie produzioni, lasciando molto più spazio a una comicità scanzonata e leggera (senza nulla togliere al gameplay, sia ben chiaro) piuttosto che a scrivere trame districate alla Skyrim.

Agents of Mayhem prende il meglio dei due mondi. O quantomeno, ci prova, dando fondo alle conoscenze videoludiche dei ragazzi di Volition al fine di creare una sorta di free-roaming in terza persona, condito da elementi ruolistici legati allo sviluppo del personaggio. Cosa possiamo dirvi di questa offerta adattata nello stesso universo di Saints Row?

Una Battuta tira l’Altra

Il sempreverde scontro tra il bene e il male questa volta viene incarnato dalla Mayhem, multinazionale creata allo scopo di dare la caccia ai cattivi cervelloni, contro la Legion, una lega di gentiluomini con l’intento di obliterare intere nazioni nel mondo. Grazie ad una serie di filmati introduttivi, girati con la grafica di un anime giapponese, apprendiamo che il grosso del conflitto ha luogo in una futuristica Seoul, dove i nostri agenti vengono schierati per bloccare i piani di conquista del temibile Dottor Babylon, un pelatone al servizio di un improbabile super cattivo chiamato Morningstar (il che è già tutto un programma).

Partendo dall’immancabile missione tutorial, dove è possibile imparare le basi della configurazione comandi proposta, il giocatore riesce a districarsi serenamente tra un incarico e l’altro, imparando fin da subito tutto quello che c’è da sapere al fine di padroneggiare il gioco, e le sue regole, senza la minima difficoltà.

Agents of Mayhem Cover

Trattandosi di uno shooter in terza persona accompagnato da elementi ruolistici particolarmente interessanti, ogni personaggio (o agente) presente nel roster è munito di un proprio kit di mosse personalizzate, ognuno pronto a variare l’utilità sul campo a seconda del nemico da affrontare e battere.

Niente di troppo impegnativo, anche se sono presenti almeno una decina di difficoltà pronte a mettervi alla prova, soprattutto perché sin dall’inizio è possibile schierare una squadra di tre elementi, di cui è possibile decretarne la sconfitta (o game over) solamente quando saranno tutti e tre sconfitti.

Parlavamo di abilità personalizzate e differenti? Ebbene, ogni personaggio può accedere ad un diverso background, arma e abilità finale, ognuna utilizzabile con un particolare cooldown, per effettuare danni devastanti e multipli se usate con il giusto timing.

Nella nostra prova sul campo abbiamo usato Fortune, allegra aviopirata utilissima per gli scontri a fuoco più frenetici, accompagnata in team dall’arciera Rama e dall’hooligan RedCard (questi due li abbiamo sbloccati dopo). Usati in sinergia tra loro si sono rivelati particolarmente efficaci, dato che la prima ha un rateo di fuoco estremamente veloce, incentivato dalla possibilità di stun frequente, mentre la seconda può colpire con le sue frecce in modo letale, perforando persino gli scudi dei propri avversari. Il terzo chiude il cerchio, seminando distruzione come un dio della guerra in pantaloncini attillati.

Potendo cambiare i personaggi in velocità grazie alla pressione delle frecce direzionali sinistra e destra, il gioco vola che è una meraviglia, ed ogni missione proposta (giocata alla difficoltà consigliata) si è rivelata particolarmente semplice da gestire. Certo, non si può andare a sparare alla cieca, questo mi sembra chiaro. Oltre alla main-quest, e ad altre side, il gioco si riserva anche una certa tempistica al fine di personalizzare e livellare non soltanto i personaggi, ma anche la base operativa della Mayhem.

Free Roaming … un po’ ripetitivo

Il nodo che viene al pettine è messo in risalto dalla struttura esplorativa del gioco. Sembra infatti che la Seoul futuristica creata dagli sviluppatori nasconda un certo numero di magagne in termini di alternative, visto e considerato che la maggior parte delle costruzioni esplorate mostrava lo stesso, identico, level-design utilizzato per il precedente.

Questo si traduce in un pesantissimo appiattimento dell’offerta, ulteriormente castrato da una struttura missioni tutta da perfezionare. Parliamo ad esempio delle missioni necessarie a sbloccare i nuovi agenti. Tutto parte da una missione standard dove bisogna fronteggiare un’orda di nemici quasi sempre uguale (persino gli avversari vengono cadenzati con la stessa metodologia tutte le volte), poi si entra in possesso del nuovo agente, se ne osserva la storia tramite un filmato animato, poi si affronta una missione più o meno lunga dove ne vengono presentate le caratteristiche nel dettaglio.

Le sezioni all’interno dei laboratori della Legion sono le più piatte mai viste. I corridoi sono sempre, e dico sempre, gli stessi, ed è una cosa a dir poco incredibile da constatare in un gioco di quest’ultima generazione. Stessa cosa, un po’ meno evidente, per le missioni in esterna. Seoul è molto bella, soprattutto per i suoi scorci futuristici, ma all’ombra mostra una mole di strade quasi tutte uguali, popolate da qualche mezzo di trasporto ed altrettanti –pochi– civili sui marciapiedi.

Level Up!

Tolti i difetti suddetti, il gioco offre comunque una serie di chicche perfettamente in linea con la serie di attività collaterali presente in qualsivoglia open-world. Oltre a far salire il vostro personaggio, level-up dopo level-up, il giocatore può guadagnare esperienza e soldi al fine di costruire gadget da far utilizzare sul campo ai propri agenti, seguiti da una serie di power up ghiotti dedicati a mezzi di trasporto, nuove tecnologie, ricerca informazioni per l’intero globo e molto altro ancora.

Peccato, tanto per restare in linea con il tema affrontato poco sopra, che l’unica area open-world esplorabile sarà quella di Seoul, nessun’altra.

Di obiettivi secondari ce ne sono a bizzeffe, senza contare che ogni agente può portare avanti una propria questline di missioni utili a conoscerne il background. E questo, almeno in termini di longevità, giova al titolo regalando al giocatore un minimo di profondità, seguita da una serie di chicche segrete tutte da scoprire nella città di Seoul.

Agents of Mayhem Cover

Considerazioni a piè di pagina

Il gioco rimane in linea con i titoli prodotti da Volition, servendo purtroppo il fianco ad una ripetitività piuttosto ingombrante, che ne appiattisce il gameplay regalando ai giocatori un feedback abbastanza negativo. Un vero peccato, perché in termini di irriverenza e comicità il titolo sa farsi veramente apprezzare. Provare per credere, anche se io aspetterei i saldi per comprarlo in digitale in un secondo momento.

About Author

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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