Comprendo benissimo che intitolare un articolo con “il retro che funziona” può far male intendere la natura delle mie intenzioni ma, oltre a sperare che il vostro –di retro– funzioni alla grande, spero che possiate condividere e ragionare insieme a me/noi su quello che sta capitando da un po’ nel mondo videoludico e cinematografico.

Ho già parlato in passato della possibilità di vedere pubblicati vecchi giochi in una veste più contemporanea, ma le idee sono così tante (forse al pari della mia età anagrafica moltiplicata per mille) che è difficile elencarvele su carta digitale al fine di sottoporvele tutte senza dimenticare nessuno.

Tutto è iniziato con Monkey Island, grazie ad una Special Edition che mi ha fatto piangere mentre insultavo qualche pirata con un’incalzante “Ho parlato con scimmie più educate di te”, ma poi il mood ha preso il sopravvento con altri titoli ugualmente divertenti, nonché provocatori di feels a rotta di collo. Quante persone sono state inghiottite dalle Enhanced Edition di Baldur’s Gate? O quanti, invece, si sono rigiocati milioni di junction nella versione HD di Final Fantasy VIII su PC?

Di bit sotto i ponti ne sono passati a iosa e arrivati sino ad oggi, con un monte ore invidiabile gettato nel marasma dei videogames, vediamo pubblicare un gioco con protagonista un bandicoot antropomorfo, mentre in rete comincia a girare già una sagoma del drago Spyro. Tutto questo aspettando ferragosto per rivivere in prima persona le avventure di Terran, Protoss e Zerg grazie alla remastered del primo StarCraft.

Vecchi come Nuovi Star

Ohhh yeaahhhhh!

Ma cosa sta veramente succedendo? Sto per enunciarvi la scoperta dell’acqua calda: il mercato sta andando avanti come la moda, tirandoci in faccia Ray-Ban a goccia e pantaloni risvoltinati che “otto sotto un tetto fermate proprio”.

Si, perché alla fine il format funziona se fatto con il cervello sulle spalle, si perché in un certo senso il videogiocatore –de na certa– anela dentro di sé la possibilità di rivedere un titolo che gli ha segnato l’infanzia rifatto a modo, si perché tutti noi degli anni 80-90 ci siamo comprati senza passare dal via Day of the Tentacle e FullThrottle rimasterizzati (ah beh, c’è pure Grim Fandango oh).

E si, anche perché molto spesso non ci piace troppo quello che vediamo oggi, e così andiamo a chiuderci nelle nostre sicurezze come un bambino nel lettone di mamma e papà. Il punto è questo: oggi molti publisher sperimentano tantissimo, ma perdono sempre più frequentemente di vista le reali volontà dei giocatori, al punto di fare sempre più spesso cadute di stile che trainano polemiche estremamente sterili.

Quindi la soluzione quale potrebbe essere? Secondo il mio modesto punto di vista, fare un semplice rapporto 1:1.

Vecchi come Nuovi IndyLe nuove IP possono avere il loro spazio sul palco al pari delle vecchie, senza dover a tutti i costi sgomitare per vedere cosa tira di più e cosa tira di meno. Vorreste dirmi, senza peli sulla lingua, che se annunciassero una versione rimasterizzata dei titoli LucasArts di Indiana Jones la gente non se li comprerebbe? Basti vedere quello che è successo con Thimbleweed Park, il fenomeno retrogaming ha spopolato anche tra i casual gamer, fattore che fa ben sperare sulla qualità del prodotto che viene giocato.

L’esperimento portato avanti dalle software house, tra remastered e affini, che hanno riportato alla vita vecchie glorie, può servire da ponte per far salire sulla barca tante produzioni che meritano di tornare tra di noi. Legacy of Kain? Silent Hill? Donkey Kong? Ce ne sono moltissimi eh!

La speranza è l’ultima a morire, dicono, ma nel caso di un amante incallito dei videogiochi di una volta, sapere che l’occhio dei publisher e dei giocatori è puntato anche in quella direzione mi fa vivere meglio. Ma tanto tanto, credetemi.

About Author

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

Parlane con Playcorner!