Quando ho giocato per la prima volta a Tekken avevo 12 anni, frequentavo le medie ed ero fissato per il Tae Kwon Do. D’altronde, potreste biasimarmi? Il periodo era quello dei picchiaduro più hardcore, riuscivo ad alternarmi tra Street Fighter sul Game Boy e Mortal Kombat sul Super Nintendo, ma c’è voluto un bel po’ di tempo prima di spostarmi sulla PSOne per giocarmi Tekken ed affini.

Oddio, ora che ci penso, c’erano anche le sale giochi dove potevi menare le mani su cuscinetti veri mentre sputacchiavi rumori molesti in rima baciata:

Ok, la mia maglietta non è mai esplosa mostrando le sette stelle di Hokuto, ma scommetto che anche voi –se ci avete giocato– spostavate i guanti in dotazione dicendo: “Ehy, questa è roba da pappamolle”.

Eravamo praticamente circondati. Anche il cinema cercava di foraggiare a più non posso questo vento di passioni, con Van Damme che prendeva a calci le palme mentre Robin Shou difendeva la Terra dall’invasione del regno di Outworld.

Tekken 7 Cinema

Non so dire se eravamo fomentati, ma sicuramente il videogioco aveva un peso più “passionale” nello scorrere dei pomeriggi, soprattutto in quelli passati con gli amici a cercare di fare uno Tsunami Kick alla perfezione. Per questo scrivere un articolo su Tekken la considero una roba più di pancia, che di critica videoludica, motivo per cui spero perdonerete le mie prese di posizione totalmente personali.

Dal 1995 la saga ideata da Hajime Nakatani ha coinvolto non so quanti giocatori grazie al suo successo planetario, fornendoci il roster più improbabile di lottatori pronti a scontrarsi, senza esclusione di colpi, al fine di ottenere il tanto agognato trofeo di King of Iron Fist Tournament.

*INSERT COINS*

Arrivati ad oggi, con un settimo capitolo alle spalle e tanti lottatori muniti di dentiera, sembra che finalmente gli sviluppatori abbiamo pensato di porre la parola fine ad almeno una delle, tante, storie presenti all’interno della saga. C’è stata la rivalità tra Hwoarang e Jin Kazama, l’emulo dell’Uomo Tigre “che lotta contro il male”, liti familiari tra sorelle bone e figli incompresi, c’è tanto Beautiful nel teatro di Tekken da far impallidire qualsiasi produzione di romanzi intrecciati a doppia mandata, manco parlassimo del Nodo Gordiano.

Ma sarà possibile scioglierlo, senza intonare blasfemi canti gregoriani, oppure ci toccherà farlo come Alessandro Magno? Scopriamolo insieme.

Tekken 7Il titolo, partendo dalla primissima voce del menu di gioco, offre la famigerata Saga dei Mishima, una story mode scritta un po’ alla buona che ci coinvolge nel radicato scontro tra Heihachi e Kazuya. Dico radicato perché avendone viste di tutti i colori, tra demoni imperituri e figli maledetti, mi aspettavo di arrivare ad oggi con una botta di gomito decisiva ed incisiva. Cosa che invece non avviene, purtroppo, complice anche l’inserimento poco incisivo di alcuni personaggi (Kazumi e Akuma), i quali vengono solamente abbozzati senza una vera e propria caratterizzazione.

Finita la storia, nonché messi da parte i dilemmi familiari, il focus poi si sposta sugli altri lottatori non direttamente coinvolti nella pantomima, che devono quindi scriversi un proprio capitolo in una serie di Episodi Personaggio, essenzialmente gestiti da un singolo combattimento che dovrebbe spiegare le ragioni di iscrizione al torneo (e qualcosa di più). Intelligente come mossa, anche perché ricordo la fatica che dovetti compiere in Tekken 3 per vedermi tutti i finali!

Dopo aver dato battaglia ai vostri avversari nella modalità storia, sappiate che il divertimento è solo all’inizio. Ci sono infatti tutta una serie di modalità a corredo che diluiscono oltremodo la permanenza sul ring, come ad esempio la Battaglia Tesoro e la tanto desiderata Battaglia Online. Bisogna dire che mentre la prima funziona ottimamente per farmare soldi da spendere in un market, così da comprare oggetti e customizzare il vostro personaggio, la seconda per imparare a lanciare maledizioni voodoo a seconda dell’esito dello scontro.

Anche perché a rendere un po’ più hardcore l’esperienza ci pensano alcune lievi modifiche nel gameplay, che essenzialmente vogliono aggiungere un po’ più di suspense allo scontro grazie a due particolari mosse: la Rage Art e il Power Crush. Se la prima serve a scagliare un potente colpo speciale, quando la vita del nostro alter ego è però molto bassa, la seconda invece permette di infliggere danni counter, operando quindi un’opera di disturbo sulle combo del vostro avversario. È solo una questione di .. timing! (perdonami Jack).

Un peccato, forse solo dal mio punto di vista, la mancanza delle battaglie Tag, le quali secondo me aggiungevano quel pizzico di brivido in più allo scontro, coadiuvato dal saper sfruttare le mosse del compagno al momento del change. Venivano fuori dei tornei casalinghi da brivido, roba che si chiudevano amicizie lunghe decenni eh!?

Chiudo citandovi la grafica del gioco, la quale sembra essere stata completamente rivista grazie alle nuove tecnologie per essere supportata dal motore grafico Unreal Engine 4, pesantuccio in alcuni casi ma comunque estremamente gratificante nel momento in cui ci si trova nello scontro, visto che ogni colpo viene esaltato da effetti particellari veramente da capogiro.

Tekken 7

Considerazioni a piè di pagina

Molto spesso mi trovo a criticare qualsiasi cosa resti su questa terra per più di tre capitoli. Ma quando mi trovo davanti a prodotti come Tekken, capaci di reinventarsi al punto di trasformare una scazzottata in un vero spettacolo per gli occhi, allora un occhio posso pure chiuderlo. Anzi, li chiudo tutti e due va! (E scelgo ovviamente Eddie).

About Author

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

Parlane con Playcorner!