Dopo la gustosa anteprima di Fire Emblem Echoes (che potete trovare qui), mi ritrovo, dopo un fruttuoso weekend passato sul mio 3DS a darvi i pareri finali su questo titolo.

Era il 1992, Nintendo e Intelligent Systems rilasciano il secondo e ultimo titolo della saga Fire Emblem su NES, o per meglio dire Famicom, visto che il gioco ha avuto distribuzione solo in Giappone.

Fire Emblem Gaiden nasce come spin-off di Shadow Dragon, forte del grandissimo successo commerciale avuto proprio da questo titolo (d’altronde Gaiden in giapponese vuol dire “side story”).

fire Emblem Gaiden

Come era un tempo….

E i 25 anni si sentono tutti, soprattutto per quanto riguarda le meccaniche di gioco, che a differenza dei titoli ultimamente usciti (come Awakening o Fates/Conquest), non risulta fluida e ben bilanciata (sia ben chiaro che bilanciata non vuole dire assolutamente facile), ma spesso e volentieri ci si ritrova con sfide molto difficili, se non addirittura al limite dell’impossibile, quando la battaglia precedente è stata invece una passeggiata.

Per quanto mi riguarda, bisogna tessere le lodi di Nintendo e Intelligent Systems che hanno voluto rischiare nel mettere sul mercato un remake di un titolo che effettivamente pochi di noi potrebbero aver giocato in vita loro (oltre che per la distanza temporale, anche per una questione di lingua, visto che l’unica possibilità di averlo in lingua inglese era quello di affidarsi a qualche patch amatoriale su qualche emulatore, non proprio il massimo) e che ci hanno permesso di goderci nuovamente questo capitolo perché la storia di Fire Emblem Echoes è il vero punto di forza di questo titolo.

Fire Emblem Echoes

….e come e’ invece oggi!

Infatti l’intrecciarsi delle vicende di Alm e Celica lungo i 5 capitoli che compongono il gioco, ci terrà attaccati al piccolo schermo del 3DS fino a fine avventura (e non vi dirò altro sulla trama in quanto non vorrei in nessuna maniera rovinare l’esperienza di gioco a chiunque voglia affrontarla).

Grandissimo lavoro è stato fatto nel restyling grafico del gioco (e come al solito, da cosplayer, vorrei portare almeno metà dei personaggi a qualche fiera con qualche gruppo) e per quanto riguarda la sezione testi e audio (non ho notato nessuno strafalcione in italiano e tutte le cutscene sono doppiate in un inglese perfettamente comprensibile). Oltretutto il numero di personaggi da reclutabili è veramente altissimo, lasciando spazio a mille setup per ogni battaglia (soprattutto in fase esplorazione dungeon), senza considerare il fatto che è possibile esplorare tutte le relazioni tra i personaggi utilizzando il famoso support system.

Fire Emblem Characters

La cura dei personaggi è favolosa, come sempre nei titoli Fire Emblem

A differenza di altri titoli della saga, il mondo di Valentia è liberamente esplorabile (un po’ come accadeva in Final Fantasy Tactics o lo stesso Awakening) attraverso gli spostamenti tra nodi fissi sulla mappa, con la possibilità di visitare villaggi e dungeon in qualsiasi momento.

Dal momento in cui inizieremo a mettere mani sui due eserciti (comandati ognuno dai due eroi a disposizione), dovremo fare molta attenzione alle unità erranti che potrebbero attaccare uno dei due schieramenti mentre ci stiamo muovendo con l’altro (e non potendo preparare la disposizione dei personaggi prima dell’inizio del combattimento, rischiando di perdere qualche unità al primo turno senza poterci fare molto).

Le unità erranti inoltre costituiscono il modo con cui poter livellare le nostre unità quando incontreremo qualche piccolo “muro” (non ne ho sentito l’esigenza, se non per qualche sidequest).

Altre tre feature sono presenti nel gioco che non avevo avuto modo di provare nella preview.

La prima è la possibilità di intraprendere le appena citate sidequest.

Come avevo già accennato, l’esplorazione dei luoghi è “attiva” e parlando in giro con gli NPC che incontriamo nei castelli o villaggi che potremmo triggerare l’inizio di qualche missione secondaria (il più delle volte si risolvono in un semplice trova oggetto nel posto x e riportalo al quest giver).

Sebbene non fondamentali per il completamento del gioco, garantiscono sfide aggiuntive (anzi, tra i fight più difficili che ho dovuto affrontare, sono proprio quelli trovati durante l’espletamento di queste sidequest) e aggiungono spessore e ore di gioco complessive. Proprio per il grado di sfida superiore, risulta utile a volte utilizzare le unità erranti che ho già citato precedentemente, per potenziare i nostri pg e non soccombere a one-shot inevitabili (capiterà che per superarle anche avere un HP in più può far la differenza tra il completamento della missione senza perdite o meno, e i fan della saga sanno di che sto parlando).

Fire Emblem Farming

Mi è sfuggita di mano la situazione….

La seconda feature è quella della forgiatura, uno dei tratti distintivi dei titoli Fire Emblem.

Visitando alcuni villaggi ci si può imbattere in una fucina che ci permette di upgradare le armi che troviamo, spendendo i marchi d’argento e oro che troviamo durante l’esplorazione nei dungeon, come drop di nemici o reward da alcune sidequest.

Alcune armi, una volta raggiunto un livello di upgrade minimo richiesto, possono essere trasformate in altre armi (ad esempio possiamo trasformare una spada maledetta in una spada forte o viceversa), ricordando che le abilità speciali che un personaggio può imparare derivano proprio dall’uso continuato di un’arma piuttosto che un’altra (e quindi avere la possibilità di sbloccare diverse abilità, aumentando il grado di personalizzazione del personaggio, rimanendo però vincolato alla tipologia di armi che può brandire).

Come sempre il gioco è avaro nell’elargire la moneta richiesta per l’upgrade delle armi (e dobbiamo ringraziare che non ci sia il deterioramento delle stesse, uno dei punti cardine dei titoli successivi della saga), quindi, a meno che nei DLC a venire non ci siano mappe per grindare, bisogna scegliere con cura quale equipaggiamento migliorare e quale no.

L’ultima feature è quella della Ruota di Mila.

Durante i fight si può riavvolgere il tempo (un numero limitate di volte, dipendente dal numero di ingranaggi ritrovati durante il gioco) per cambiare il corso di un combattimento sfortunato (un critico di un avversario, un miss di troppo e così via). Ovviamente nel caso in cui la vostra strategia fosse sbagliata non ci sarà rewind temporale che vi possa salvare e a quel punto vi conviene caricare l’ultimo save e ricominciare.

E’ vero che il gioco presenta sbalzi di difficoltà a volte esagerati (e qui la Ruota di Mila aiuta non poco), ma per chi è appassionato alla saga (o anche solo al genere) l’acquisto è caldamente consigliato (e magari anche nella versione Limited di cui vi ho già parlato nella preview). D’altronde a sfide impossibili siamo già stati abituati con la modalità Lunatic+ di Fire Emblem Awakening.

Fire Emblem Limited

Ecco il contenuto della versione limited!

Piccolo appunto finale: è vero che per lungo tempo Fire Emblem Gaiden, è stato considerato il “peggiore” del franchise, ma bisogna riconoscere tutti i meriti che questo titolo ha avuto nel futuro della saga: infatti troviamo la mappa liberamente esplorabile o le promozioni delle unità legate alla classe come accade in Sacred Stones e Awakening, le armi non deteriorabili come in Fates e soprattutto il support system tra i personaggi, diventato un vero e proprio simbolo distintivo di Fire Emblem (su cui molti giocatori hanno scritto pagine e pagine di guide su come gestire a meglio tutti i rapporti per avere i migliori risultati possibili nella creazione delle seconde generazioni). Forse l’assenza più pesante è quella del “weapon triangle“, che rende molto più strategiche e ragionate le battaglie.

 

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Spazia in tutti i campi dell'universo nerd: videogiochi, comics, manga, serie tv, board game, GDR senza tralasciare una vera e propria ossessione per il calcio (e il fantacalcio) e altri sport in maniera minore. Cosplayer a tempo perso, talvolta si ricorda anche di lavorare e molto più raramente di dormire.

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