Onestamente ero convinto che Prey fosse morto. Dopo la cancellazione di Prey 2, il brand poteva tranquillamente abdicare a favore magari di qualche nuova IP, e non ci sarebbe stato nulla di male. Bethesda invece non ha deciso solamente di rilanciare, ma l’ha fatto con un bel all-in.

Si riparte quindi da zero, con i ragazzi di Arkane (Dio li benedica per quella figata di Dishonored 2) a capo dello sviluppo e un certo Chris Avellone (davvero vi devo spiegare chi è costui?) come consulente nella stesura della componente narrativa di questo reboot.

TALOS I, AMORE MIO

Ventisette ore di gioco. Quasi tutte le quest secondarie completate. Qualche bug da bestemmia vera. Un post credit da estasi videoludica. Due finali visti (ma barando leggermente). La pace dei sensi e l’amore verso il videoludo intero.

Volessi essere estremamente conciso, in queste due righe avrei riassunto non solo la mia esperienza ludica, ma anche quella emozionale provata giocando a questo Prey. Però non basta, nossignori.

Voglio prendermi il tempo che serve per dirvi perché Prey, al netto di problemi che non vi nasconderò, rappresenta uno di quegli step, all’interno del settore, che dimostra che c’è ancora speranza, crescita, voglia di offrire esperienze complete a 360°.

“Per costruire il presente ed il futuro, non bisogna mai dimenticare il passato”, quanta saggezza in un questa frase; saggezza che è stata sicuramente estrapolata con il contagocce dai ragazzi di Arkane e profusa all’interno di ogni singola linea di codice di questo titolo.

Pad – o mouse e tastiera –  alla mano girovagando per Talos I, in base alle primavere sulle vostre spalle, non vi verrà troppo difficile riportare la mente e il vostro cuore a titoli che hanno fatto la storia di questo settore come System Shock, Half-Life o il più recente Bioshock.

La forza di Prey sta però nell’aver costruito un ambiente e un gameplay decisamente carismatico, che parte in sordna, quasi fosse un diesel, per poi esplodere e rapire l’anima di chi sta giocando, fino a portarlo all’estasi di un finale che non solo vi stupirà ma…naaa, non ve lo dico: scopritelo voi!

Talos I è un luogo cupo, infetto, perfido e pericolo; una stazione spaziale che nasconde molti più segreti di quelli che possiamo immaginare, alieni da combattere e un sacco di luoghi da scoprire. Questo viene permesso al giocatore non solo da una trama principale ben raccontata, e con i colpi di scena piazzati strategicamente nei momenti giusti, ma anche e soprattutto da una serie di missioni secondarie che vi chiederanno di tornare più volte in ogni singola location, esplorandola a fondo.

Senza dimenticare che si va anche nello spazio signori, con alcune sequenze che mi hanno fatto esclamare:” Gravity scansate!“. 

Al di là delle mille speed run che state vedendo in questi giorni su YouTube, l’esplorazione è  l’unico modo valido per assaporare al meglio questa esperienza videoludica. Entrate in una stanza: osservate, curiosate, non fatevi sfuggire nessun indizio. Non correte, perché distogliere lo sguardo da ogni singolo dettaglio -citando una nota pubblicità – “vi fa godere solo a metà”.

Vi posso assicurare che durante la mia run ero sempre e costantemente alla ricerca di tutto quello che era nascosto in ogni singolo cassetto, riempiendomi la tuta di un sacco di cose che avrei poi successivamente smaterializzato perché completamente inutili.

Mi sono appassionato a Morgan Yu ( il protagonista del gioco) e alla vicenda che vede coinvolto suo fratello e molti membri del personale Transtar che lavora sulla stazione spaziale. Più di ogni altra cosa però, mi sono divertito a sperimentare, perché è questo – a mio modesto parere – che ha permesso a Prey di ritagliargli un angolo nel mio cuore pulsante e pixelloso.

MA QUESTO POTERE COSA FA?

A differenza di quello che la gente può immaginare, il gioco di Arkane NON è un FPS.

Si tratta di una avventura in soggettiva con elementi sicuramente da FPS, ma conditi da una consistente e influente dose di GDR. Morgan, grazie alle neuromod, può infatti potenziare le abilità che sono divise in due grossi tronconi: umane e aliene.

Le prime portano vantaggi che vanno dalla vita, al “mana” o alla fatica potenziate, oppure ad abilità di hacking o riparazione che possono tornare utili in più di una situazione; le seconde invece, vi doteranno di poteri alieni decisamente devastanti. Alcuni esempi di una serie di rami abilità corposi e sopratutto variopinti.

I parametri da tenere sotto controllo sono e sempre tre: vita, integrità della tuta e Psi (la materia neurale che attiva i poteri alieni) senza dimenticare ovviamente munizioni, medikit e molti altri oggetti. Fortunatamente la base di Talos I è disseminata di operati e macchinari di riciclo e creazione di progetti.

I primi vi cureranno automaticamente interagendo con loro; i secondi invece vi permetteranno di smaterializzare tutte le “cianfrusaglie” per trasformale in qualcosa di più utile come: munizioni, medikit, ricariche Psi e così via…

In base a quanto e come potenzieremo il personaggio si apriranno un sacco di strade alternative nell’approccio ad ogni singolo momento del gioco.

Ed è qui che torna con prepotenza la parola sperimentazione. 

Nulla ha una strada univoca, non esistono modi unici per sconfiggere le varie tipologie di alieni (dai veloci e bastardi mimic, fino agli spettri elettrici o infuocati), come non esiste un solo modo per accedere ad un computer, ad una stanza ad un terminale o a qualsiasi strumento che compone Talos I.

Immaginate la stazione spaziale come una sorta di parco giochi, in cui la vostra mente è libera di esplorare ogni tipologia di interazione con ambiente e nemici. Ecco, vi sarete, più o meno, fatti un’idea su questo Prey.

C’è un però, e non è da sottovalutare.

Per arrivare a questa estasi, dovrete superare lo scoglio delle prime ore di gioco, e questo perché all’inizio prendere confidenza con il macchinoso modello di shooting non è per nulla un gioco da ragazzi. Agiterete la vostra chiave inglese esattamente come le vecchiette agitano l’ombrello per rimproverare qualcuno.

Avrete qualche difficoltà nel prendere quei gran bastardi dei mimic, ma, una volta entrati in possesso del cannone gloo (una schiuma che si espande e blocca, per qualche tempo, i nemici) e delle prime neuromod, tutto risulterà meno macchinoso.

Inoltre, giusto per essere onesto fino in fondo, nella versione Xbox One giocata da me, ho notato tempi di caricamento non proprio agilissimi, e dei bug che (pur non rovinando l’esperienza di gioco) è giusto che io segnali. L’unica cosa veramente fastidiosa, per quanto mi riguarda, è stato un frame che in alcuni momenti ha inciampato un pochettino.

Tutte cose che piano piano si assottigliano davanti ad una esperienza di gioco che soddisfa come poche altre. Ve lo posso assicurare.

CONCLUSIONI FINALI

Prey non è un titolo perfetto, ed è veramente difficile che qualcosa possa sbilanciarsi in una affermazione del genere. Nella sua imperfezione però, il titolo di Arkane Studios, dimostra quanto studio e quanta dedizione sono stati profusi in questo progetto, per trasformalo in un’esperienza ludica appassionata, appagante e in grado di abbracciare i videogiocatori che vogliono sostanza e godimento. Se amate i videogiochi con la V maiuscola, non fatevelo assolutamente scappare…adesso scusate, Talos I chiama!

 

 

 

About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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