Partiamo dal fatto che il mondo dei jRPG non mi è mai andato a genio e continuiamo con l’utile, sempreverde, ricorrente plot twist che porta un videogiocatore come me a ricredersi. Mi sono ripetuto più volte che un gioco come Persona non faceva al caso mio, vi giuro che l’ho fatto!

Ma dopo averci cominciato a giocare, venendo rapito da uno stile mozzafiato che deve fare scuola (con una sua materia dedicata), ho notato che i ragazzi di Atlus hanno lavorato a fondo al fine di rendere convincente il titolo anche per il mercato occidentale. E questo sforzo ha fatto sentire un “gaijin” come me a proprio agio. Un po’ come quando ho giocato a Yakuza qualche mese fa.

Imparo, Imparo, Imparo!

Questo è stato il mio motto quando ho cercato di darmi un’infarinatura sul gioco. Il franchise Persona è stato estrapolato al tempo che fu dalla serie Megami Tensei (un’altra robetta ultra japfag) che ad oggi, capitolo dopo capitolo, si è ritagliato un ruolo determinante per il developer nipponico nel mercato dei giochi di ruolo. Dopo otto anni di silenzio radio, la casa di sviluppo si è decisa a pubblicare questo chimerico, inedito, quinto capitolo, aggiornando alcuni meccanismi senza però intaccare l’identità del brand.

Dal primo momento che ho lanciato il gioco, mi sono accorto di una cosa importantissima: ti deve proprio piacere tanto leggere. Ed infatti, andando avanti nella narrazione di una storia piuttosto arzigogolata, gli eventi prendono pieghe sempre diverse nel corso del racconto, cercando di acquistare una connotazione fortemente crime story.

Il tutto viene supportato da un comparto visivo a regola d’arte, una primizia che alterna scene dell’anime con sequenze ingame, che introducono innumerevoli particolari grazie ad una scelta di stile originale ed inebriante, che da solo riesce in qualche modo ad alleggerire il carico catturando lo sguardo (e non solo, viste le musiche) in un turbinio di effetti scenografici.

Persona 5 Anime

Certo, magari la grossa mole di dialoghi non sottotitolati in lingua italiana possono risultare pesanti da leggere, ma in un gioco come Persona 5 vi consiglio di farlo, perché leggendovi tutto potrete partecipare alla narrazione costruendovi un vostro background, dando una piccola definizione personale al vostro alter ego, investendo contestualmente sullo sviluppo delle sue qualità caratteriali. Nel gioco è possibile intrattenere relazioni con moltissimi png sparsi per la mappa, senza contare che i rapporti stabiliti con quest’ultimi (o con i vostri compagni) potranno migliorare la vostra vita notturna da ladro, magari sbloccando anche abilità uniche dei vostri Persona. Arrivando infatti ad un determinato livello, grazie alle risposte giuste sia ben chiaro, il nostro alter ego potrà sbloccare bonus, servizi, abilità di combattimento e molto altro ancora.

Parlavamo di background qualche riga sopra, non è vero? Ebbene, Persona 5 inizia e procede su una strada piuttosto autorevole, considerato che mette sul piatto della bilancia dinamiche sociali che vorticano dall’emancipazione giovanile, alla violenza ed alla perversione, solo per arrivare a contesti comuni più odierni presi senza doppi sensi dal Giappone dei giorni nostri. Dopo aver difeso una ragazza dalla violenza sessuale inflittagli da un uomo potente, veniamo denunciati con tanto di macchia sulla fedina penale e uscita su libertà vigilata.

Ed in un paese dove l’attaccamento alla forma, allo stato sociale, è praticamente tutto, vi spiegherete un po’ l’imbarazzo, nonché la natura taciturna del protagonista.

Eppure, tolto il background da picchiatore degno di entrare negli Onibaku di Shonan, l’aspetto che lo contraddistingue dai ragazzi della sua età è una particolare applicazione installata sul suo smartphone, capace di trasportarlo in una dimensione parallela costruita dalle percezioni della gente comune. Lo chiamano Metaverse. Ed in qualche modo tale universo, se ben esplorato, può cambiare la realtà. Basta saper trovare le stanze giuste, parafrasando le parole della piccola gatta parlante Morgana. Ed in questo turbinio di palazzi dove il simbolismo se la comandae non poco– il giovane Joker si cala nel ruolo di ladro, rubando quei tesori che in realtà rappresentano la base malevola delle persone potenti. Privati di questo sentimento malvagio, questi ultimi sono costretti a fare i conti con sé stessi, così da redimersi (la speranza è quella no?).

Quello che più mi ha colpito del gioco è stata la sua instancabile narrazione, che riesce ad alternare il ritmo senza mai perdere mordente grazie ad una serie di dungeon (nel metaverse) intervallati da frammenti della vita quotidiana, con momenti clou dettati dal ritorno nella sala degli interrogatori, ruolo di partenza della nostra storia.

Oltre ad una storia bellissima, il gioco regala sequenze di combattimento molto dinamiche, chiaramente accompagnate dai Persona, entità soprannaturali che rappresentano archetipi dell’inconscio, da cui i personaggi traggono il loro potere. Ognuna di queste essenze vive nel metaverse e possiede punti di forza e debolezze da sfruttare in combattimento, creando piccoli ragionamenti uniti anche a scene di stallo, dove i membri del party potranno essere catturati dagli altri Persona o viceversa. Doveroso citare l’intenzione di Atlus nel rendere il gameplay differente a seconda delle situazioni, considerato che potremo giocare sequenze narrative (vita scolastica e non), sequenze di combattimento (metaverse) ed addirittura sequenze stealth, dove dovremo letteralmente infiltrarci nei corridoi del dungeon di turno cercando di non far scattare l’allarme. Sfruttando le ombre, il nostro personaggio può cogliere di sorpresa le guardie facendo una sorta di backstab, grazie ad un sistema di coperture abbastanza basico, ma funzionale.

Persona 5 Combattimento

Il menù di Persona 5 è così particolare da essere diventato un meme

Considerazioni Finali

Ci sarebbe moltissimo di cui parlare al di fuori delle tematiche videoludiche, ma il consiglio che posso darvi proprio da profano, del genere appena scoperto, è quello di dare una possibilità ad un titolo come Persona 5, perché saprà catturarvi in una rete da cui difficilmente riuscirete a liberarvi. Il gioco riesce a fondere al suo interno tematiche sociali importanti, sfruttando però quella “leggerezza” legata al mondo videoludico che però, con i suoi metodi, vuole comunque servire come veicolo di un messaggio importante.

About Author

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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