Una volta li chiamavamo Mighty Morphin Power Rangers, mentre andavamo al parco ad imitare le loro mosse negli anni ’90 dopo la scuola. Una volta, pomeriggio dopo pomeriggio, la serie televisiva ideata da Haim Saban ci teneva incollati al televisore raccontandoci la storia di cinque studenti che, richiamati da Zordon, utilizzavano i loro morpher per diventare imbattibili e indistruttibili.

Ragazzi, stiamo parlando di Bim Bum Bam, roba “che ne sanno i 2000 per davvero!”. Per i miscredenti, ecco il video:

Comunque dal 1993 al 2017 ne è passata di acqua sotto i ponti, ma questo non ha impedito a molti registi hollywoodiani di pescare, dal mazzo dei ricordi, tutta una serie di prodotti che ci ha appassionato al fine di reinterpretarle a modo loro, magari contestualizzandone perfino i personaggi traendo ispirazione dalla società moderna. Un peccato? Non per tutti, ma nel caso dei Power Rangers usciti al cinema sotto la regia di Dean Israelite, qualcosa per me è andata inevitabilmente storta.

Partiamo dagli inizi. Cinque ragazzi delle scuole superiori di Angel Grove sono costretti a frequentare, per via di azioni diverse, un corso punitivo che si tiene ogni fine settimana. Ok, ci sto, cancelliamo il club di karate e mettiamoci la scuola ed i ragazzi problematici. Che poi, quando parti lanciandomi la solita moneta del “ragazzo problematicomi sale l’embolo in vena, più che altro perché vengono pescati i soliti cliché della peggiore estrazione morale: Jason (Dacre Montgomery) è il quarter back della squadra di football, ma perde la sua occasione di mostrarsi ai diversi talent per via delle sue bravate da regazzino. Kimberly (Naomi Scott) è una cheerleader ripudiata dalle amiche perché ha diffuso delle foto osè di una di esse, mentre Trini (Becky G) è una ragazza che, beh, ha problemi perché semplicemente lesbica. Il meglio viene con gli ultimi due, Billy (RJ Cyler) è uno nello “spettro” perché lievemente autistico, mentre Zack (Ludi Lin) è l’asiatico che deve accudire la madre malata ogni giorno.

Ragazzi, so problemi! E anche belli grossi! Ma questa valanga di promiscuità chiaramente serve a creare il perfetto trampolino empatico con le generazioni di oggi, che chiaramente si trovano tutti i giorni a far saltare cestini del pranzo solo per sperare di trovare le monete di Zordon (Bryan Cranston, spero che ti abbiano pagato BENISSIMO). Avete capito bene, si chiamano proprio monete! Le stesse che ho cominciato a tirare contro lo schermo, dopo aver seguito l’epica, lunga, noiosa epopea necessaria ai nostri eroi per trasformarsi.

Power Rangers

Capisco che uno vuole in qualche modo tirare in ballo la solfa dell’armonia da ricercare nel gruppo, ma tirando per le lunghe un meccanismo che dovrebbe essere “naturale” si è finito per trasformare un episodio (UN EPISODIO) della serie tv in un intero film di 124 minuti.

Veniamo comunque alla parte più bella: armature e nemici. Nel primo caso, assistiamo purtroppo ad una trasformazione naturale, che ha sostituito le divise a quadri attillate, munite di casco super plasticoso, con delle uniformi iper tecnologiche e super tamarre, con tanto di neon roba che “Vin Diesel spostati, sto più pompato della tua auto”. Dai, è un’esagerazione inutile, non serve a ‘na mazza proprio, vuoi scimmiottare Iron Man e ti riesce pure male.

Power Rangers Divise

I nemici poi, madre santissima. Ammetto che i vecchi Putties potevano leggermente stonare in un film del 2017, ma tirar fuori dei golem di terra no dai. Ma davero davero? Ma d’altronde, mettendo in ballo un villain come Rita Repulsa (Elizabeth Banks) sapevi che qualcosa andava storto sin dall’inizio, se non altro perché l’intera storia fa un mash-up incredibile di situazioni tirando fuori un mappazzone incredibile. Il Green Ranger è in realtà il villain, ma poi la moneta sarà lasciata dopo la sua sconfitta e magari andrà in mano a *rullo di tamburi* Tommy Oliver?

No, no ed ancora no! Non ci siamo proprio. Questo remake si rivela essere come l’ennesimo prodotto che cerca di riportare in auge un franchise glorioso come quello dei Power Rangers, tradendo però forse un po’ troppo l’impianto narrativo visto con la serie tv in passato, solo per contestualizzarlo alle presenti generazioni. Il dramma personale di ogni membro del gruppo, misto al coraggio che dovranno dimostrare in seguito aprendosi l’uno con l’altro (magari cambiando) può essere un buon messaggio, ma in questo caso viene veicolato facendo scelte registe piuttosto discutibili.

Considerazioni Finali

L’impegno nel produrre un prodotto da risultare valido al botteghino c’è stato, ma i risultati purtroppo non sono stati proprio al top delle aspettative. Inutile tirarmi fuori il jingle storico mentre esce il Megazord, quando poi sono proprio gli Zord, alla fine, a risultare terribilmente stonati. Cavolo, Micheal Bay adesso ruberà qualche idea per fare il suo quindicesimo Transformers! Guardatevelo a casa quando verrà il tempo, secondo me non c’è molto altro da dire.

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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