Prendi un quesito esistenziale, mischialo per bene insieme ad un thriller sci-fi con tinte horror claustrofobico, dagli quel tocco di “alieno mangia uomini” che a tutti piace ed ecco, che nell’equazione, ti trovi davanti ad un film come Life – Non Oltrepassare il Limite.

Una bella insalata ricca di tutto rispetto, se non altro perché il regista Daniel Espinosa (Child 44, Safe House) si è avvalso di una buona sceneggiatura per portare sul grande schermo, a discapito dei soliti cliché, un film perfettamente godibile che ha un suo perché, a patto che lo si voglia cercare.

I membri di una stazione spaziale di ricerca riescono a portare a bordo, dal pianeta Marte, una sonda contenente quella che, presumibilmente, è una forma di vita aliena. L’entusiasmo della squadra è chiaramente alle stelle, primo fra tutti lo scienziato Hugh Derry (Ariyon Bakare) che non vede l’ora di studiarlo per rispondere alla fatidica domanda retorica che molti amano farsi: esistono altre forme di vita nello spazio?

Life 02

Sembro innocuo eh!?

Lasciati da parte gli Alien ed i Predator –che esistono, non rompete! – il neo battezzato Calvin sembra piuttosto assomigliare ad un fagiolo tirato fuori dal sacchetto dei legumi Valsoia (beccati questo, vegan power). L’apparenza inganna, in barba all’uomo del monte, ed infatti il piccolo fagiolino si rivela essere una cellula in continua evoluzione, capace di diventare ben presto uno spietato assassino, pronto per giocare all’allegro chirurgo con i poveri abitatori della stazione spaziale.

Bisogna comunque dar atto al buon Espinosa di essere riuscito a creare un prodotto, nel complesso non propriamente originale, in grado di difendersi nel panorama cinematografico di settore, grazie ad i suoi cambi di inquadrature che alternano l’orientamento regalando quella sensazione di “perdita nel vuoto”.

Tale elemento, unito ad una narrazione che segue intelligentemente la direzione della cinepresa, viene piacevolmente accompagnato da quella giusta dose di silenzi, misti ad una bella colonna sonora, che trascinano lo spettatore in sala regalandogli qualche buon salto dalla poltrona.

Quello che ho apprezzato è stato appunto il coinvolgimento morale, quella sottile linea di demarcazione in cui l’essere umano non sa cosa fare: salvare qualcuno oppure salvare sé stesso? Tutto il film fa di questo limite il proprio binario, tra l’altro ampiamente sfruttato dal cast che ha saputo “interpretare” i propri ruoli. Roy Adams (Ryan Reynolds) è il tipo comico del gruppo, ma capisci sin da subito che dovrà succedergli qualcosa per aumentare il grado di tensione, misto a pura claustrofobia, che solo un’astronave nello spazio riesce a regalarti. Ti senti come al momento del pranzo a bordo della Nostromo, un bel quadretto familiare di allegria contagiosa, che ormai ti ha insegnato che un’oliva andata di traverso può corrispondere in realtà ad uno xenomorfo vivo nello stomaco. E avoglia a tirar giù Maalox, il problema non passa mica!

Life Limite Nostromo

Ammetto di aver creduto fermamente che Sho Kendo (Hiroyuki Sanada) potesse estrarre, da un momento all’altro, una bellissima katana per fare di Calvin un ottimo sushi, ma alla fine la curva emozionale iniziale finisce per spegnersi lentamente, vittima dei soliti piani sequenza tratti dal cinema dell’ovvio. Attenzione però, perché Espinosa ha nascosto quella chicca molto saporita sul finale, che secondo me vi farà uscire dalla sala gongolando.

Jake Gyllenhaal e Rebecca Ferguson chiudono la ruota del cast, anche loro regalandoci un’ottima interpretazione e fedeltà ai propri personaggi (tra l’altro, il primo ha interpretato un ruolo a lui affine in onore del nonno medico).

Considerazioni Finali

Bisogna ammettere che Life come prodotto di intrattenimento ci sta, riesce a coinvolgere lo spettatore in sala regalandogli anche qualche emozione positiva e, in barba ai soliti sollevatori di polemiche, riesce comunque a valere il prezzo del biglietto in sala. Vederlo al cinema regala una prospettiva molto più accomodante non solo per quanto riguarda la scelta delle inquadrature, ma anche per tutto quello che concerne la colonna sonora. Sono dell’idea che un Predator avrebbe fatto la differenza, ma Espinosa non ha letto la mia lettera di richiesta!

About Author

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

Parlane con Playcorner!