Liberamente ispirato dalla fiabia di Madame Leprince de Beaumont, il nuovo lungometraggio d’animazione dedicato ad una delle storie più belle del mondo Disney fa il suo debutto al cinema, certamente non scevro da una serie di critiche piuttosto cospicue non soltanto relative alla sua “fedeltà” con il lungometraggio d’animazione omonimo, ma anche alla –presunta, vaga, fate come vi pare– omosessualità di LeTont. Questo nuovo La Bella e la Bestia vale il nostro denaro?

La Bella e la Bestia 01

Difficile da spiegare, ma ci proviamo. Tutti quanti conosciamo il cartone animato, tutti quanti ci siamo innamorati bene o male delle canzoni incluse al suo interno e tutti quanti (non fate i duri, dai) ci siamo affezionati ad una storia concettualmente sempre al passo con i tempi. Perchè si sà, a volte una scorza brutta e dura può nascondere al suo interno tanta bellezza di spirito. Che tradotto a Roma diventa “oh però sei na cifra simpatica” oppure “lo sai che ti vedo come un fratello!“, ma non stiamo qui a perderci, La Bella e la Bestia ci ha insegnato che l’amore vince sull’aspetto esteriore e che un candelabro, o una tazzina da tè, possono in realtà essere persone trasformate da un sortilegio.

Nel film che ho visto in sala l’altro giorno, però, questa magia un pò mi mancava. Certo, sono stato colto da un attacco di malinconia acuta, mista a quel giusto sapore di “eh, ma le parole della canzone erano diverse!”, che probabilmente ha traviato la mia visione portandomi ad uscire dalla sala un pò scosso, magari intristito, perchè non avevo visto sul grande schermo quello che effettivamente mi aspettavo di vedere.

Ma se a mente fredda resetto per un momento il cartone animato (CAPOLAVORO) e penso al film che ho visto, magari qualcosa riesco pure a salvarlo. Perchè la tecnica sfruttata per irportare in vita personaggi come la Bestia, o l’intera popolazione di servi che vive all’interno del castello, si rivela in tutta la bellezza del CGI accompagnato da un motion capture discreto ed intelligente. Fattore che regala un certo effetto positivo in sala, soprattutto sul grande schermo. E le musiche, certamente riviste per l’occasione, mano a mano che si ascoltano diventano piacevolmente orecchiabili, sinonimo forse del fatto che il messaggio finale traspare con maggiore importanza a discapito di testi dissonante dall’originale.

Diciamo che a differenza di opere omonime, vedesi la Bella e la Bestia del 2014 fatto con Vincent Cassell (LA MERDA), questo può risultare sicuramente più affine alla storia, dando quindi in pasto allo spettatore il copione più giusto. Ma nel caso affrontato questa volta in sala, magari a differenza di un Libro della Giungla, il peso della concorrenza si è sentito eccome, al punto di farmi sillabare ogni pezzo delle canzoni ascoltate solo per sentirle storpiate da un doppiaggio italiano piuttosto discutibile.

La voce narrante è stata la prima cosa che mi ha urtato il sistema nervoso! Cioè, vuoi mettere con questo?

Che per carità, Vittoria Puccini non mi dispiace come voce, però caspita continuo a dire: vuoi mettere?

In ogni caso, tornando al film, devo trovarmi ad elogiare nel suo piccolo il lavoro di Emma Watson nel ruolo di Belle, mentre invece mi trovo mio malgrado a vedere rappresentato sullo schermo un Gaston un pò troppo cupo per quello che il personaggio era nel lungometraggio d’animazione. LeTont, amico mio, non ce ne frega niente se puoi apparire omosessuale nella pellicola, tanto ormai si sà, il cinema deve contestualizzare tutto a favore dell’integrazione con qualsiasi cosa venga considerata minimamente alternativa.

La Bella e la Bestia LeTont

Passatemi la terminologia, non voglio farne minimamente un’accusa o altro, dico solo che questo tipo di interpretazioni un pò stonano. In questo caso, se volete metterci la malizia qualcosa la noterete, ma è così marginale che francamente anche “chi se ne frega“. L’amore è bello per tutti no? Ma è bello solo le fate da Trieste in giù!

Considerazioni Finali

Se riuscite ad eliminare qualsivoglia ricordo del lungometraggio d’animazione, forse riuscirete ad apprezzare nel suo complesso questo nuovo esperimento musical diretto da Bill Condon. In caso contrario, ecco, le parole cozzeranno con le vecchie canzoni ed avrete il sentore di masticare una gomma da cancellare vecchia di sedici anni. E per 129 minuti, è tanto!

 

 

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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