“L’Anticristo, Gesù e un coniglio parlante entrano in un bar…”

No tranquilli non è l’inizio di una barzelletta di quarta categoria ma è solo l’incipit di Wormwood, opera di quel geniaccio ubriacone di Garth Ennis.

 

L’Anticristo è fra di noi, ma in realtà non ha molta voglia di scatenare l’Apocalisse sulla terra anzi, lui sulla terra si trova da Dio (scusate era pessima…) e ha anche avviato una gran bella attività come produttore di show televisivi di successo.

Danny Wormwood, questo è il suo nome, si accompagna ad un gruppo di amici che come lui sono decisamente fuori dall’ordinario.

Innanzitutto Gesù, giovane di colore a cui purtroppo mancano un po’ di lunedì martedì e anche qualche mercoledi… si insomma è un po’ ritardato a causa di una manganellata in testa ricevuta simpaticamente dalla polizia di Los Angeles durante una manifestazione di protesta.

A loro si unisce Jimmy, coniglio parlante salvato da Danny qualche anno prima e al quale ha regalato l’uso della parola. Perché Danny potrà anche sembrare un essere umano ma quel 666 marchiato sulla sua testa gli permette una volta al giorno di fare letteralmente quello che gli pare. Da li a conferire la parola ad un coniglio il passo è decisamente breve.

Jimmy vive con Danny e con la sua ragazza, passando la giornata a mangiare carotine mentre invade internet con teorie sconclusionate atte solamente a far imbestialire i fan di Star Wars.

Questi improbabili tre amigos si ritrovano quotidianamente al bar “J. Smith’s” dove il buon Naso di Cazzo gli serve da bere

Piccolo promemoria: mai e poi mai sfottere Gesù se il suo migliore amico, l’Anticristo, vi sta ascoltando

Wormwood narra le (dis)avventure di Danny, che proprio con gli affari del padre non vuole avere nulla a che fare, ma che si troverà giocoforza invischiato nelle macchinazioni apocalittiche di paparino mentre sulla terra dovrà guardarsi da Papa Jacko, neo eletto Papa (ma solo perché gli altri candidati erano di colore). Ricettacolo di ogni vizio possibile (fra cui la droga e la sodomia) Papa Jacko vuole sfruttare l’esistenza di Danny a suo vantaggio. Come se la santa Sede e il Diavolo non bastassero, Danny ha un altro acerrimo nemico: Paul Carnovitz, produttore televisivo che odia visceralmente Danny e farebbe di tutto per vederlo fallire e poter diventare lui il numero uno

Per chi già conosce Ennis, non sarà una sorpresa trovarsi ad argomenti tanto delicati trattati con così poco tatto e senza filtri di sorta.

Come nelle sue altre opere in cui tira in ballo l’Altissimo e compagnia cantante (vedi Preacher o il suo ciclo su Hellblazer) la denuncia che traspare da ogni riga di testo è ben chiara, andando a prendere di mira una chiesa cattolica che ha ormai dimenticato da tempo la retta via indicata da Gesù duemila e passa anni fa, sbattendosene alla grande del “politically correct” ma usando toni crudi che non lasciano nessun dubbio sulle sue intenzioni narrative.

La verve narrativa dello sceneggiatore irlandese (sarà un caso che proprio un figlio della verde Irlanda si scateni sempre quando l’argomento trattato è la Chiesa e Dio?) trova piena esaltazione in un volume capace di intrattenere alla grande con alcune scene davvero memorabili (fra cui un bombarolo suicida che scopre il vero significato del paradiso con 72 vergini a fargli compagnia…) ma che ad ogni vignetta punta il dito contro una società pigra e arricchita , colpevole di ogni tipo di aberrazione e misfatto in una scalata al potere che non conosce etica e umanità di sorta.

Irriverente, sacrilego e dannatamente divertente. Se siete fan di Ennis non potete farvelo scappare. Se invece non lo conoscete, beh, è il momento di cominciare no?

 

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Onnivoro fumettofilo. Appassionato di cinema horror e di Hitchcock. Videogiocatore da divano. Gli piaccioni i mostri.

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