Ci sono mostri che mi sono entrati nel cuore sin da quando ero bambino. Mi ricordo ancora una torrida estate di diversi (troppi!) anni fa: un giovanissimo Roberto vede la copertina di un libro con uno “scimmione” gigante che appeso ad un palazzo (ero ancora troppo giovane per capire che era l’Empire State Building di New York), tenta di abbattere aeroplani, e sulla copertina il nome imponente: King Kong.

Ancora oggi non so darvi una spiegazione razionale – e, probabilmente, neanche esiste – ma vi posso assicurare che da quel momento fu amore a prima vista. Dopo di lui conobbi Godzilla e tutti i dinosauri che ha affrontato nel corso della sua splendida carriera.

Vieni qui… ho voglia di uno spuntino!

Dopo il gradevole film del 2005 diretto da Peter Jackson, aspettavo con impazienza questa nuova versione che entra, di diritto, all’interno del nuovo monsterVerse creato da Legendary Pictures, e di cui fa parte anche Godzilla (che ha già goduto di una valida pellicola diretta da Gareth Edwards). Uscito dalla sala mi sono sentito decisamente appagato, e vi spiego qui sotto perché.

KONG…SPACCA!

Ho preso in prestito una frase tanto amata dal personaggio Marvel preferito dal nostro Luca (lascio a voi il piacere di indovinare di chi sto parlando!) perché è, senza ombra di dubbio, quella che meglio rappresenta la filosofia dietro la pellicola di Jordan Vogt-Roberts, un abile mestierante che nella sua filmografia conta anche il buono The Kings of Summer.

118 minuti di botte, sangue, morte e distruzione. 118 minuti in cui il vero e unico protagonista di questa pellicola dimostra al mondo intero di meritare l’appellativo di King, mostrando fierezza, brutalità ma anche umanità.

Si ci sono degli umani, ma non ve ne accorgerete nemmeno!

Il film inizia  con una missione della Monarch (un ente governativo segreto) che, grazie a delle sovvenzioni recuperare sul filo del rasoio, riesce a recuperare i finanziamenti per una spedizione sull’isola del teschio. Si tratta di un luogo incontaminato, sovrastato da una serie di tempeste perenni che, fino a poco prima dell’avvento di potenti radar, non era stato possibile scoprire.

Del gruppo fanno parte lo scienziato William Randa (John Goodman), il suo assistente Houston Brooks(Corey Hawkins), la fotografa Mason Weaver (Brie Larson), il cacciatore James Conrad (Tom Hiddelston) e il tenente colonnello dell’esercito americano (Samuel L.Jackson) con tutta la sua squadra, desiderosa di tornare a casa dopo la guerra in Vietnam, ma costretta a questa ultima missione.

Un gruppo variegato, arricchito di personaggi secondari, ma tutti caratterizzati da una serie di contorni estremamente stereotipati, in cui vengono esaltati i contorni classici delle figure che si vedono all’interno di questi film.

Si potrebbero fare anche discorsi riguardanti  la guerra fredda (il film è ambientato nel ’70), la violenza dell’uomo sulla natura e tante altre cose, ma il regista sceglie di accantonare tutto e puntare unicamente sull’azione pura, quella bella densa ed “ignorante”.

Adesso vengo li e te le do!

Ci si è lamentati, in passato, di come i film sui mostri si limitassero troppo sotto l’aspetto dell’azione pura, per cercare invece strade più di filosofiche e introspettive (ed in questo senso, il King Kong di Jackson è un valido esempio), Vogt-Roberts non solo prende la strada opposta, quella voluta dal pubblico, ma quasi lo “trolla” offrendogli un film imponente sotto l’aspetto dell’azione e della componente visiva, ma allo stesso tempo poverissimo in termini di caratterizzazione dei personaggi e plot narrativo. Quasi volesse dire:”ehi, è inutile soffermarsi su altri elementi, tanto siete venuti al cinema a vedere il gorilla che mena“.

Spazio allora a botte con creature assurde ma affascinanti, a scontri tra mostri e umani, a esplosioni, a frasi fatte e a tanta, tantissima azione. E sapete cosa vi dico? Va benissimo così; perché se è vero che il personaggio pensato nel 1933 non è quello che oggi vediamo al cinema, è altrettanto onesto dire che un film del genere si lascia apprezzare proprio per il suo non voler essere nulla più che un lungometraggio di purissimo intrattenimento.

A questo devo anche aggiungere che la componente tecnica e tecnologica è di assoluto livello, e l’isola e i suo mostri (senza contare Kong) son realizzati in maniera splendida.

CONSIDERAZIONI FINALI

Kong: Skull Island è esattamente quello che mi aspettavo di vedere: un film di intrattenimento, all’interno del quale la figura del “gorillone” viene esaltata dall’azione e dalla sua completa e totale forma animalesca. In ottica Monsterverse e pensando al film che lo vedrà scontrarsi con l’altro mostro per eccellenza, Godzilla, posso sinceramente dormire sogni tranquilli.

Andate quindi a godervi questa pellicola senza particolari timori…e soprattutto restate incollati alla poltrona del cinema sino alla fine dei titoli di coda, c’è una bellissima sorpresa ad attendervi.

About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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