Wyrmwood – Road of the Dead

Nell’ambito delle uscite in homevideo di questo mese arriva per il mercato italiano l’edizione di Road of the Dead, titolo australiano del 2015 nonché opera prima del regista Kiah Roache-Turner.

Ammetto di aver approcciato la visione di Wyrmwood con timore e diffidenza, temendo l’ennesimo sfruttamento del tema “zombie” che negli ultimi anni sta letteralmente spopolando sul grande e sul piccolo schermo (con risultati spesso scadenti per essere gentili…)

Invece Wyrmwood: Road of the Dead mi ha stupito, rivelandosi un piccolo gioiello capace di intrattenere e spaventare.

Roots, bloody roots

La pellicola si colloca in pieno nel classico filone australiano dell’ozploitation, movimento cinematografico nato in Australia nei primi anni 70, che identifica prodotti a basso budget girato con movimenti di camera che richiamano la frenesia dei videoclip musicali. Giusto per farvi un’esempio (non a caso) la saga di Mad Max è perfetto manifesto di un movimento che ha regalato nel corso degli molti prodotti memorabili anche nel campo dell’horror (The Loved Ones e Wolf Creek per citarne un paio).

Dicevo di Mad Max perchè la fonte di ispirazione principale (citata anche nella tagline promozionale) è proprio la pellicola del 1979 di George Miller.

 

Hit the road Jack!

Come racconta lo stesso regista nel ricco booklet allegato alla versione homevideo del film, Wyrmwood è figlio della sua passione per Mad Max, per i video musicali e per i film horror e racconta la storia di Barry, talentuoso meccanico, che sopravvissuto all’ennesima apocalisse zombie dovrà farsi strada fra orde di non morti per riuscire a riabbracciare la sorella Brooke, prigioniera di in un gruppo di misteriosi militari al soldo di uno scienziato pazzerello e ballerino (si avete letto bene).

Le fonti di ispirazione sono ben chiare ed evidenti per tutta la durata della pellicola. Dai movimenti di macchina in puro stile Raimi nella Casa, agli zombie di chiara ispirazione Romeriana ai veicoli presenti nella pellicola, che uniti ad uno stile visivo ben chiaro e definito, rimanda senza curarsi troppo di mascherarlo al Mad Max di milleriana memoria.

Roache-Turner non inventa nulla, ma omaggia nel migliore dei modi le sue passioni, confezionando un horror convincente che intrattiene alla grande.

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Money, it’s a gas

Come anticipavo, Road of the Dead è decisamente un film a basso budget (160k dollari per l’intera produzione… praticamente due banane e una figurina di Igor Protti annata ‘94-’95) ma una delle sfide vinte da Roache-Turner è stato spendere ogni singolo bigliettone nel migliore dei modi.

Dal blindato costruito da Barry per scorazzare nelle strade australiane alla ricerca della sorella (e qui aggiungo un plauso alla fotografia, capace di catturare la vastità del territorio australiano con riprese davvero spettacolari) ai prop utilizzati fino ad arrivare al trucco degli zombie, sempre d’impatto e con gran quantità di sangue a scorrere sullo schermo, la pochezza del budget viene aggirata in maniera magistrale confezionando un prodotto finale in cui la passione e l’abilità del team di produzione mascherano alla grande la pochezza finanziaria dedicata al lungometraggio.

Anche la CGI e gli effetti in generale riescono alla grande a svolgere il loro compito, raggiungendo il massimo nei confronti fra i sopravvissuti e i morti viventi, con una resa granguignolesca di tutto rispetto.

Road of the Dead Zombies
Sorridete… dite “budellaaaa”…

Furiosa? No, proprio incazzata!

Per quanto riguarda il cast, anche qui il lavoro svolto è encomiabile e mi preme soffermarmi sul personaggio di Brooke, interpretato da Bianca Bradley.

Oltre ad avere la miglior storia all’interno della pellicola, Bradley confeziona un personaggio veramente “badass” con molti rimandi alla più celebre Furiosa del remake milleriano fonte di ispirazione conclamato per questo Road of the Dead (anche se mi sembra giusto ricordare che questo Road of the Dead è antecedente alla pellicola con protagonisti Tom Hard e Charlize Theron).

Cazzuta e mai doma, Brooke ruba letteralmente la scena, riuscendo a sviluppare nello spettatore un’empatia che accompagna piacevolmente tutta la visione.

 

End of the Dead?

Per concludere non posso fare altro che consigliarvi di tutto cuore la visione di questo Wyrmwood: Road of the Dead: pellicola onesta, con qualche idea originale ben gestita (senza spoilerarvi nulla vi assicuro che lo sviluppo della pellicola regalerà più di una piacevole sorpresa), riesce nel compito non facile di intrattenere lo spettatore senza sputtanare (come consuetudine soprattutto televisiva) i nostri cari zombie, troppo spesso relegati negli ultimi anni a semplici comparse o simulacri di problematiche sociali appiccicate a forza su corpi in putrefazione.

Vi segnalo inoltre che l’edizione homevideo disponibile per l’italia a cura di Midnight Factory, rimane di qualità altissima e come al solito curata in maniera maniacale. Oltre ad un booklet molto interessante all’interno del disco infatti potrete trovare ben 112 minuti di extra, dai quali emerge chiara la passione e la voglia di Roache-Turner di confezionare un prodotto divertente e che sappia intrattenere senza scadere nel ridicolo.

Ben fatto, assolutamente ben fatto!

 

Autore dell'articolo: Luca Pinchiroli

Onnivoro fumettofilo. Appassionato di cinema horror e di Hitchcock. Videogiocatore da divano. Gli piaccioni i mostri.

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