Un prodotto come Diablo è difficile da analizzare con un’ottica esclusivamente critica, soprattutto per me. Ne seguo la produzione sin dal primo capitolo del 1996 e non ho mai smesso, nel corso degli anni, di giocarci in qualsivoglia modo.

Nel breve lasso di tempo che riesco a staccarmi da un gioco che devo recensire mi dedico alle attività più disparate (vorticando sempre intorno a Blizzard): un farm la sera per droppare qualche oggetto con migliori statistiche nei varchi Nefilim oppure farsi una chiacchiera mentre si cerca la spec adatta a far girare meglio la rotation delle abilità. Mi viene in mente un aneddoto della mia adolescenza, ovvero le festività passate a casa solo per invitare gli amici, la sera, per fare i lan-party sul secondo capitolo. Insomma, Diablo in casa mia c’è sempre stato.

E sentire nel corso della BlizzCon che sarebbe stato inserito il Negromante, nel roster dei personaggi, mi ha fatto estremamente piacere, se non altro perché serviva una ventata di aria fresca in un titolo che alla lunga, suo malgrado, può cominciare a sapere di stantio. Certo, le stagioni servono a ravvivare un po’ la community con mini-ricompense, suddivise in cosmetiche ed oggetti particolari, ma a tutti gli effetti si comincia a sentire sempre più pressante il peso dell’età, soggiogato da quel senso di ripetizione continua che non aiuta il titolo ad essere giocato con costanza.

Diablo Model

E per un gioco come Diablo, che alle spalle ha una storia con i contro coglioni, un po’ ti dispiace. Cosa può servire, dunque, al gioco per acquistare nuova linfa vitale? La maggior parte delle persone si affida al concetto di espansione (o Diablo IV?), ma sono convinto che aggiungere un capitolo in più sarebbe una mossa alquanto azzardata, soprattutto quando i Maligni (primi, secondi e contorni) sono stati sconfitti a più riprese.

Farli tornare non avrebbe il minimo senso, forse l’unico modo potrebbe essere quello di affrontare il contesto “esterno” al mondo di Sanctuarium, anche se rimaniamo nella sfera del rischio più totale.

Ecco quindi che, come per incanto, la formula del contenuto aggiuntivo può diventare una soluzione vincente, a patto che venga comunque sfruttata a dovere senza esagerare nella spesa. Può un Negromante qualunque salvare le sorti di un gioco dalla sua ripetitività? Ebbene, secondo me si, basta che ne vengano altri al suo seguito per arricchire e diversificare il gameplay.

Questo personaggio potrebbe essere il perfetto apripista per far entrare in campo druidi, assassini e qualsivoglia classe estrapolata dal mondo espanso presente sui libri. I sacerdoti di Rathma sono stati ben rappresentati in questo terzo capitolo, regalando ai più malinconici un’evoluzione perfetta di un personaggio stra-utilizzato ai periodi del secondo capitolo.

Anche le abilità hanno trovato ragion d’essere, al punto di sembrare perfettamente amalgamate al nuovo combat system. L’Essenza, che funziona come alimento della vostra magia, servirà a scatenare i poteri della Tetra Falce, della Nova Mortale e, perché no, ad evocare possenti Golem di Sangue. Ma vi ricordate? I Golem, i cadaveri, le maledizioni, ecco! Questo è l’effetto giusto con cui si riesce a riprendere un giocatore affezionato al brand.

Troppi Ricordi

Ma attenzione però, perchè la community si è già divisa di fronte ad un problema legato proprio all’annuncio della pubblicazione del DLC: è giusto che sia a pagamento? E soprattutto, quanto costerà?

Anche in questo caso è difficile formulare possibili sentenze in questo momento, ma a giudicare dalle informazioni rilasciate fino a questo momento mi viene da pensare che un contenuto aggiuntivo simile, che aggiunge a tutti gli effetti un unico personaggio con qualche elemento di lore (testi, animazioni ed altro) all’interno dell’avventura, non deve poter costare più di 5 monete d’oro. Corretto?

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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