Quando mia madre rideva sotto i baffi dicendo “Beata Ignoranza” voleva dire che, come minimo, qualcuno in casa stava per buscarle di brutto senza saperlo. Sì, mia madre era una killer spietata che infieriva sui nostri deretani con cucchiarelle forgiate dai ragù cotti almeno dodici ore, sennò c’erano gli zoccoli della Dr. School.

Storie di vita passata a parte, il contesto del titolo scelto dal regista Massimiliano Bruno per il suo nuovo film fa riflettere, soprattutto quando contestualizziamo l’affermazione associandola a diverse tematiche.

In questo particolare caso il tema si focalizza sul rapporto uomo/tecnologia, inscenando una perfetta commedia all’italiana dove i due protagonisti, Ernesto (Marco Giallini) e Filippo (Alessandro Gassman), si presentano come le loro stesse antitesi. Il primo, severo e all’antica, discosta l’utilizzo di social e smartphone di qualsivoglia tipo (utilizza ancora un Nokia del ’95), preferendo la lettura di un buon libro mentre ascolta un cd dei Pink Floyd, mentre il secondo viene presentato come “open minded”, perennemente connesso alla rete ed a qualunque apparecchiatura tecnologica.

Beata Ignoranza 01

Il plot della pellicola li vedrà scontrarsi l’uno con l’altro per vecchi rancori, che verranno poi sedati dalla presenza di Nina (Teresa Romagnoli), una ragazza che li coinvolge sottoponendoli ad un esperimento piuttosto interessante: l’uno dovrà mettersi nei panni dell’altro per qualche mese.

Interessante e posata, la sceneggiatura scritta a sei braccia con Herbert Simone Paragnani e Gianni Corsi scivola serenamente per tutta la durata del film, intervallando quei momenti di sorrisi smodati ad attimi più riflessivi, dove necessariamente il regista cerca di provocare un ragionamento, come di consueto avviene inseguendo la morale in ogni film da lui diretto.

Nel caso di Beata Ignoranza, la lente di ingrandimento si posa su un tema piuttosto chiacchierato negli ultimi anni. Come ci hanno cambiato le tecnologie? Come ne facciamo uso nella giornata? Ecco, queste sono le domande ricorrenti che ci vengono presentate, specialmente quando i due protagonisti si scambiano i ruoli, constatando pregi e difetti delle novità appena scoperte.

Ernesto si avventura in chat online scoprendo lati del suo carattere più intraprendenti, mentre Filippo si accorge di potersi godere un tramonto, od una passeggiata nel parco, senza sentire il bisogno impellente di fotografarlo per condividerlo sui social. Il gioco dello “specchio riflesso” funziona, inevitabilmente ci sentiamo presi nel mezzo, magari dando un’occhiata malinconica a quello strumento (lo smartphone) di cui molto spesso non riusciamo a separarci.

Una chat, un commento sui social, un like ad una foto condivisa. Sembrano essere i tormentoni 2.0, quel piacevole –ma pericoloso– via vai dove piace sentirsi connessi, ma dove poi non si è connessi a niente per davvero. Certo, sforzatevi di contestualizzare, spremete un po’ quelle meningi che avete su quell’attrezzo che chiamate testa, senza però farci una spremuta de fregnacce. La critica nel film non è pesante, ma anzi, cerca di focalizzare il problema dando un’alternativa valida ma spesso poco applicata.

Va bene utilizzare lo strumento, ma bisogna anche imparare come usarlo, al fine di farne un uso virtuoso. Le produzioni di Massimiliano Bruno colgono sempre una morale moderna, senza scadere nel banale. Come non ricordare Confusi e Felici, oppure Viva l’Italia o Nessuno mi può Giudicare, tutti film che nel loro piccolo sono riusciti a farci ridere, regalandoci comunque un messaggio da interpretare e mettere in pratica.

Potete immaginarvi le gag, condite da un linguaggio universale unico presentato in dialetto prettamente romano, messe in campo dal regista per sviscerare quei buoni 100 minuti in sala e potete immaginarvi, conseguentemente, le risate che ne sono scaturite dagli spettatori. Giallini è immenso, come lo è anche Gassman e la loro intesa sullo schermo si percepisce, al punto da non annoiare praticamente mai. Ci sono inoltre dei pezzi molto divertenti, dove i due attori parlano letteralmente in macchina, dando in pasto alla platea le presentazioni di uno e dell’altro, con una chiave reiterata che però ha dell’originale (vista nell’ottica italiana, per intendersi).

Considerazioni Finali

Prima di andarmi a vedere Logan, posso dire di aver speso benissimo i soldi del biglietto per vedere questo film. Divertente, Giallini poi non ne sbaglia una, mi ha fatto ridere praticamente dall’inizio alla fine della pellicola. Andate a vederlo!

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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