Incarnate Cover

Incarnate – Non Potrai Nasconderti

Pensi di aver toccato il fondo quando si comincia a parlare di horror, ma alla fine dei giochi tocca sempre ricredersi. Appartenente alla serie “non c’è mai fine al peggio”, il nuovo film diretto dal regista Brad Peyton approda al cinema in queste uggiose giornate di febbraio, regalandoci un capolavoro di schifezzeria unica nel suo genere.

Non Potrai Nasconderti da che?!

Tralasciando la copertina del film, che ritrae una scena di 10 secondi tratta dal peggiore degli happy ending orali, veniamo trascinati in sala dal dottor Seth Ember (Aaron Eckhart), un tizio specializzato che cura possessioni demoniache grazie alla capacità di poter entrare nella mente del posseduto, al fine di espellere la presenza indesiderata. Roba da curriculum vitae formato spirituale, non so se mi spiego.

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Un altro finto horror di terza categoria .. non gliela posso fa!

Il nostro Seth, pace all’anima sua, ha perso la famiglia durante un incidente stradale provocato da Maggie. Un’autostoppista bona? Ma nemmeno per sogno! In realtà questo dolce soprannome serve ad identificare un demone antico, che si impossessa del corpo della gente mediante contatto fisico. Tale motivo topico giustifica la scelta del dottore, il quale ha dichiarato guerra al mondo paranormale, cercando così di salvare tutte le persone possedute dagli spiriti senza fare fattura.

Ebbene, tutto ci fa puntare verso un’unica direzione. D’altronde deve esserci il posseduto semi-famoso che sputacchia qualche forma di catarro viscido, ed in questo caso tocca al povero Cameron Sparrow (David Mazouz), un pischelletto che vive nella tipica famiglia felice del Mulino Bianco. La mamma Lindsay (Carice van Houten) nel tempo libero si diletta come Dama Rossa nel mondo di GoT, mentre il papà Dan (Matthew Nable) è l’ubriacone che lo picchia nei momenti iracondi.

Il peggio del peggio, insomma. Fatto sta che comunque, dopo una serie di vicende degne del miglior B Movie che si rispetti, il nostro protagonista riesce finalmente ad entrare in contatto con questa Maggie, che si rivela essere lo stesso spirito –ma pensa te– che è entrato in possesso del povero ragazzino sopracitato.

La cosa che mi ha fatto più ridere è stato il tentativo di far sembrare il tutto estremamente tangibile, ovvero, che ci sia stata l’intenzione di sondare terreni diversi dal solito “ESCI DA QUESTO CORPO DEFORME!” per creare una situazione surreale, dove l’eroe entra nell’inconscio della vittima per salvarlo a suon di sonori cazzotti. Ma io mi chiedo, se fossi un demone cazzuto in grado di possedere la gente, permetterei ad un povero scemo di entrare nel corpo del mio ospite al fine di darmi fastidio?

La risposta è: voglio giocare con te! Voglio vederti soffrire e bla bla bla (detto con la voce della bimba dell’esorcista).

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Mamma sono pronto per il cosplay di Anakin Skywalker!

Una cosa inguardabile, penalizzata dalla totale mancanza di illusione ed immedesimazione, che viene oltremodo disintegrata da una confusione totale che fa solo uscire fuori tante grasse risate. Più che un horror, potremmo definirlo una commedia mal riuscita. Senza contare poi il finale, che sicuramente vi farà alzare dalla poltrona di casa (unico posto in cui lo vedrete, fra qualche anno, su un qualsiasi canale tv) dicendo sonoramente “MA VA§°ç*:è”.

Considerazioni Finali

Sinceramente non c’è nessuna connotazione positiva utile a consigliarvi, nel vostro tempo libero, la visione di questo film. Non c’è una trama valida, non ci sono momenti horror, non c’è un minimo di jump scare misto a tensione. Niente di niente.

Ho fatto una cazzata enorme. Non so come altro definire quella malsana idea che mi ha spinto in sala a vedere questo disastro. Facevano pure schifo i pop corn questa volta, me lo sentivo che sarebbe andata malissimo!

Autore dell'articolo: Simone Rampazzi

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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