Tales of Berseria

Questa recensione inizia con un mea culpa: non sono riuscito a giocare Tales of Berseria abbastanza da scriverne come vorrei. La profondità di gioco mi ha colto decisamente in contropiede, sciogliendo il gelo di un cuore deluso da titoli molto più attesi. Dopo poche ore, l’ultima fatica Namco Bandai mi ha rapito completamente -riportandomi all’epoca d’oro dei J-RpG grazie ad una combinazione a dir poco perfetta di idee geniali e realizzazione old school .

Andiamo per ordine: la serie Tales of si è sempre distinta, nelle sue varie incarnazioni, per alcuni tratti: battle sistem action, tematiche incentrate su grandi valori (come fede e giustizia), rapporti interpersonali molto curati, ambientazioni caratterizzate dai conflitti dovuti alla coesistenza fra razze diverse e storie dal crescendo costante fino alla proporzione epica -il tutto ovviamente condito con la giusta dose di estetica anime.

Tales of Berseria, per chi non avesse seguito i vari trailer di lancio, promette benissimo su tutti i fronti ponendosi come prequel (alla lontana) di Tales of Zestiria e raccontando la storia di Velvet Crowe, prima eroina della serie, e della sua sete di vendetta: le prime ore di gioco ci introducono subito nel corso degli eventi, raccontando di un mondo bucolico devastato da una epidemia capace di tramutare gli umani in mostri, e dei pochi Esorcisti rimasti a combatterli. Il tutto viene distrutto quando, durante un attacco al suo villaggio, Velvet sorprende il proprio mentore esorcista Artorius in una misteriosa cerimonia, volta a sacrificare il piccolo fratello per richiamare altri demoni sulla terra. Incredula e devastata dalle energie liberate durante il rituale, Velvet si trasforma in un Therion (un demone mangiatore di demoni) e viene rinchiusa in una prigione di massima sicurezza dalla quale uscirà solo dopo tre anni -ritrovandosi in un mondo molto, molto diverso.

Quello che caratterizza Tales of Berseria è quindi il giocare nella parte dei “cattivi” dell’ambientazione (un party variopinto formato da una mangiatrice di demoni, un demone della guerra, una strega, uno spirito incarnato e un dio della morte) in una storia costruita come caccia all’uomo senza esclusione di colpi, dove i protagonisti non sembrano farsi problemi a dare alle fiamme piccoli villaggi per coprire la propria fuga.

Se il tutto sembra presagire una storia interessante, è nella sua realizzazione che Tales of Berseria inizia a mostrare alcune intuizioni geniali -a partire dall’eccellente gestione dei classici dialoghi con i PNG, in un perfetto equilibrio fra finestre testuali e voice acting che contribuisce a rendere molto più vive le ambientazioni cittadine -spesso costruite come semplici corridoi o completamente svuotate da ogni possibilità di interazione salvo con negozi e locande.

Berseria riesce a costruire quasi un nuovo modello anche per i dialoghi di secondo piano (quelli, per intenderci, non legati a particolari cutscene) attraverso qualcosa di molto simile a una graphic novel, in cui immagini 2d, testo, e dialoghi si mescolano perfettamente riuscendo a caratterizzare ogni evento e personaggio -appagando a pieno i sensi senza snaturare il ritmo di gioco, considerando come la maggior parte di questi intermezzi siano riservati agli sviluppi della storia fuori dai centri abitati, generalmente all’interno dei vari dungeon o comunque durante i momenti più esplorativi, e spesso innescati dall’esplorazione di qualche dettaglio nell’ambiente o alla conclusione di uno dei dialoghi più classici.

Menzione d’onore all’uso del microfono interno al pad Playstation 4, utilizzato come sorgente audio principale in caso di monologhi interiori o linee di dialogo sussurrate.

Sempre parlando delle parti di esplorazione, alcune delle (poche) critiche muovibili a Tales of Berseria sarebbero sulla semplicità dei dungeon -non propriamente dei corridoi, ma composti principalmente da grandi aree popolate da mostri, “cunicoli” di collegamento e l’occasionale bivio con qualche tesoro alla fine.

Personalmente ho trovato il tutto molto godibile, grazie ad una giustissima combinazione di collectible da cercare, l’occasionale pausa fornita dai dialoghi, e ovviamente i combattimenti, molto veloci e appaganti: come sempre pilastro portante dell’esperienza j-RpG, il sistema di combattimento di Tales of Berseria consiste in una versione modificata del precedente Linear Motion Battle System, reso ora decisamente più action dalla possibilità di muoversi liberamente sul campo di battaglia e di manipolare l’angolatura della telecamera.

Rispetto al passato, Berseria introduce l’uso dei Punti Anima (action point che indicano la quantità di mosse concatenabili, prima di iniziare a lasciare le proprie difese scoperte) e il potere di Velvet, ovvero l’artiglio demoniaco: utilizzabile per assorbire parte dell’essenza nemica come un attacco, l’uso di questa mossa sblocca una pletora di opzioni (come power up e nuove mosse) a seconda del nemico ferito.

Per quanto riguarda il resto del gioco, ovvero le solite infinite finezze & minigame che servono a condire l’esperienza di ogni j-RpGTales of Berseria è un titolo che non si fa mancare niente. Anche senza considerare le notevoli possibilità di customizzazione del già citato sistema di battaglia, le città e il menù principale contengono numerosissime possibilità più o meno utili che non mancheranno di tenere i giocatori più pignoli attaccati allo schermo per dedicarsi ad attività più o meno frivole -si va da un sistema di crafting e potenziamento di armi e armature, alla la possibilità di cucinare utilizzando oggetti droppati da mostri, e anche a quella di customizzare l’aspetto dei personaggi attraverso costumi e accessori.

Considerazioni Finali

Tales of Berseria è uno dei migliori giochi su cui abbia mai avuto occasione di mettere le mani -e lo dico da storico appassionato del genere, il tipo di fan che si è sciroppato la gran parte dei j-RpG su ogni piattaforma dallo SNES alla Playstation 2. Si tratta di un titolo che riesce a giocarsi ogni carta in modo pressoché perfetto -introducendo ogni meccanica nel momento giusto e con un processo graduale, anche a diverse ore di gioco avviato. Sul lato tecnico, Tales of Berseria “soffre” purtroppo il fatto di non essere un titolo propriamente next-gen (essendo progettato per Playstation 3, tanto da essere costruito sul motore grafico di Tales of Xillia), ma la potenza delle console di ottava generazione è tutto fuorché sprecata -e concentrata piuttosto su texture pulitissime e 60 fps mantenuti senza perdere un colpo.

Autore dell'articolo: Daniele Mariani

Milanese, classe '84 - una generazione a metà fra due mondi, dai pixel agli Oculus Rift, dalla "vergogna" di essere il nerd della classe al piacere di sapere che oggi c'è un videogioco per tutti. Nostalgico degli anni '90, composto al 30% di RPG e al 70% di ricordi (fra cui il prezzo dei primi ATARI e il lancio dello SNES in Europa), vive la sua vita un quarto di d20 alla volta, tentando di scrivere con serietà di un settore fatto di meme, sequel e reboot.

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