Resident Evil 7

Io sono uno che soffre tantissimo la paura. Pinchiroli prova in tutti i modi, e con mille sotterfugi, a farmi vedere quelle robe dove c’è “uno che vuole ammazzare tutti gli altri” o “gli altri, di solito giovani, che muoiono male“. L’unica eccezione a questa regola l’ha sempre avuta la saga di Resident Evil o se preferite: Bio Hazard.

Si ma non è più horror da anni“, “Se quello è horror lo è anche mia suocera” ecc. ecc. Non mormorate le solite frasi, vi sento eh.

So anche io che dal quarto capitolo in poi per molti, giocare Resident Evil non era più una prova di coraggio (anche se con Revelations, un pochino…) ma un atto di fede, e so perfettamente che molti amanti storici della saga iniziavano a temere che le origini non si sarebbero più palesate. Poi arriva l’annuncio di Resident Evil VII e succede l’impensabile: Capcom spariglia le carte. Via la terza persona, via l’action che aveva scandito i ritmi del 5°/6° capitolo e via soprattutto gli zombie, da sempre icona principale della serie.

BENVENUTI DAI BAKER

I mesi che ci hanno avvicinato al lancio sono stati quanto mai concitati. Da una parte la nuova versione del gioco (pensata anche per la VR di Sony) che sembra convincere buona parte dei giocatori, dall’altra molti amanti della saga che mormorano.

Bè ragazzi, è giusto che ve lo dica, Resident Evil non è più lo stesso. Tragedia? Assolutamente no. 

All’inizio sembra quasi un paesaggio da cartolina

Capcom ha deciso di cambiare e il passaggio, per quanto mi riguarda, ha solamente giovato alla saga. La storia di Ethan è lontana da qualsiasi altra storia raccontata all’interno della serie. Niente Umbrella, niente S.T.A.R.S. e altre cose che richiamino in maniera palese la saga, ma solamente un marito che dopo tre anni dalla scomparsa della moglie, riceve un messaggio che gli rivela che è ancora viva, e che si trova in una villa situata nelle paludi della Louisiana. Arrivato sul posto si imbatterà in una famiglia, i Baker, alquanto particolare. Da qui inizia un viaggio fatto di ansia e terrore; di violenza e follia.

Il ritorno alle origini c’è, eccome se c’è. Non parlo solo dell’elemento survival, nemmeno di quello horror (qui comunque presentissimo), ma di una serie di rimandi che mi hanno davvero riportato indietro nel tempo, in quei pomeriggi passati a giocare in coppia con una amico, sulla playstation 1, il primo capitolo della saga.

Giocare a Resident Evil VII, in definitiva, vi riporterà alla memoria tantissimi passaggi della saga originale

Non c’è una singola cosa che non mi è piaciuta di questo Resident Evil. Le novità si mescolano con una sensazione di familiarità, e rendono l’esperienza estremamente piacevole ed intrigante. Enigmi, chiavi, stanze “safe” con casse e registratori di cassette per salvare (vi ricordate le vecchie macchine da scrivere?); tutto quello che troviamo all’interno del gioco è un continuo rimando, una ricercata strizzatina d’occhio al vecchio fan che si troverà così meno spaesato da questa discussa prima persona.

E lasciatemelo dire: fortuna che c’è la prima persona!

Lo dico consapevole che Resident Evil vuol dire terza persona, ma allo stesso tempo anche estremamente convinto che QUESTA storia, andava racconta per forza di cose con una visuale in grado di trasformarti nel vero protagonista di questa storia.

Non c’è una singola cosa che non mi è piaciuta in questo RE, lo ribadisco. Il ritmo di gioco compassato, la necessità di esaminare tutto nel minimo dettaglio, la tensione del dover scappare da persone apparentemente invincibili fino ad un finale che mi ha pienamente soddisfatto.

La “vecchia” è decisamente la persona più inquietante di tutto il gioco.

I nemici, è vero, non sono molti, e un po di varietà non avrebbe sicuramente guastato. Si parla però di granelli imperfetti all’interno di una clessidra che scandisce in maniera perfetta l’esperienza, e su cui si può tranquillamente soprassedere.

Alla fase puramente esplorativa e di puzzle, si aggiunge poi un gun game che mi ha soddisfatto. Un sistema che avvantaggia nettamente l’utilizzo dell’headshot, ma allo stesso tempo permette una buona varietà grazie ad un discreto arsenale tra cui districarsi.

Insomma, l’unico ostacolo tra voi e questo capolavoro può essere solamente uno: la prima persona. Ma badate bene, parlo di coloro che soffrono il motion sickness, e non di altre persone che hanno volutamente (secondo me, sbagliando) deciso di incaponirsi sul fatto che, giocato con questa visuale, è come non giocare un vero Resident Evil.

Questo, ve lo posso assicurare, non è assolutamente vero!

Giocare a Resident Evil VII, in definitiva, vi riporterà alla memoria tantissimi passaggi della saga originale. Può davvero un personaggio e una inquadratura bloccarvi dall’acquisto del prodotto? In cuor mio, spero proprio di no.

Prima di dirvi quello che è il mio parere finale su questo Resident Evil VII è giusto che spenda qualche parola sulla componente tecnica del gioco. Provato su Xbox One Slim e con il filtro HDR attivo, devo ammettere che il colpo d’occhio è notevole. Le ambientazioni sono super dettagliate e la cura nei particolari non la si può non notare. Certo, se si va ad indugiare qua è la qualche texture slavata e poco dettagliata la si trova, ma nel complesso il lavoro svolto è davvero apprezzabile. Anche il frame rate, a parte qualche sporadico momento, non ha mai avuto particolari incertezze.

Ottima invece l’illuminazione, così come la componente sonora che immerge totalmente il giocatore nel contesto; personalmente sono sobbalzato ad ogni scricchiolio inaspettato. Non mi ha invece convinto del tutto il doppiaggio, in particolare di alcuni personaggi.

Quando il termine “duri a morire” è la cosa migliore da dire.

CONSIDERAZIONI FINALI

Resident Evil è morto? Sì, ma è anche rinato…e alla grande. Io come molti altri non amo il cambiamento, soprattutto dopo che una saga prosegue dopo tanti anni con – più o meno – la stessa struttura. Ma parliamoci chiaro, se il cambiamento funziona, è efficace e utile al progetto…perché non cambiare?

Una saga videoludica, così come molte altre cose, si evolve e si modifica nel tempo, e lo fa per cercare di migliorare, esplorare nuove strade e trovare nuovi, ed efficaci, metodi di comunicazione e intrattenimento. Resident Evil lo fa alla grande, ma allo stesso tempo, statene certi, non si dimentica dei vecchi fan.

Lasciatevi alle spalle ogni pregiudizio, ogni timore, e godetevi un’esperienza tra le migliori che questa generazione è stata in grado di regalarci. Non ve ne pentire.

Resident Evil è morto, lunga vita a Resident Evil. 

 

Autore dell'articolo: Roberto Vicario

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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