È abbastanza difficile scrivere qualcosa di sensato su Goat Simulator… principalmente perché si tratta di un giocattolo che ha fatto del nonsense e dell’hype la propria bandiera, un titolo dal successo decretato dal passaparola e dal buzz sui social media . Nato come progetto goliardico in una game-jam interna ai Coffee Stain Studios, Goat Simulator è riassumibile nella definizione del suo creatore Armin Ibrisagic:

Come uno di quei vecchi giochi di skating -solo che invece di essere uno skater sei una capra, e invece di fare acrobazie si distruggono cose

Lasciate da parte qualsiasi aspettativa: Goat Simulator è un esperimento, un sandbox fisico che fa del proprio stato grezzo, quasi incompleto, e dei propri bug esilaranti i maggiori punti di forza. Si potrebbe quasi definirlo un esperimento -anche se in cosa, non è esattamente chiaro: è sicuramente sperimentale il rapporto col giocatore (nei panni di una capra, lasciato senza troppe spiegazioni in un ambiente urbano ricco di citazioni, strutture pericolanti ed easter egg), sperimentale il rapporto con l’ambiente (da esplorare e distruggere a suon di salti, capriole, verticali sulle zampe, testate, calci e leccate), e sicuramente sperimentale il rapporto con il mercato, dato che si tratta di un titolo pensato e progettato per Youtube, let’s play e brevi periodi che definire “partite” suona già eccessivo -qualcosa di puramente comico, fatto per essere guardato più che giocato.

Goat Simulator - Gameplay

Per chi volesse un approccio più strutturato, il gioco base ha un sistema di achievement quasi pavloviano basato sul’esplorazione delle diverse aree ed edifici, su piccole missioni senza senso (come belare contro N persone, fare una verticale sulle zampe davanti per tre secondi, percorrere in volo più di 300 metri) e sul ritrovamento di alcuni collectible nascosti (che contribuiscono a sbloccare “hack” simili ai vecchi cheat di Grand Theft Auto -come piogge di pecore a comando o jetpack decisamente poco maneggevoli) -ma sono le espansioni Goat ZGoat MMO che l’esperienza di Goat Simulator da il proprio meglio (?).

Rispettivamente DLC dei generi survival horror e MMO, le due espansioni presenti nel bundle Playstation 4 iniettano in Goat Simulator le meccaniche e le ambientazioni tipiche del caso (dal crafting alle classi di personaggio), trasformando il titolo da un giocattolo senza troppi fronzoli in una esperienza leggermente più complessa.

Goat Simulator MMO -Character Creation

Sebbene sempre privo di scopi e struttura, il risultato finale è talmente parodistico e infarcito di citazionismo (come l’area fantasy infestata da mucche bipedi) da risultare quasi (quasi) intelligente sul piano della satira.

In entrambi i DLC, trend che immagino verrà mantenuto con i capitoli successivi, le meccaniche e gli stereotipi del genere vengono sottilmente ridicolizzati o gonfiati all’inverosimile -dalle miniquest MMO (immotivati fetch di oggetti letteralmente accanto al quest giver, o missioni di scorta di personaggi esageratamente lenti) alle componenti di scavenging e crafting nel capitolo zombi (che richiedono di trovare cibo praticamente ogni pochi minuti, mentre zombi pecore e umani trascurano i PNG non infettati per inseguire il protagonista).

Commento Finale

A parte un punteggio senza alcun valore e la ricerca di segreti, non c’è un vero e proprio scopo all’interno del gioco. Goat Simulator fatica anzi a rientrare nella categoria, posizionandosi chiaramente come un toolbox parodistico e poco altro, un prodotto scanzonato che può risultare interessante solamente per pochi minuti di esplorazione esilarante.

E’ più un giocattolo che un gioco, che metterebbe a dura prova una qualsiasi valutazione sulla classica scala da 1 a 10: 10/10 per la sua “originalità”, o 7/10 perché “con troppi DLC”? 5/10 perché “ripetitivo e monotono”? Forse N/10, dove N rappresenta il desiderio del giocatore di pagare per fare l’esperienza di vivere nei panni di una capra.

About Author

Milanese, classe '84 - una generazione a metà fra due mondi, dai pixel agli Oculus Rift, dalla "vergogna" di essere il nerd della classe al piacere di sapere che oggi c'è un videogioco per tutti. Nostalgico degli anni '90, composto al 30% di RPG e al 70% di ricordi (fra cui il prezzo dei primi ATARI e il lancio dello SNES in Europa), vive la sua vita un quarto di d20 alla volta, tentando di scrivere con serietà di un settore fatto di meme, sequel e reboot.

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