Cari amici ascoltatori (oggi mi sento un presentatore televisivo) dovete sapere che, da grande appassionato di giochi in scatola, ho le mie personali classifiche riguardo ai titoli che sono entrati nel mio cuore. Tra tutte queste top tre, cinque o dieci, la più importante è sicuramente quella che riguarda il genere del “piazzamento lavoratori”. 

Tra le “centinaia” di prove fatte a titoli facenti parte di questa categoria, nella mia persona top 3 c’è uno splendido gioco chiamato The Manhattan Project. Cosa succede quindi se, il seguito (spirituale) di uno dei tuoi giochi preferiti arriva sul mercato? La domanda è fin troppo scontata, e non merita nemmeno una risposta.

The Manhattan Project: Energy Empire è finalmente all’interno della mia collezione, e dopo diverse partite, sono pronto a darvi le mie impressioni generali sul gioco.

L’IMPERO DELL’ENERGIA

In questo seguito spirituale del primo Manhattan Project (all’interno del quale, l’argomento principale era la costruzione di bombe atomiche) ci troveremo a guidare una delle dieci nazioni presenti all’interno del gioco, con l’unico scopo di diventare il paese leader in campo energetico.  Ovviamente, le strategie che decideremo di utilizzare per raggiungere questo scopo, avranno un impatto molto importante sull’ambiente in termini di inquinamento dell’aria, dell’acqua e della terra.

Energy Empire richiama alcuni elementi del suo predecessore, ma la struttura di gioco è molto diversa e fatta di una interazione trasversale, di turni di gioco non definitivi (la partita si conclude nel momento in cui sono finiti i token inquinamento, che variano in base al numero di giocatori) e di una quantità piuttosto robusta di strategie per poter fare punti (non una “insalatona di punti”, ma poco ci manca)

La plancia vi permette di vedere in maniera abbastanza chiara le tre aree principali di gioco.

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Il cuore del gioco sono le due fasi principali: “Work” e “Generate”. Nella prima, andremo fisicamente a piazzare un lavoratore preso dalla nostra plancia, su una delle tredici zone del tabellone; queste sono divise in tre blocchi principali: mercato governativo, mercato industriale e mercato commerciale. La divisione è fatta principalmente per dividere le tipologie di edifici che potremo andare a comprare (spendendo soldi o risorse) per ampliare la nostra produzione con nuovi edifici. Sotto il mercato delle nuove strutture, invece, troveremo delle azioni standard come ad esempio: generare nuovi lavoratori, guadagnare soldi, risorse e così via.

La scelta del distretto è molto importante per la seconda fase dell’azione “Work”. Di fatto, potremo attivare tutte le strutture del colore relativo al distretto di cui abbiamo fatto l’azione. Abbiamo fatto l’azione di prendere soldi nel distretto commerciale? Potremo, di fatto, attivare tutti gli edifici gialli in nostro possesso. Esente da questo ragionamento è il piazzamento di un lavoratore/energia sulla nostra scheda nazione che, come jolly, rappresenta un colore di qualsiasi sezione della plancia. Posizionare un token su questa carta ci permetterà, pagando delle risorse, di salire sul tracciato della Nazioni Unite, uno dei tanti modi per fare punti a fine partita.

I lavoratori e parte delle energie a vostra disposizione.

Gli edifici si attivano  posizionando sulle carte relative lavoratori, energie, o una combinazione di questi due; proprio in questo caso specifico la scelta di utilizzare i token energia o i lavoratori, è molto importante per capire come impostare la strategia di gioco. Dovete infatti sapere che le energie non solo servono per attivare gli edifici, ma anche per andare a rifare azioni sulla plancia in zone già occupate da altri giocatori. 

Prendendo sempre in esempio l’azione di guadagnare del denaro, se un giocatore occupa la casella, quello successivo può posizionarsi al suo interno andando con un lavoratore e una energia aggiuntiva, e così a giro in modo da superare sempre (almeno) di uno la presenza del giocatore precedente.

L’IMPORTANZA DELLA PIANIFICAZIONE

Ma come produciamo questa energia così importante nell’economia del gioco? Con la seconda azione tra le due che possiamo selezionare: “generate“.

Con questa azione non solo andiamo a recuperare tutti i nostri lavorati sparsi sulla plancia di gioco (o sulle nostre carte), ma lanciando i nostri dadi andiamo anche a generare energia che ci servirà per la fase di piazzamento successiva.  I dadi si acquistato in una sezione della plancia e rappresentano le varie tipologie di energia: da quelle verdi e poco inquinanti, fino a quelle più pericolose e altamente inquinanti come il nucleare.

Tutte le risorse che si possono produrre. La qualità dei materiali è ottima.

Lanciando i dadi genereremo, come detto,  energia…ma anche inquinamento! Il dado del valore più alto sarà quello che genererà inquinamento. Se il valore più alto è sulla faccia di un dado blu o verde, le nostre energie non avranno prodotto nessun tipo di scoria, se invece, il numero più alto si trova su una faccia di un dado nero, giallo o marrone ( carbone, nucleare o petrolio) allora saremo costretti a prendere un token “pollution” e piazzarlo sulla nostra scheda giocatore.

Troppi dadi potrebbe significare inquinamento certo.

La scheda giocatore è divisa in dei quadrati che rappresentato la stato dell’acqua, della terra e dell’aria del nostro paese, e in base alla quantità di token presenti sulla nostra scheda giocatore, prenderemo più o meno punti vittoria alla fine della partita.

I token “pollution” hanno inoltre il compito di scandire la durata della partita (una volta finiti sarà innescato l’ultimo turno di gioco) e di attivare le sei carte “impatto globale”; queste sono sei (divise in verdi e rosse) e rappresentato l’impatto sull’ambiente delle nostre azioni. Quelle verdi saranno tendenzialmente positive, mentre quelle rose decisamente negative. Queste carte hanno effetto su tutti i giocatori.

A fine partita si sommeranno i punti fatti dagli edifici, dalla nostra scheda giocatore, dai dadi in nostro possesso, dagli obiettivi segreti e dal tracciato della Nazioni Unite. Chi avrà fatto più punti sarà dichiarato il vincitore.

CONSIDERAZIONI FINALI 

Cosa dire quindi di questo Manhattan Project: Energy Empire? Sapete che non sono solito lasciarmi andare a giudizi affrettati dopo poche partite, specialmente per quanto riguarda i giochi in scatola. Detto questo, per una volta permettetemi di trasgredire, dicendovi che questo gioco è un “fo**uto” capolavoro! (perdonatemi il francesismo), ed è già balzato al primo posto della mia personale classifica riguardante i “piazzamento lavorati”.

Divertente, impegnativo, meccanica di gioco incredibilmente solida e con un senso di progressione e di appagamento entrambi pienamente percepibili. Potrei continuare per ore a dirvi quanto mi sia piaciuto, ma la verità è che mi basta semplicemente consigliarvi l’acquisto, senza alcun tipo di riserva. L’anno ludico non poteva iniziare meglio.

 

 

About Author

Giocatore onnivoro. Amante dei boardgame anche se non vince mai. Un amore smisurato per il cinema. Insomma, ho tutte le malattie di questo mondo. Con tanta dedizione, ed un po di culo, sono riuscito a farlo diventare il mio lavoro. Qui però posso sproloquiare alla grande.

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