Grand strategy“. Due parole quasi sconosciute ai giocatori da console, che indicano quei giochi di strategia che fanno del simulazionismo più pignolo, del micromanaging più preciso e della verosimiglianza storica il proprio punto forte. Reso famoso in occidente dalle IP di Crusader Kings & Europa Universalis, il genere ha in realtà radici molto solide anche in Giappone -dove la Koei sviluppa fin dai primi anni ’80 la linea di Nobunaga’s Ambition, uno dei pochi grand strategy per console e spesso relegato alla terra del sol levante. Versione inglese e migliorata del precedente Sphere of Influence, l’edizione Ascension arriva sulla prima console di ottava generazione come porting di una edizione PC, completamente tradotto e dotato sia di un doppiaggio in lingua originale che in lingua inglese.

Il titolo, nella migliore tradizione del genere, cala il giocatore nell’epoca Sengokuun Giappone feudale diviso in varie province, nominalmente unite sotto una figura centrale priva di qualsiasi autorità, e de facto una serie di stati combattenti fra loro. La figura storica che fornisce il titolo alla serie, Oda Nobunaga, rappresenta in questo contesto uno dei personaggi più controversi nella tradizione nipponica: alternativamente dipinto come un superuomo o un tiranno sanguinario, Nobunaga fu per il Giappone dell’epoca un incrocio fra il nostro Napoleone ed una forza della natura -un uomo dalle ambizioni smisurate (non a caso spesso presentato come dotato di poteri demoniaci, come ad esempio in Onimusha) e dal grande intuito guerriero, destinato a lasciare il segno nella storia con la campagna militare che più di tutte si è avvicinata al sogno di un Giappone unificato. Che la campagna di Nobunaga sia giunta ad una fine prematura dovuta alla sua morte per mano di un traditore non fa che alimentarne la statura degna di un romanzo epico e a cementare l’immagine del periodo come quello di un’epoca turbolenta, in cui agli uomini era ancora concessa la possibilità di emergere e far conoscere il proprio nome attraverso l’ambizione, il carisma e l’onore delle armi.

Nobunaga fu per il Giappone dell’epoca un incrocio fra il nostro Napoleone ed una forza della natura -un uomo dalle ambizioni smisurate (non a caso spesso presentato come dotato di poteri demoniaci, come ad esempio in Onimusha) e dal grande intuito guerriero

Sphere of Influence -Ascension trasporta il giocatore nei panni di uno dei tanti nobili dell’epoca, costretto a ricorrere ad ogni mezzo per assicurare la sopravvivenza del proprio clan: dalla piccola città al dominio di interi feudi,  l’esperienza gestionale consente al giocatore di muoversi fra commercio, diplomazia, sviluppo urbano e campagne militari in modo fluido e con meccaniche sufficientemente simili indipendentemente dalla grandezza del proprio dominio, di modo da non confondere con l’introduzione di troppi nuovi elementi o alterando quelli già presentati in caso di promozioni.

Se ad esempio la pianificazione urbana di un singolo castello consiste nell’assegnare i propri servitori alla costruzione e allo sviluppo del villaggio circostante, una volta giunti al controllo di intere provincie consisterà invece nell’assegnare loro vaste aree di terreno nelle campagne circostanti. Allo stesso modo, se come modesto castellano sarete chiamati a controllare solo la vostra unità militare, come daimyo è possibile controllare quelle di tutti i propri vassalli attraverso intere provincie, spostando ufficiali di castello in castello, impostando rotte di approvvigionamenti e pianificando accerchiamenti delle forze nemiche. Contrariamente a molti altri titoli, il gameplay di lungo periodo è guidato (con mano più che morbida) da una serie di mini-obiettivi da raggiungere per accumulare onore e credibilità agli occhi dei propri superiori, e proseguire così una scalata sociale: laddove la tranquilla vita del castellano consiste nell’assolvere i compiti stabiliti volta per volta dal proprio signore (come fornire sufficienti soldati, attaccare particolari avamposti o procurare risorse come cibo e legno), l’esperienza di gioco nei panni di un lord locale pone il giocatore nella posizione di gestire i propri vassalli, delegando compiti e dispensando premi e punizioni -entrando nel vivo dell’ambientazione con quest molto più strutturate e generalmente ispirate alla vita del personaggio interpretato o a particolari eventi storici.

Sphere of Influence -Ascension trasporta il giocatore nei panni di uno dei tanti nobili dell’epoca, attraverso una serie di mini-obiettivi da raggiungere per accumulare onore e credibilità agli occhi dei propri superiori, e proseguire così una scalata sociale

È proprio nell’esplorazione storica che Sphere of Influence -Ascension da il proprio meglio: a differenza di altri grand strategy, in questo titolo l’esperienza di gioco viene articolata con una particolare attenzione al realismo e alla resa verosimile di un periodo storico decisamente affascinante. Il gioco, infatti, strizza anche l’occhio alla visual novel nel modo in cui vengono raccontati i maggiori eventi storici di provincie vicine e lontane (come nascite, deposizioni e guerre intestinte), la cui narrazione spezza il gameplay vero e proprio con una tale frequenza da dare l’impressione di trovarsi di fronte più ad un qualche tipo di RpG strategico che ad un gioco più simulazionista. A favore di questa tesi, sebbene sia possibile giocare nei panni di praticamente qualsiasi personaggio lungo i 130 anni dell’epoca Sengoku, Sphere of Influence -Ascension presta particolare attenzione alla storia di Nobunaga raccontandone i momenti più salienti attraverso alcuni filmati in FMV oltre che alle già citate parti da graphic novel.

Il gioco, inoltre, presenta i vari personaggi storici non solo come dotati di statistiche numeriche in varie caratteristiche, ma anche con un occhio di riguardo verso al loro atteggiamento di fronte ai mutamenti sociali dell’epoca (atteggiamento espresso con un valore in una scala da Progressista a Conservatore, il cui posizionamento può influenzarne la lealtà nei confronti del proprio signore) e una serie di tratti caratteriali che ne modificano principalmente il comportamento in battaglia (come la propensione alla ritirata, la velocità di movimento lungo sentieri montani o il rispetto degli ordini). Il tutto è condito da una interessantissima modalità di editing e creazione sia dei vari personaggi che di interi eventi storici (eventi come lo sviluppo delle armi da fuoco, arrivate nel Giappone dell’epoca a seguito del naufragio di una nave portoghese, o l’espansione del Cristianesimo), tutti attivabili o disattivabili a piacimento sia ad inizio che durante la partita -qualcosa che sicuramente piacerà agli amanti della storia intenzionati a giocare interi scenari “what if”, intervenendo chirurgicamente in preciso snodi temporali creando e disfando alleanze.

L’esperienza di gioco viene articolata con una particolare attenzione alla narrazione degli eventi storici: lunghi dialoghi e scene graphic novel spezzano il gameplay vero e proprio con una tale frequenza da dare l’impressione di trovarsi di fronte più ad un RpG che ad un gioco di strategia

Parlando in termini di profondità di gioco, Sphere of Influence -Ascension è un titolo di strategia con una rigiocabilità non proprio all’altezza del genere: che si scelga di ricreare le gesta del clan Oda o di raccontare la propria storia attraverso uno degli scenari minori, l’obiettivo di ogni partita rimane lo stesso – l’unificazione del Giappone attraverso la potenza militare. Quella che è lasciata al giocatore è la scelta di come bilanciare i vari lati del gioco attraverso attività di micromanaging puramente quantitativo, rendendo l’esperienza molto simile a quella di un complesso boardgame stile Axis & Allies; al di fuori della pianificazione tattica e strategica delle varie campagne, infatti, il gioco non lascia grande libertà alla fantasia o a stili di gioco più pacifisti e non convenzionali. Sebbene decisamente in tono con l’ambientazione e le tematiche trattate, questa caratteristica contribuisce a rendere l’esperienza di gioco leggermente ripetitiva e monotona sul lungo periodo -specialmente considerata la totale assenza di meccaniche di gioco che rendano più complessa la gestione di vasti regni rispetto a territori più piccoli. A questo va unito, come già detto, un effetto RpG non del tutto raggiunto -probabilmente a causa del numero eccessivo di personaggi illustrati (nell’ordine delle centinaia) e dall’assenza di qualsiasi attenzione al lato più umano della vita dei protagonisti.

Come nota particolare, l’edizione Playstation 4 soffre moltissimo l’essere un porting da PC di un genere che proprio non può fare a meno di mouse e tastiera. I controlli sono spesso confusi e composti da combinazioni di tasti controintuitive, mentre la navigazione nei menù (chiaramente pensati per una interfaccia tramite mouse) è resa decisamente frustrante dalla lentezza e scarsa maneggiabilità della levetta analogica; anche la quantità e le dimensioni del testo, al di fuori delle sezioni di narrazione, appaiono decisamente pensate per una minore distanza dallo schermo.

COMMENTO FINALE

Nobunaga’s Ambition: Sphere of Influence – Ascension è un gioco di strategia tecnicamente impeccabile, che unisce la vastità dei grand strategy con un atteggiamento tuttavia più simile a quello di un RpG strategico e una meccanica base di piazzamento lavoratori presa a piene mani dalla tradizione boardgame. Gli amanti dei singoli generi probabilmente resteranno alternativamente delusi dalla mancanza di profondità nella storia o nelle meccaniche, ma si tratta di un ottimo “anello mancante” fra le varie tipologie, consigliato a chiunque volesse provare un mix atipico (o fosse particolarmente interessato dall’ambientazione). Sconsigliatissima, purtroppo, l’edizione Playstation 4 per il fattore dell’interfaccia, nata per mouse e tastiera ed eccessivamente confusa nella trasposizione su console.

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Milanese, classe '84 - una generazione a metà fra due mondi, dai pixel agli Oculus Rift, dalla "vergogna" di essere il nerd della classe al piacere di sapere che oggi c'è un videogioco per tutti. Nostalgico degli anni '90, composto al 30% di RPG e al 70% di ricordi (fra cui il prezzo dei primi ATARI e il lancio dello SNES in Europa), vive la sua vita un quarto di d20 alla volta, tentando di scrivere con serietà di un settore fatto di meme, sequel e reboot.

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