Qualcuno una volta ha detto che un’immagine, nella sua contemplazione più singolare, può valere più di mille parole. Nel caso di Ransom Riggs, scrittore statunitense del Maryland, una serie di vecchie fotografie è valsa l’ispirazione per una collana di romanzi di successo scritta nel 2011, intitolata La Casa per Bambini Speciali di Miss Peregrine.

Un racconto fantasy molto avvincente, nel quale scopriamo la vita celata di alcuni bambini, dotati di poteri che li rendono speciali per l’appunto, che vivono in un loop –o anello– temporale in Galles, durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale. Reinterpretato sul grande schermo sotto la regia di Tim Burton, il film mi è piaciuto particolarmente, grazie alla sua leggerezza nel raccontare una storia semplice e ricca di contenuti. Vi sentite speciali? Allora potete andare avanti nella lettura.

Peregrine

Bambini speciali in posti singolari

La storia mostrata nel film, ed ovviamente raccontata nel romanzo, si concentra sulla figura di Jacob (Asa Butterfield), un ragazzo che cresce sentendo raccontare dal nonno alcune storie su ragazzi dai poteri speciali. Diventando grande il rapporto si incrina, a causa del naturale conflitto forzato tra realtà e immaginazione, pertanto i due si separano, fino al giorno in cui il nonno Abraham (Terence Stamp) muore in circostanze inspiegabili. Gli magnano l’occhi, ‘na cosa delicatissima! Ed infatti scoprirete che..

Una serie di indizi ben disposti portano il giovane in Galles, dove scoprirà che le storie ascoltate da giovine tanto fantastiche non erano. Incontrerà infatti la bella Miss Peregrine (Eva Green), che nel ruolo di Ymbrine gestisce la casa come una matrona –bona– d’altri tempi mantenendo in piedi, grazie al suo potere particolare, un anello temporale capace di tenere fermo il tempo ad un singolo ciclo di 24 ore. La serena esistenza di questi ragazzi speciali, però, è minacciata dai Vacui, creature invisibili che si nutrono del loro potere mangiando –indovinate un po’– i loro occhi. ..ve l’avevo detto no!?

Chi avrà letto il romanzo si sentirà a casa, o giù di lì, tenendo da parte qualche commento sul finale che risulta diverso per forza di circostanze, considerata la volontà della sceneggiatrice Jane Goldman di creare un prodotto autoconclusivo. Da una parte è un pregio, a mio avviso, poiché così non finisce per scadere nella serializzazione che molte produzioni hanno invece cominciato a seguire sul grande schermo.

Riggs, l’autore dell’opera letteraria, si è detto entusiasta dell’adattamento, ed anche io nel mio piccolo ho trovato molto pertinente non solo la storia, ma anche le modalità con cui sono stati realizzati gli occupatori speciali della casa. Il tratto tipicamente burtoniano si avverte proprio nella loro caratterizzazione, anche se comunque vengono messe volutamente da parte le ambientazioni più cupe per lasciare spazio a qualcosa di più colorato.Peregrine

La realizzazione dell’opera sembra voler far leva sul sentimento della speranza, motivo principale che regge la trama nel suo susseguirsi, senza scavare troppo a fondo in dinamiche filosofiche e pompose. Un prodotto molto easy, che in 127 minuti di pellicola scivola addosso senza impensierire, ma soprattutto divertendo lo spettatore in sala con scene simpatiche (lo vedrete nel combattimento al Luna Park), seguito a ruota dal tipico sbaciucchiamento pre-credits.

Visivamente la pellicola mi è piaciuta molto, soprattutto i mostri, perché mi hanno ricordato un pizzico di Labirinto del Fauno che non guasta in un’ambientazione come questa. I Vacui sono infatti creature prive di occhi, con bocche da cui fuoriescono tentacoli che vagano alla ricerca del lauto pasto. Alcuni di loro, ad esempio, riescono a diventare nuovamente umani dopo averne mangiata una cospicua quantità. C’è qualcosa di perverso in questa rappresentazione, ed il villain Barron (Samuel L. Jackson) si propone con intenzioni valide –a modo loro– nella sostanza, ma infime nella loro realizzazione.

Conclusioni Finali

Devo ammettere di essermi particolarmente divertito durante la visione, in sala c’erano anche molti giovani pargoli, il che non guasta vista la rappresentazione semplice e per nulla paurosa dell’opera. La pellicola è ben ritmata nella spiegazione della trama, fattore che permette allo spettatore di non lasciarsi annoiare da inutili dialoghi ridondanti. Vi consiglio di andarlo a vedere, ma solo dopo aver visionato Rogue One. Ci sono delle priorità eh!

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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