Le origini del Punitore sono abbastanza note e diciamocelo, non particolarmente originali.

Frank Castle deve la sua “nascita supereroistica” ad un terribile pomeriggio primaverile, quando la sua famiglia (moglie e due figli) venne sterminata “per errore” durante un regolamento di conti fra bande mafiose in Central Park. Per anni, come per lo zio Ben di ragnesca memoria o i coniugi Wayne per il Cavaliere Oscuro, abbiamo creduto che la causa scatenante che ha portato Frank Castiglione (si, fa molto Giovanni Bongiovanni..) a indossare l’emblema del teschio e a uccidere, torturare o più genericamente sterminare qualunque malvivente incontrasse è stato l’omicidio della sua famiglia.

Ma se la verità non fosse tutta qui? E se l’origine del Punitore fosse da ricercare ben prima il brutale omicidio della sua famiglia?

Questo è proprio il punto di partenza da cui Garth Ennis parte per regalarci un’opera leggendaria nell’ambito del suo già memorabile ciclo del Punitore.

 

Gli uomini sono in guerra tra loro, perché ogni uomo è in guerra con se stesso.

(Francis Meehan)

 

Born scava nel passato sconosciuto di Frank Castle, un giovane capitano dei Marine alla sua terza chiamata di leva nel calderone infuocato del Vietnam.

L’anno è il 1971 e la guerra sta finendo.

Il capitano Castle è in servizio nella base di Valley Forge (nome tutt’altro che casuale) ultima roccaforte e specchio di un’America sfiancata da anni di inutili conflitti.

Situato al bordo del confine cambogiano, Valley Forge è la fogna perfetta per smaltire la feccia dell’esercito statunitense: drogati, stupratori e ogni altro genere di balordo trova il suo posto a Valley Forge.

Compreso Frank.

Anche lui è un drogato ma la sua droga è la guerra. La brama. La cerca spasmodicamente. Non può vivere senza e i giorni passati a Valley Forge lo guideranno alla consapevolezza di quello che è e soprattutto di quello che è destinato a diventare.

Da contraltare alla sua figura, Ennis affianca alla narrazione di Castle i pensieri di Stevie Goodwin, semplice soldato che racconta con un misto di terrore e ammirazione le gesta del capitano Castle, con il solo pensiero in testa di far passare questi benedetti trentotto giorni rimasti e salire sull’aereo che lo riporterà alla sua vita in America, lontano da questo inferno.

La figura di Goodwin è la rappresentazione ideale degli orrori vissuti dai soldati americani in Vietnam.

E’ proprio nell’inferno vietnamita che assistiamo ai primi passi della trasformazione di Frank nel vigilante assetato di sangue e di vendetta che è destinato a diventare. La miniserie raggiunge il suo apice in alcune sequenze di battaglie impressionanti e culmina con un finale da lasciare a bocca aperta, elevando ancor di più se ce ne fosse bisogno l’opera di Ennis ad un livello superiore.

In Born, Ennis fa quello che sa fare meglio.

La miscela di azione e sangue che hanno contraddistinto la carriera dello sceneggiatore irlandese viene sbattuta in faccia al lettore in una brillante caratterizzazione che riplasma le origini del mito del Punitore. Ed è proprio grazie al lavoro di Ennis che quella che poteva essere una semplice storia di guerra assume connotati più ampi ed elaborati.

Impossibile inoltre non dare il giusto credito al team artistico che lo accompagna nella realizzazione di questo masterpiece.

Oltre al lavoro encomiabile di Paolo Monti (colorista)Tom Palmer (inchiostratore) la parte del leone la fa senza dubbio Darick Robertson. Già collaboratore di Ennis in The Fury (serie dedicata al colonnello Nick Fury, se vi capita sottomano non fatevela sfuggire!) in Born Robertson va a briglia sciolta, con disegni surreali e stupefacenti. Layout impressionanti raccolgono immagini che fanno sentire il lettore come se si trovasse veramente in un’umida giungla vietnamita. Come ciliegina sulla torta rimangono le splendide copertine di Wiesław Wałkuski, evocative e di grande impatto.

Born insomma ha tutto quello che ci si aspetta da ogni buon fumetto: raccontare una storia e farlo dannatamente bene in ogni suo aspetto.

Questo volume cambierà per sempre il vostro punto di vista sul Punitore.

Su chi è.

Su ciò che rappresenta.

E soprattutto sul perchè lo fa.

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Onnivoro fumettofilo. Appassionato di cinema horror e di Hitchcock. Videogiocatore da divano. Gli piaccioni i mostri.

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