Per gli innumerevoli fan in giro per il mondo, Rogue One, primo di una serie di spin-off ambientati nel mondo di Star Wars, sarà esattamente il film tanto sperato e tanto voluto.

Un gruppo di eroi sgangherati, grande spettacolo, avventura come se piovesse e soprattutto il tema che da sempre lega il franchise ideato nel lontano 1977 da George Lucas: la Speranza.

Se avete visto “Star Wars: una Nuova Speranza” allora conoscete già la storia di Rogue One: a Star Wars story. Bastano infatti i primi 30 secondi di A new hope per farci capire cosa è successo prima dell’avvento di Luke, Han Solo e compagnia cantante:

Un’arma terribile creata dalle forze imperiale, un’arma di una potenza mai vista in grado addirittura di polverizzare interi pianeti.

Alderaan

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Quest’arma deve essere distrutta, con l’aiuto di una principessa, del fratello perduto e di un contrabbandiere con un amico con problemi di pelo superfluo. Ma questa è un’altra storia.

Rogue One è un film di guerra ambientato nell’universo di Star Wars che racconta le (dis) avventure di un gruppo di ribelli, il cui indomito coraggio renderà possibile la guerra combattuta da Luke Skywalker e compagni, permettendogli di infiltrarsi nella base imperiale per poter rubare i piani che aiuteranno la ribellione a distruggere quest’arma terribile.

Rogue One

Altro che Deadshot e compagnia

E come ogni buon film di guerra che si rispetti ha bisogno dei suoi soldati: Bodhi Rook, pilota disertore dell’Impero; Cassian Andor, combattente per la resistenza; Chirrut Imew, monaco guerriero sensibile alla Forza; Baze Malbus, guardia del corpo freelance; K-2SO (a cui Alan Tudyk presta sia la voce che le movenze per il motion capture) droide imperiale riprogrammato e Jyn Erso, protagonista della pellicola, che come ogni eroe che si rispetti nel mondo di Star Wars ha problemi irrisolti con la figura paterna.

I personaggi vengono introdotti gradualmente in una prima parte della pellicola, ahinoi, un po’ raffazzonata. Un ritmo narrativo troppo spezzettato, e in alcuni casi tremendamente prolisso, lasciano per la prima parte Rogue One al palo. Se a questo andiamo ad aggiungerci anche il personaggio di Saw Guerrera (che se la gioca “nientepopodimenoche” con Jar Jar come personaggio più odiato nella filmografia di Star Wars) il disastro era dietro l’angolo; invece passata la prima mezz’ora la Speranza di cui sopra, che era quasi venuta a mancare, torna a splendere brillante.

Eh si lo ammetto, a questo punto la delusione di trovarmi davanti un altro Episodio VII era dietro l’angolo ma Gareth Edwards riesce nel miracolo ormai inaspettato.

Perché il film svolta improvvisamente, tuffandosi in pieno nel mondo di Star Wars tanto caro ai fan (e che tanto ci era mancato).

E la svolta (sarà un caso) avviene proprio con la comparsa sullo schermo del più grande villain della storia del cinema. Quanto ci era mancato Darth Vader?

Da qui in poi Rogue One decolla pronto a viaggiare verso un’iperspazio narrativo: gli eventi cominciano a mettersi in moto carburando sempre più fino a raggiungere una mezz’ora finale veramente “col botto”.

Darth Vader

Quella mano!

Edwards confeziona un film di guerra, dove soldati sguazzano nel fango alla ricerca di un riparo, con armi e armature logore dall’età e dall’uso e occhi pieni di rassegnazione e di quel vuoto che solo la guerra sa dare. In tutto questo il mondo di Star Wars viene incastrato alla perfezione, con epocali battaglie nello spazio fra maestosi Star Destroyer e navi da battaglia corelliane.

I fan di vecchia data troveranno pane per i loro denti. Rogue One è ricco, anzi ricchissimo di citazioni e rimandi alla trilogia originale che faranno la felicità dei più.

Edwards non si tira indietro dall’offrire allo spettatore più esigente quanto ci si aspetta di trovare in una pellicola di Star Wars.

Volete dei trooper? E allora eccovi, Stormtrooper, Sandtrooper e i nuovissimi Deathtrooper.

Volete navi, navicelle e incrociatori? Eccovi Star Destroyer, Tie Fighter come se piovessero, X Wing e U Wing a catinelle.

Volete il Grand Moff Tarkin? Accontentatevi del Generale Tarkin, largamente on screen grazie alla ricostruzione in CGI del grandissimo Peter Cushing (sul quale però provo ancora sentimenti contrastanti).

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Rogue One ne ha davvero per tutti i gusti e la prima impressione che ho avuto allo scorrere dei titoli di coda è stato quello di trovarmi di fronte al lungometraggio più “starwarsiano” fra tutti i 7 capitoli usciti finora della saga vera e propria.

Dopo il mezzo passo falso di episodio VII quindi possiamo essere ben lieti di esserci riconciliati con la Forza, che scorre potente nel film di Edwards. Andate a vederlo. Anche più volte.

E che la forza degli altri sia con voi!

 

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Onnivoro fumettofilo. Appassionato di cinema horror e di Hitchcock. Videogiocatore da divano. Gli piaccioni i mostri.

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