Jason Statham è un uomo da non far arrabbiare. Lo abbiamo imparato tutti, durante una carrellata di film dove l’attore ci ha dimostrato come coltelli, pistole, fucili, ami da pesca e tazze da the (anzi no, quello era Riddick) possono rivelarsi armi decisamente letali.

E dopo tre Transporter, tre Mercenari, qualche Death Race ed una serie di esperimenti piuttosto fortunati, Jason non ha mai smesso di menar le mani. Pensate che ha avuto addirittura il coraggio di rompere le scatole a Toretto in Fast & Furious!

Pertanto, dopo essere stato il protagonista di Professione Assassino sotto la regia di Simon West nel 2011, lo vediamo tornare al cinema con una Resurrection del tutto inaspettata, questa volta diretta dal regista Dennis Gansel (L’Onda). Spettacolo per gli occhi o solito more of the same?

Quadrato, Quadrato, Cerchio, Triangolo! Combo!

Dopo aver finto la propria morte, Arthur Bishop (Statham appunto) vive a Rio de Janeiro e se la spassa alla grande. Rum e Cocaina come direbbe la bella Raffaella. Ma come sempre gatta ci cova, ed ecco risbucare la sua vecchia nemesi Riah Crain, che lo vuole ingaggiare per effettuare una serie di “finti incidenti”.

Bishop si rifiuta, come dargli torto. Crain quindi batte i piedi come una bimba a cui hanno fregato il diario segreto, e decide di fare la cosa più stupida al mondo: mandargli una donna, gran pezzo di manzo di Jessica Alba, farlo innamorare di lei e poi, beh, rapirla per ricattarlo.

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Sorge spontaneo chiedersi “Crain, ce fai o ce sei?” Perché una scelta del genere può portarti soltanto a rimetterci! Non hai mica tante alternative per uscirne fuori, ne sei conscio? Ma lui no, batte i piedi ed insiste. Ed è da quel momento che parte la parabola di omicidi discutibili, nei quali Statham mostra tutto il suo savoir-faire tirando giù soldati, nuotando in un mare pieno di squali mettendosi solo la crema protettiva (a tal proposito, ma esiste?) ed ovviamente dando una marea di cazzotti come “manco Bud Spencer in tutta la sua carriera”.

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Sò Giasone, non me provocà

Ed il frenetico fluire degli eventi, all’inizio un po’ incalzanti, perdono subito pathos tirando fuori la solita monotonia prevedibile e scontata. In certe scene sembra di stare in Black Ops con il God Mode attivo, non lo prendono manco di striscio.

Se poi pensate che nel cast, oltre alla manza, è presente un Tommy Lee Jones alla frutta, truccato peggio di quando ha fatto Due Facce in Batman, insieme a Michelle Yeoh, che dalla Tigre e il Dragone finisce a fare la più anonima padrona di un hotel sperduto in Thailandia, fate due più due e datevi una risposta.

Considerazioni Finali

Dennis Gansel è riuscito a dirigere con competenza Statham, lasciandogli fare quello che sa fare meglio. Dialoghi asciutti, un clima action ben dosato, sono le formule che rendono il film piacevole da visionare, ma senza troppe pretese. Ricordatevi le basi però: a persone come Statham non gli dovete toccà la famiglia. Risparmiatevi il cinema, aspettate di vedervelo comodamente a casa. Pop Corn e cuscini per evitare le botte però!

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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