Quante volte vi è capitato di trovarvi alla fine di un libro, di un film o magari di un videogioco, pensando a denti stretti quanto sarebbe stato più fico veder vincere il male a discapito del bene?

Ammetto di essermi trovato diverse volte in questa situazione, quasi atterrito e perfino deluso. Ci sarà pure una volta dove deve vince il male no?! Sembra che i ragazzi di Obsidian Entertainment abbiano voluto accontentarci, inventando un’ambientazione di gioco totalmente diversa dai canoni più gettonati.

Dopo aver infatti pubblicato, ormai un anno fa, il loro Pillars of Eternity, la casa di sviluppo californiana si è prodigata al fine di farci passare dall’altra parte della barricata, grazie al nuovo Tyranny. Volete scoprire cosa si prova ad essere un cattivo?

Levati il dente, uccidili tutti!

Un certo Kyros, Overlord di Terratus, è praticamente riuscito a conquistare tutto il mondo conosciuto. O almeno una grossissima parte di quest’ultimo, dato che l’ultima porzione di continente libero (il Tiers) sembra essere riuscito a scatenare una rivolta intestina, capace di impedire lo scacco matto finale. Tocca quindi a noi, nel ruolo di Fatebinder, cercare di ripristinare l’ordine di conquista del potere, mettendo inoltre in riga le due fazioni militari occupate nell’occupazione, ovvero i Disfavored e gli Scarlet Chorus.

Tyranny 01

Capirete ben presto, dopo il prologo interattivo giocabile, che i due raggruppamenti fanno riferimento a ideologie di potere fortemente contrastanti tra di loro, considerato che la prima predilige l’etica militare, mentre la seconda lascia libero spazio al massacro e l’omicidio, proprio come una vera orda barbarica senza limitazioni. Mettere in riga i due eserciti non è solo una questione di principio però. Kyros, che non è proprio contento di rimandare la sua “vittoria sfolgorante” di qualche giorno, ha emesso un editto d’esecuzione massivo che ucciderà chiunque si trovi in quel territorio, entro una particolare data dalla sua emanazione.

Un tipo che ha seguito tutte le sedute di controllo della rabbia, non trovate?

Come in ogni buon gioco di ruolo che si rispetti, il grosso del tempo speso all’inizio consiste nel creare il proprio personaggio, scegliendo tra le tipologie di classi esistenti quella che più si avvicina al proprio stile di gioco. Nel caso di Tyranny ci troviamo di fronte ad una semplificazione del processo, visto che il sistema ci fa maggiormente concentrare su abilità e competenze, dandoci persino qualche aiuto (grazie a degli indicatori su schermo) nel momento in cui vorremo accrescere un parametro a discapito di un altro.

Potrete quindi migliorare Atletica, Sotterfugio o magari Conoscenze, soltanto per poi dedicarvi alla scelta di eventuali abilità utili per ingaggiare il combattimento, le quali vertono sostanzialmente a farvi individuare una classe a voi affine. Dimenticatevi quindi i limiti degli RPG tradizionali, perchè Tyranny con il suo stile lascia libero spazio alla vostra fantasia.

L’amore per le cose fatte bene

Dopo aver completato con successo il processo di creazione, verrete catapultati in questo luogo magico irto di contraddizioni e pericoli, nel quale ogni vostra abilità di diplomazia potrà essere sfruttata a dovere nell’incredibile, e quasi opprimente, quantità di dialoghi da leggere in perfetta lingua anglosassone.

Durante l’avanzamento nell’avventura, infatti, potrete incontrare personaggi che si uniranno al vostro gruppo, insieme ad una quantità di nemici considerevole, suddivisi per livello di difficoltà, che sapranno mettervi alla prova anche alla difficoltà standard. Non esistendo alcun tipo di bonus/malus al piazzamento delle nostre unità, lo scorrere del gioco sarà più dettato dai fattori decisionali scelti in sede di dialogo, i quali sposteranno l’ago della bilancia verso l’approvazione di una delle case militari a capo dell’invasione. Nulla vi vieta di essere neutrali, eh!?

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Bisogna comunque dare a Cesare quel che è di Cesare, dato che ogni scelta morale vi porterà a percorrere una determinata strada univoca, capace persino di sbloccare delle abilità dedicate contestualizzate alla fazione di riferimento. Attenzione però, perché non sempre potrete tornare sui vostri passi.

Anche se sono innamorato del genere proposto molto simile alla Baldur’s Gate, mi dispiace constatare la mancanza di un livello d’interazione più articolato e profondo (come quello di Divinity: Original Sin tanto per farvi un esempio pratico). Senza contare, infine, che i punti di interesse presentati nel gioco con icone dedicate richiedono sì specifiche caratteristiche per essere sfruttati, ma offrono ben poche opzioni limitandone l’impatto in game.

Conclusioni Finali

In un’epoca videoludica che ormai si è quasi completamente asservita all’azione adrenalinica ed alla spettacolarità della grafica, Obsidian continua invece a nuotare controcorrente, restituendo ai retrogamers le vecchie emozioni di un tempo grazie a Tyranny. Il titolo offre uno spaccato di storia particolarmente interessante, capace di farci vivere il ruolo atipico del cattivo in un’ambientazione ostica ma avvincente. L’unico grande scoglio che potrà fermarvi è la totale mancanza di localizzazione in lingua nostrana, un neo non da poco vista la mole incredibile di dialoghi presenti. E ricordatevi ..

Tyranny 06

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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