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Kubo e la Spada Magica

Dopo aver portato alla luce titoli d’eccellenza quali Coraline, Paranorman e Boxtrolls, la casa produttrice Laika Entertainment torna al cinema con la direzione di Travis Knight (animatore e presidente della società), il quale si cimenta in una prima esperienza da regista confezionando Kubo e la Spada Magica, un coraggioso lungometraggio d’animazione dal forte impatto poetico.

Il piccolo Kubo potrebbe sembrare un bambino come tanti, se non per il fatto che possiede l’incredibile potere di piegare la carta attraverso la musica. Tale espediente gli permette di raccontare le storie più disparate, utilizzando sempre come protagonista suo padre, l’impavido samurai Hanzo. Le storie raccontate dal giovane non sono tutte frutto della fantasia, ma prendono libero spunto dalle esperienze della madre che le ha vissute in prima persona. Un mix avvincente dove il mito, canonicamente identificato come racconto fantastico, si fonde perfettamente con la realtà.Kubo 01

La narrazione di Kubo e la Spada Magica sfrutta la bellezza senza tempo delle immagini confezionate in stop-motion, le quali vengono fuse abilmente con la moderna CGI al fine di realizzare un contesto, favoleggiante, dove le tinte del folklore giapponese vengono intrecciate con una perfetta armonia. L’accuratezza degli scenari, la palettatura dei colori utilizzati che varia a seconda delle diverse ambientazioni o persino l’attenzione nell’associare determinate scene a particolari stati d’animo, permettono al racconto di spiccare letteralmente il volo.

Il regista ha dato praticamente un peso ad ogni elemento del racconto, escamotage che gli ha permesso di inserire tutti i personaggi comprimari senza troppa fatica, buoni o cattivi che siano. Un’amorevole scimmia ed uno scarafaggio guerriero accompagnano Kubo nella sua avventura di ricerca, difendendolo da un villain primario che si mostrerà soltanto alla fine (il Re della Luna) nonché da una serie di creature più o meno pericolose che tenteranno di metterlo alla prova. Nel corso della visione scoprirete che la metaforica ricerca dell’armamentario magico, utile a sconfiggere il Re, nasconde invece un cammino che ha un significato molto più profondo ed importante.

Kubo 02

Quello che mi sento di sottolineare di più è il forte contesto bivalente dell’opera, la quale può essere vista da un pubblico di tutte le età acquistando connotazioni completamente diverse. L’importanza della famiglia, la capacità di valorizzare una storia per la sua morale, e non solo per la sua trasposizione, sono i primi elementi che mi vengono in mente. E vi parlo da trentenne, dovrei farlo vedere a mio figlio per dirvi di più!

Vi accorgerete persino che il ritmo delle battute sembra asservirsi ad una chiave di lettura più ampia, dato che non aspirano a ricadere nei cliché dei film d’animazione più sempliciotti, ma vogliono invece scavare all’interno di una filosofia vecchia quanto la terra dove il racconto acquista forza non solo per mezzo delle parole, ma anche per mezzo del ricordo.

Kubo è il perfetto alter-ego capace di adattarsi a ognuno di noi, una sorta di perfetto io interiore. E la sua forza risiede nel potere della musica che si accompagna con pathos a quello delle emozioni, creando la perfetta sinfonia che tutti dovrebbero avere il piacere di ascoltare. Almeno una volta ogni tanto.

Autore dell'articolo: Simone Rampazzi

Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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