Nemmeno due giorni fa abbiamo tutti appreso dal blog ufficiale della software house Bethesda che i prossimi titoli in uscita, editi dalla medesima chiaramente, saranno inviati alla stampa specializzata soltanto a ridosso del day one nei negozi. Una scelta forte, a tratti proibitiva se vogliamo, che finisce per dividere in diverse fazioni l’utenza che segue questo tipo di mercato.

Dal lato di critico, chiaramente, trovo che questo espediente sia un modo subdolo utile a limitare in qualche modo il propagarsi di recensioni negative, spesso anche mancanti di alcune caratteristiche, che possono dunque influenzare in seconda battuta le vendite. D’altro canto però, anche come videogiocatore, posso in qualche modo comprendere che i publisher vogliano aspettare il tempo propizio utile a fornire un codice completo, necessario per godersi appieno e senza fastidiosi bug un gioco dall’inizio alla fine.

Dishonored 2

Compare però dietro l’angolo una piccola, ma non insignificante, eccezione alla regola che fa storcere il naso ai più: sembra infatti che gli youtubers e gli influencer stiano ricevendo, e riceveranno, un trattamento completamente diverso.

Ci sono problemi?

Ma cerchiamo di andare con ordine, almeno per fare un po’ di chiarezza a riguardo. Bethesda ha lanciato l’amo facendo un outing diretto sul suo blog ufficiale, ma prima di lei anche 2K Games ha sfruttato lo stesso espediente per pubblicare i suoi ultimi giochi Mafia III e Civilization VI. I risultati li abbiamo seguiti da vicino un po’ tutti, inutile negarlo. Molti sono rimasti a bocca asciutta, altri hanno saputo valutare i pro e i contro rimanendo imparziali, ma quello che più mi sta spaventando è che il mercato sta decisamente cambiando, mostrando quasi una vena più pragmatica legata al vile denaro, piuttosto che una ricerca sul migliorare i propri prodotti.

La testata Polygon ha tirato fuori un pezzo di denuncia non da poco, quando scrive in capo al titolo  “Bethesda wants your money before the reviews hit”, e da una parte mi sento anche di dargli ragione. Perché le case di sviluppo non pensano a rinnovare le proprie offerte con qualcosa di nuovo e funzionante, piuttosto che soffermarsi su cavilli burocratici ed economici sempre più invadenti ed a tratti ingannevoli?

La struttura è cambiata ragazzi, inutile girarci intorno. Adesso il modus operandi è diventato così palese da portarsi dietro problemi importanti, seguiti da cambiamenti sintomatici legati alle prevendite. I media puntano sempre più spesso alla condivisione di materiale multimediale strafigoso, necessario ad accecare l’utente finale con l’hype di un qualcosa che, suo malgrado, magari nemmeno vedrà effettivamente nel gioco finale. E se una volta la stampa specializzata serviva come collante tra publisher e utenza finale, adesso sembra quasi che il primo diventi un nemico giurato a cui mettere i bastoni tra le ruote.

E tutto questo, francamente, lo trovo sbagliato. Perché se da critico scrivo e contesto determinate scelte registiche lo faccio solo perché l’utenza finale ha il diritto di essere informata, proprio perché così diventa in grado di scegliere di acquistare un prodotto, conscio di quello che effettivamente si troverà poi tra le mani.

Skyrim 01

E se questo prodotto finale è pieno di bug importanti, questo utente deve saperlo. E se questo prodotto finale ha una storia avvincente degna da oscar, ma un gameplay meno convincente, questo utente deve saperlo. Potremmo andare avanti in eterno, gioco dopo gioco, guardando in faccia i problemi con l’occhio di coloro che vogliono fare critica costruttiva, elogiando i punti forti, ma anche sottolineando quelli deboli così da permettere agli sviluppatori di concentrarsi al fine di risolverli o migliorarli.

Fate attenzione però, perché il mio non vuole essere un attacco kamikaze della serie “facciamoci male e sputiamo sentenze nonsense”, ma un semplice sfogo determinato da una serie di scelte che portano l’utenza a cercare le risposte altrove. Ma attenzione però, perché questo meccanismo viene messo in moto solo perché un prodotto viene mostrato, in altro luogo, prima di altri.

Questa guerra tra poveri la sentiamo da una vita, ma l’unico augurio e spiegazione che sforzo di darmi ogni volta che scrivo un pezzo è che l’utenza che lo legge, in definitiva, torni a farlo nuovamente con altre produzioni solo perché si fida della testata/persona/robot che lo produce.

E ragazzi, questa è una cosa normale, perché il critico per dare un giudizio critico (passatemi la ripetizione) su un qualcosa, deve giocarci a fondo, anche passando notti insonni, proprio perché vuole cercare anche il minimo pelo nell’uovo da citare in sede di articolo. Rendere noto il pacchetto completo insomma, per dare all’utente tutte le carte giuste per decidere se passare il turno o lanciare il poker d’assi.

Lo trovate sbagliato? Io proprio no!

E qui mi collego al discorso influencer e youtubers. Per quale arcana ragione questi due canali di comunicazione dovrebbero avere “prima degli altri” un titolo da giocare e mostrare al pubblico? Ho paura che il problema sia solamente legato ad una questione di controllo e copertura mediatica.

Anche perché altrimenti non trovo proprio una risposta più azzeccata eh! Ed anche in questo caso, fatemi il favore di non passare alla sterile polemica da bimbominkia, ma di pensare piuttosto ad una reale inversione di tendenze che sta portando le nuove generazioni a cercare tutte le risposte su YouTube.

Io mi limito solamente a dire che tutti i mercati hanno la loro ragione di esistere, basta solamente identificare i medesimi per quello che sono. L’importante è che i lettori vengano a conoscenza di tutte le informazioni che gli servono per fare una scelta e che le stesse, forse ancora più importante, siano veritiere e non veicolate. Sbaglio forse?

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Videogiocatore sin dalla tenera età, ha cominciato il suo viaggio dalle console di vecchissima generazione per approdare al PC Gaming più estremo. Fedele sostenitore del retrogaming, ama gli RPG e gli RTS e cerca, allo stesso tempo, di diversificare la sua dieta con generi sempre diversi di videogiochi.

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